PERUGIA - Prosegue la fase recessiva, ma migliorano le aspettative degli operatori: si puo' racchiudere con questa sintesi il nuovo studio della Banca d'Italia che fa il punto sull'andamento dell'economia umbra nel 2013 e nei primi mesi del 2014, presentato stamani nella sede della Scuola di automazione per dirigenti bancari di Perugia.

Nel 2013, l'ennesimo anno di recessione, l'attivita' economica in Umbria si e' ulteriormente contratta: secondo le stime di Prometeia, infatti, il prodotto regionale e' diminuito in termini reali dell'1,9 per cento, dopo il calo del 10,6 per cento registrato dall'Istat nel quinquennio precedente. Come nel 2012, la flessione e' riconducibile alla debole domanda interna (con il manifatturiero che ha risentito di questa persistente debolezza) sia per quanto riguarda la componente dei consumi delle famiglie (-2,4 per cento) sia per quella degli investimenti fissi (-3,7 per cento) ed anche per il dato sull'esportazione, piu' debole di quello a livello nazionale.

Inoltre, l'occupazione si e' ancora ridotta e sono cresciute le difficolta' per i giovani, mentre il credito all'economia e' diminuito e la sua qualita' e' peggiorata. Anche se gli effetti della crisi sull'Umbria rimangono "pesanti", il rapporto pero' mette in evidenza, nel periodo compreso tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014, l'emersione di segnali di miglioramento del quadro congiunturale, con una ripresa, anche se fragile e non diffusa, e con un'inversione di tendenza della domanda interna. Banca d'Italia spiega che tecnicamente si puo' parlare di "fine della recessione", anche se "rimangono - come ha sottolineato il direttore della filiale di Perugia, Antonio Carrubba - delle incognite perche' prosegue l'incertezza sulla fase di evoluzione". "Recuperare 12 punti percentuali di Pil e' difficile - hanno detto i ricercatori della Banca d'Italia - ma il clima di fiducia sta interessando tutti i settori, compreso quello delle costruzioni, con una situazione comunque ancora particolarmente critica".
 

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