Dopo la tregua elettorale contrattata con Thyssen dalle Istituzioni nazionali e locali, il disegno della multinazionale tedesca sul futuro del polo siderurgico ternano inizia a dispiegarsi.

La nomina ad Amministratrice Delegata di Lucia Morselli, in sostituzione del dimissionario Marco Pucci, rappresenta in pieno questo cambio di fase, consumato nel giro di poche ore e senza alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Un manager ternano da poco riconfermato che lascia il testimone ad una manager già artefice su mandato della multinazionale tedesca dei 611 licenziamenti alla Berco di Ferrara, costituisce di fatto il disco verde all'attuazione del nuovo piano industriale, che non a caso dopo oltre 2 anni di attesa e vane richieste viene ora annunciato come in dirittura di arrivo. Un piano pesante al punto da non poter esser caricato sulle spalle dei dirigenti locali e da non poter essere nemmeno anticipato alle rappresentanze dei lavoratori; forse questo è stato il vero contenuto dell'incontro ministeriale di inizio giugno, dove i sindacati sono stati esclusi e la politica ha saputo solo prendere atto delle decisioni della multinazionale, senza trovare nemmeno la forza per comunicarle alla città.

Il nuovo management di AST è la peggiore delle risposte possibili alla crisi della siderurgia ternana, i cui lavoratori, tornati ieri in piazza dopo mesi di incertezze e di inaudite estromissioni di una serie di ditte appaltatrici - Misp automation, Rigato e adesso la Industria e Servizi – sono inesorabilmente ridotti a “merce di scambio” nel grande mercato globale.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Terni, nel ribadire la propria solidarietà e il proprio sostegno ai lavoratori vittime di questo osceno gioco al ribasso dei diritti, spacciato per ottimizzazione aziendale, ritiene che sia giunto il momento di sottrarre il destino della maggiore industria ternana all'arbitrio ed alla sopraffazione che ispirano l'azione dell'attuale proprietà di AST. La riservatezza con cui in questi anni le Istituzioni di ogni livello hanno gestito i rapporti con la multinazionale non è servita nemmeno a nascondere la desolante estraneità ai processi decisionali che sovrintendono all'industria continentale, ben testimoniata, nel recente passato dallo scambio della proprietà di AST fra Thyssen e Outokumpu e dalle stesse decisioni della Commissione Antitrust europea.

In assenza di una politica industriale, gli incontri già annunciati con il Governo non saranno altro che l'ennesimo ritorno dell'uguale; come Rifondazione Comunista di Terni ribadiamo la necessità di un intervento diretto volto all'acquisizione da parte dello Stato delle acciaierie di Terni per mezzo delle risorse della Cassa Depositi e Prestiti, sola possibile garanzia per i livelli occupazionali e di pianificazione duratura delle produzioni.

 

Partito della Rifondazione Comunista

Segreteria Provinciale di Terni

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