di Corradino Mineo

Dav­vero non capi­sco per­ché si sia voluto alzare que­sto pol­ve­rone. Nes­suna delle giu­sti­fi­ca­zioni addotte, sem­pre a mezzo stampa, regge nean­che un po’. Renzi ha detto «con­tano i voti non i veti». Vero. Molti ita­liani hanno votato per Renzi, ma io non ho mai posto un veto. Non c’è un solo prov­ve­di­mento che sia finito «nella palude» per colpa di Mineo o di uno dei fir­ma­tari della pro­po­sta Chiti. Sfido chiun­que a dimo­strare il con­tra­rio. «Un par­tito non è un taxi che si prenda per farsi eleg­gere». Sem­pre Renzi, e ancora con­cordo con lui. A tal punto che vor­rei i col­legi uni­no­mi­nali o le pre­fe­renze. In modo che siano gli elet­tori a sce­gliere e non i par­titi. «Non posso lasciare il futuro del paese in mano a Mineo», que­sta di Renzi è sublime. Ci man­che­rebbe! Il Paese ha tro­vato un pre­mier gio­vane, voli­tivo, che sa fare poli­tica e vuol sal­vare l’Italia. È suo l’onere del governo.

Però que­sto pre­mier dovrebbe pre­stare un po’ più di atten­zione a chi esprime, libe­ral­mente e leal­mente, una cri­tica pro­prio nell’interesse del governo. E dovrebbe forse fidarsi meno cie­ca­mente di quanti ripe­tono tout va bien madame la mar­quise. Di quelli che in Par­la­mento c’è solo gente che vuol farsi rie­leg­gere, casta di postu­lanti e che noi (i suoi colon­nelli) con­trol­liamo.

Renzi ha sot­to­va­lu­tato la posi­zione tra­spa­rente e gene­rosa di Chiti, Tocci, Cas­son e altri. Sì alla riforma del Senato, fine del bica­me­ra­li­smo per­fetto, fidu­cia e leggi di bilan­cio solo alla Camera, ridu­zione dra­stica del numero dei par­la­men­tari e dei costi della poli­tica. L’unico punto di dis­senso, l’unica rac­co­man­da­zione acco­rata, riguar­dava e riguarda quei beni comuni che non devono finire nella pote­stà incon­trol­lata di una mag­gio­ranza di governo: leggi costi­tu­zio­nali, ele­zione del Pre­si­dente e degli organi di garan­zia, dichia­ra­zione di guerra. Se il Senato man­tiene, e le man­tiene anche nel testo Boschi, tali com­pe­tenze, non si può poi farne un’assemblea di Sin­daci e Pre­si­denti di Regione, già obe­rati di lavoro e di pre­oc­cu­pa­zioni, che vestano il lati­cla­vio per un paio di giorni al mese.

E il governo come ha rispo­sto? Sosti­tuendo Mineo dalla com­mis­sione com­pe­tente. Per­ché in Com­mis­sione si dovrebbe rap­pre­sen­tare sem­pre il Par­tito e non sarebbe con­sen­tito di dis­sen­tire. E allora per­ché men­tre si sosti­tuiva Mineo si tra­sfor­mava Miglia­vacca da mem­bro sup­plente (di Chiti) in per­ma­nente? Che io sap­pia il sena­tore Miglia­vacca chiede che i sena­tori ven­gano eletti, sep­pure con un voto di secondo grado, e vede come fumo negli occhi la legge elet­to­rale con­cor­data dal pre­mier con B. Per­ché que­sto dis­senso viene tol­le­rato e l’altro no?

Per­ché Chiti e Tocci dicono le cose aper­tis ver­bis, e que­sto può urtare, anzi ha urtato, la sen­si­bi­lità di qual­cuno. Per­ché i vec­chi e nuovi poli­tici di pro­fes­sione che si affan­nano intorno alla gal­lina dalle uova d’oro non pos­sono essere messi davanti alla realtà. Pre­fe­ri­scono aprire un tavolo con Bel­ru­sconi, pro­var a far pastette con un capo gruppo loro pari, piut­to­sto che affron­tare con pazienza e fer­mezza una cri­tica costrut­tiva. Que­sto sì, caro Mat­teo, è un com­por­ta­mento da regime. Da regime in crisi, oltretutto.

Fini­sco sull’auto sospen­sione di 14 sena­tori dal gruppo del Pd. Chie­diamo un chia­ri­mento: una discus­sione franca e senza tabù per rico­struire il rap­porto di fidu­cia tra noi e la pre­si­denza del gruppo. Chie­diamo che si argini que­sto fiume di avver­ti­menti e minacce a mezzo stampa. Chie­diamo di sapere se l’articolo 67 della Costi­tu­zione sia da con­si­de­rare carta strac­cia e se i par­titi (gli stessi che hanno messo in ginoc­chio que­sto paese) abbiano il diritto di pre­va­ri­care e far tacere ogni par­la­men­tare. Siamo in attesa. Fino a martedì.

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