di Umberto Marini

Dopo oltre sessant’anni Perugia é finita indecorosamente nelle mani della destra. Una destra che più destra non si può e dove i “berlusconiani” fanno da gregari. Il primo risultato di questa catastrofe si è registrato nella mattinata di ieri quando si sono visti gironzolare per il centro cittadino, ebbri di gloria e di vino, un paio di ragazzotti con indosso tanto di camicia nera che evidentemente avevano scovato conservata in qualche vecchio baule di famiglia contenente i cimeli di guerra custoditi dai nonni a ricordo di vittorie (poche) e sconfitte (molte) di quando si credeva, si obbediva e si combatteva ed il duce aveva sempre ragione.

Una sconfitta rovinosa per quel poco di sinistra ancora presente nell’odierno panorama politico nazionale che a Perugia ha lasciato sul campo morti, moribondi ed un gran numero di feriti. Una “Waterloo” del tutto inattesa, nonostante preoccupanti avvisaglie dell’ultima ora avessero denunciato qualche preoccupazione circa l’esito del ballottaggio. Uno scrutinio decisivo del tutto anomalo perché gli scarsi elettori (meno la metà degli aventi diritto) che si sono recati ai seggi non hanno votato “pro”, orientando la loro scelta verso un voto “contro” per penalizzare il proprio candidato con la volontà di chiudere un periodo non troppo in linea con le proprie attese. Situazione alla quale molti hanno dato il significato di una castrazione per il gusto sadico di indispettire la moglie. Tesi che, stante i fatti, ha una sua riscontrata sostenibilità.

Il responsabile della caduta disastrosa di Perugia, secondo una gran parte di osservatori ed analisti, ha un preciso nome e cognome: Matteo Renzi che con una mossa strategica inattesa ha inteso chiudere i conti con il vecchio Pd perugino per l’affronto subito da parte del suo sindaco e non soltanto da lui, che alle primarie di un anno fa per la scelta del segretario del partito si era pubblicamente schierato dalla parte di Cuperlo. Un fastidioso imbarazzo che l’ex sindaco fiorentino non si era ancora potuto togliere di dosso.

Questa operazione decisamente masochistica, niente affatto condivisibile, assunta dal Presidente del  Consiglio, crea ombre e nubi all’interno dell’apparato del Pd umbro, posto che esista ancora, e che, dopo una attenta disamina della situazione ed una necessaria resa dei conti al suo interno, qualora non venisse chiarita potrebbe ripercuotersi negativamente sugli esiti delle Regionali in programma nel corso del prossimo anno. Avvertimento che ha come destinatari molti personaggi. E chi vuol capire, capisca. Contare sulla “rendita” a vita non è più possibile. La politica da tempo è cambiata profondamente. Anche se in peggio, purtroppo. Molti “distratti”, pur tuttavia, non si sono neppure accorti che il periodo del “do ut des” è agli sgoccioli e gli “inciuci” ed i favoritismi sono diventati materia esplosiva. E finalmente sembra si possano  aprire le porte del carcere per tanti malfattori.

Per intanto la volontà “rottamatoria” intrapresa con grande cinismo e notevole irresponsabilità da parte di Renzi per disfarsi di quanti non condividono la sua molto opinabile concezione filosofica che punta essenzialmente al ricambio generazionale delle strutture di partito, mutamento indirizzato verso “aria” fresca e nuova, l’allontanamento delle vecchie “cariatidi” e l’azzeramento delle sempre più incerte posizioni di rendita, oltre a Perugia ha portato all’olacausto di altre storiche e longeve amministrazioni di sinistra a Livorno, Padova e Potenza che hanno fatto gridare allo scandalo ai puristi della politica.

Boccali, alla fin fine, ha pagato anche per colpe non totalmente ascrivibili a suo carico. E’ stato poco sorretto da una giunta troppo “molle”. Nel merito della sicurezza e della lotta alla criminalità ha fatto realmente poco ma quanto era nelle sue possibilità. Chi ha mancato sono stati gli organi dello Stato (Prefettura e Questuta) che su questo versante hanno responsabilità diretta e possibilità di iniziative. Sulla “desertificazione” del centro storico cittadino che è la prima accusa al suo malgoverno rivoltagli da gran parte della cittadinanza, ha effettivamente più di qualche personale colpa,ma alle spalle non ha avuto un adeguato supporto dal partito che da anni è praticamente “assente” sulle vicende cittadine ed in cui prevale l’anarchia che la fa da padrona. Peraltro nel suo interno sono troppi i “galli” a cantare e per lo più stonati. I pochi solisti apprezzabili, messi insieme, non formano omogeneità. Inoltre manca loro un valido direttore di coro che sappia dirigerli. La verità è che ognuno di loro pensa a “razzolare” nel proprio pollaio, sperando di sopravvivere il più a lungo possibile senza incontrare grandi avversità.

Con questo incerto incedere, Perugia  è caduta nelle mani della destra offerta generosamente su un piatto d’argento da una molto sgangherata “Armata Brancaleone” in cui il “nuovismo renziano”, composto essenzialmente da chi si è avvicinato alla politica senza passare tramite un adeguato “corso preparatorio”, ha deciso di astenersi dalla “battaglia” finale preferendo cedere le armi senza colpo ferire, ligio all’ordine impartitogli dall’alto. Questi elettori del tutto “immaturi” sono da considerarsi irresponsabili? Ignavi? Vili traditori? Oppure semplicemente figli di….. Di certo si sa che hanno consentito un “evento” disastroso che andando contro corrente è servito a “svendere” la città al primo offerente a prezzo di saldo di fine stagione.

Il risultato di questa collettiva ondata di sbarazzina “leggerezza” che contrasta e tradisce le forti tradizionali connotazioni storiche-culturali della città e della sua gente, ha favorito il “naufragio” che si è abbattuto a Perugia domenica scorsa. Il “fortunato” vincitore della “lotteria del ballottaggio”, destinato a governare per i prossimi cinque anni la comunità perugina, sostenuto da una folta e fuorviante rappresentanza di liste civetta, è un giovane avvocato, “allevato” con cura nello studio che fu del mio amico ed avversario di lotta politica Marzio Modena: un uomo di spicco del vecchio Msi cresciuto e formatosi politicamente all’interno di quell’agguerrita e ribelle squadra rappresentata dal Fuan, sempre fedele all’etica che caratterizzava gli uomini politici di quei tempi.

Se il neo sindaco saprà avvalersi del beneficio dell’aria che ha respirato allo studio Modena potrà far anche bene, specialmente se saprà scollarsi di dosso i tanti “suggeritori” che gli hanno fatto ala pavoneggiandoglisi intorno dopo i risultati del ballottaggio. Al proposito mi va di ricordargli che se pure la città è saldamente in mano alla destra, anche grazie a qualche saltatore di fossi balzato sul carro del vincitore a bocce ormai ferme, dovrà guidare una collettività che è e rimarrà saldamente antifascista. Il che non è certamente cosa da poco se si tiene conto dei revisionismi e degli avventuristici sciovinismi che stanno emergendo di questi tempi in gran parte d’Europa, Italia compresa.

Un “in bocca al lupo” per il bene della città di Perugia è di prammatica ed in fondo non si nega a nessuno. Poi, cammin facendo magari…. chi sa.

Condividi