di Gian Filippo Della Croce

Per dirla con Giambattista Vico “sembrano traversie, sono opportunità” riflettendo su quello che in materia elettorale ci mettono a disposizione i risultati delle elezioni europee e di quelle amministrative (e qui vogliamo riflettere sull’Umbria) e non tanto per quanto riguarda flussi e riflussi di voti, ma per quanto riguarda il senso di ciò che è accaduto, si potrebbe arrivare alla conclusione che nel primo caso, cioè le elezioni europee come nel secondo, cioè le elezioni amministrative, entrambi viste nell’ottica umbra esse possono essere inscritte perfettamente nel contesto della sopracitata riflessione vichiana. Si perché se alle europee in Umbria, la sinistra complessivamente prende più del 40%, (che molti considerano e non a torto “effetto Renzi”), alle amministrative, sempre in Umbria, la coalizione di centrosinistra prende invece meno della metà dei voti con alcune componenti della sinistra che addirittura scompaiono.

Fin qui, le traversie, ma dove sono le opportunità? Stanno in una giusta valutazione del senso delle traversie, laddove la sola aritmetica elettorale non basta più a comprendere i flussi e i riflussi di decine di migliaia di voti. Un senso che deriva da una semplice considerazione: il superamento del “conservare”, una necessità che è cresciuta lentamente ma sicuramente, magari anche inconsciamente, nelle considerazioni dei cittadini elettori a fronte di una maggiore voglia di modernizzazione degli assetti, delle filosofie, delle persone e dei riti con i quali la sinistra ha fin qui amministrato città e territori.

Andare oltre una conservazione, un tempo virtuosa, ma oggi divenuta ingombrante e vetusta. Qui sta il senso del voto in Umbria, dove nella sola Perugia, la sinistra è stata capace di far svanire una rendita elettorale pluridecennale. Questo riguarda anche il non voto, perché a parte l’azione materiale del votare, chi ha disertato le urne lo ha fatto per la stessa ragione per la quale chi è andato a votare non ha più votato a sinistra.

Ci potrebbe essere a questo punto  la voglia di dire “rifacciamo la sinistra”, ma alla luce delle considerazioni sopraesposte avrebbe ben poco senso.  Con molta umiltà, quanto mai necessaria nei momenti difficili, occorre invece guardare alla realtà dei fatti, a quella vecchia politica, a quella usurata se non inadatta classe dirigente, a quella rinuncia al nuovo in nome della conservazione di valori ormai profondamente trasformati, a quella distanza sempre più grande dalla gente, a quell’essere maggioranza in consiglio comunale e minoranza nella società, amministrata invece con l’idea di essere l’unica maggioranza possibile, nonostante tutto.

Saper guardare tutto ciò con gli occhi giusti, cercare di guardare addirittura oltre può sicuramente essere più utile che pensare a un rifacimento e tantomeno a un rinnovamento, perché qui, adesso, serve soprattutto una ricostruzione. Ricostruire dalle fondamenta, che vuol dire anche avere un progetto di ciò che si intende ricostruire, un progetto che abbia riscontro nel mondo moderno e ci metta in reale contatto con esso. Avere il coraggio di fermarsi, di fare passi indietro, di dichiararsi personalmente utili o inutili  davanti alle nuove esigenze politiche, culturali, sociali, e di trarne le dovute conseguenze.

Forse non sono necessari neanche nuovi partiti ma è necessario soprattutto recuperare il senso delle difficoltà per trasformarlo in azione politica, in quella “voglia di vincere” che è anche stata una fortunata parola d’ordine  di Matteo Renzi. Gli uomini e le donne della sinistra in Umbria,facciano sentire la loro voce, dimostrino con consapevolezza di saper guardare ai fatti senza demagogia e senza scuse, ritornino da dove erano partiti: dalla gente.

 

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