di Gian Filippo Della Croce

 

PERUGIA - Da  lunedì, smorzati i furori della tenzone elettorale, la seduzione delle promesse, le accuse reciproche, i proclami e tutto l’armamentario che usano solitamente i candidati per convincere gli elettori a votare loro e non altri, incomincerà il “dopo”.

E’ una fase importante nello scenario del “fare politica”, una fase che andrebbe preparata con cura fin dall’inizio della disputa elettorale, perché è la fase nella quale gli elettori constateranno se l’immagine proposta e le promesse messe in campo dai candidati si realizzeranno, diventeranno progetti concreti, concorreranno veramente al benessere comune. Il candidato accorto quindi dovrebbe seriamente pensare al dopo, soprattutto quando stringe alleanze e si impegna a pagarne il prezzo, perché quel prezzo potrà condizionare quel dopo, che in mancanza di una saggia condotta da parte del candidato sindaco, se eletto, costituirà il marchio della sua gestione del potere , che  potrebbe essere anche molto differente dalla prospettiva offerta agli elettori.

Quindi il candidato cosciente dovrebbe temere più il dopo che il prima, gestire la campagna elettorale in modo tale che le necessarie alleanze siano compatibili con l’offerta fatta agli elettori, che non tradiscano soprattutto quel livello di qualità al quale gli stessi elettori aspirano e che oggi trova sempre più cittadinanza in un elettorato sempre più consapevole. Quindi la domanda da fare ai candidati sindaci che si apprestano alla decisiva tenzone dei ballottaggi è “come sarà il dopo”?  Ce ne parlino per favore, ci dicano con quali criteri sceglieranno i membri della giunta, perché questa non è soltanto una questione che appartiene al dopo, appartiene anche al prima e preoccupa il fatto che i candidati non ne parlino in modo chiaro. Perché questa questione se chiarita prima offre agli elettori la possibilità di fare una scelta “vera”, capace di garantire effettivamente le promesse e i progetti espressi in campagna elettorale.

E’ su questo che dovrebbe misurarsi la serietà del candidato sindaco che deriva in gran parte dal contesto del quale egli intende circondarsi per governare la cosa pubblica. E questo è certamente il contrario di una politica di alleanze non rispondente a criteri di qualità ma soltanto di convenienza, che in tutti questi anni ha inondato le stanze del potere centrale e periferico di molti personaggi inadeguati al compito, affidatogli soltanto al fine di onorare il prezzo di alleanze che poi si sono rivelate non utili ai cittadini.

Sarebbe opportuno  allora che i candidati  facessero presente agli elettori oltre al programma anche la lista dei futuri assessori e delle loro competenze, affinchè gli elettori possano constatarne la reale compatibilità con il programma proposto dal candidato sindaco. Girano in questi giorni arroventati da una campagna elettorale ormai al rush finale, nella frenetica ricerca di consensi, in maniera incontrollata, nomi con relativi incarichi di giunta che in diversi casi lasciano veramente perplessi, molti giustificati  soltanto dalla convenienza e non dalla competenza, tanto che vien da domandarsi che se il candidato sindaco avesse avuto il coraggio di presentarli “prima” certamente avrebbe dovuto faticare non poco per accreditarne le capacità presso gli elettori, creando  certamente pericoli per la sua elezione.

Meglio quindi sorvolare sull’argomento, visto che non esiste nessun obbligo di dichiarare preventivamente la composizione della propria squadra, cosa che invece sarebbe necessaria per orientare gli elettori a votare un sindaco che risulterebbe tanto più credibile in quanto presenterebbe fin dall’inizio della campagna elettorale una squadra di futuri assessori caratterizzata dalla qualità e dalla competenza individuale e non dalla clientela o dalla mera convenienza, una cosa che gli elettori dovrebbero pretendere, insieme a molte altre che purtroppo vengono puntualmente eluse ad ogni tornata elettorale.

 

 

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