di Leonardo Caponi

 

PERUGIA - Se c’era bisogno di un segno definitivo che “incorniciasse” il cambiamento d’epoca compiutamente avvenuto in Italia e in via di compimento in Umbria, questo è rappresentato dalla decisione della Provincia di Perugia di concedere ad un unico privato la gestione dell’Isola Polvese. Non è una privatizzazione nel senso di cambio di proprietà, ma è qualcosa di simile e forse il preludio ad essa.

   L’Isola Polvese del Lago Trasimeno fu acquistata dalla Provincia, alla metà degli anni ’70, dal marchese Citterio, quello dei salamini di Carosello, oggi scomparsi di scena, noto inoltre come  suocero dell’ex generale fascista e golpista Junio Valerio Borghese, uno dei protagonisti degli anni di piombo. Il marchese se ne serviva ogni tanto e la teneva in uno stato di pressoché totale abbandono e degrado, fatta eccezione per la villa centrale e la ristretta area intorno ad essa, dove riceveva e ospitava i suoi amici della ricca borghesia, dei cui festini notturni (qualcuno li definiva orge) si favoleggiava a S. Feliciano. Una calda domenica di giugno, l’isola fu pronta per l’arrivo di Donna Vittoria, la avvenente e giovane moglie del Presidente della Repubblica Leone, la quale, all’ultimo momento, disdisse l’appuntamento ritenuto forse troppo politicamente compromettente. Fu pagata 900milioni di lire e ci fu una polemica con chi, in nome del risparmio, avrebbe voluto una procedura di esproprio. In realtà questa sarebbe stata interminabile e avrebbe allontanato se non reso impossibile il cambio di proprietà.

   L’acquisto dell’isola, al di là del merito, fu un atto di valore simbolico. Un bene di grande pregio, riservato a pochi, veniva trasferito al godimento della intera comunità. La Polvese divenne l’icona di quel “turismo sociale e di massa” che, in contrapposizione a quello costoso ed elitario, si andava affermando in quegli anni ed era visto come una leva per lo sviluppo di un comprensorio depresso come quello del Lago. A modo suo, l’acquisto fu un atto di redistribuzione del reddito, di trasferimento della ricchezza dai ricchi ai poveri.

   Sarebbe stato preferibile che una decisione di questa portata la Provincia, ente in via di scioglimento, lo lasciasse al suo erede o ai suoi eredi? E’ forse per questo e insieme per il timore a recidere del tutto il legame con i lontani motivi dell’acquisto, che la delibera amministrativa appare, come dire?, un po’ “titubante”, così piena di obblighi e prescrizioni verso il privato acquirente della concessione da far sorgere il dubbio che, alla fine, la gara  possa trovare davvero dei concorrenti ed un vincitore. Si chiede un investimento di oltre tre milioni di euro che, per una concessione ventennale e per il target turistico di riferimento, non è poco, a meno (ipotesi davvero sciagurata) di uno stravolgimento di questo e della tipologia dell’offerta, che inevitabilmente comporterebbe modifiche all’ambiente fino ad oggi scongiurate.

   Ma quella della Polvese, non sarà l’unica novità in quello spicchio di Lago. In questi giorni sta cambiando volto il Pontile di Monte del Lago, insieme ai caseggiati che gli sorgono intorno. Costruito ai piedi del promontorio, dominato dalla vista imponente e austera di Villa Pompilj, è un luogo solitario e silenzioso, quasi da giardino incantato. Da esso si diparte la circonvallazione del Monte, forse in assoluto la più bella passeggiata lungo le rive del Trasimeno, sotto l’ombra di querce secolari, a due passi dall’acqua e dai canneti pieni di folaghe, anatre e leprotti in libertà. Adesso, concesso ad una impresa privata, sarà affollato di natanti e destinato ad ospitare una scuola e altri servizi legati alla nautica. Sarà pieno di traffico e di rumore. E’ il progresso, bellezza!, potrà dire qualcuno. Ma un po’ di nostalgia per quella quiete che in certe ore sa di magia, la stessa che più di cent’anni fa ispirò i versi di Vittoria Aganoor Pompilj, non ce la toglierà nessuno. 

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