TERNI - Carlo Salvati è soddisfatto per aver ridato una caratura regionale alla Confapi. Il presidente di Confapi Terni ha guidato la transizione che ha portato alla nascita di Confapi Piccole e Medie Industrie Umbria ma lancia un appello alla politica: le prossime giunte comunali dovranno dar spazio al merito, i sindaci lascino da parte il bilancino delle spartizioni partitiche.

La scorsa settimana c'è stata un'importante trasformazione: da Confapi Terni a Confapi PMI Umbria, ma siamo davanti solo a un cambio di nome?

«Assolutamente no. Dopo la diaspora che c'è stata due anni fa con la Confapi Perugia che è uscita dal Sistema Confapi per aderire a Confimi, noi abbiamo sentito il dovere di dare risposte agli imprenditori della provincia di Perugia che ancora confidano nel sistema Confapi, così abbiamo deciso di ridare una veste regionale alla nostra associazione.»

Quando parla di Sistema Confapi a cosa fa riferimento?

«Il sistema Confapi è fatto di piccole e medie imprese, industriali, artigianali e del commercio, siamo stati sempre accanto agli imprenditori di ogni settore.»

Oggi i numeri ci dicono che voi avete duecentosessanta imprese associate per un totale di quattromilacinquecento dipendenti. Numeri destinati a crescere?

«Noi vorremmo tornare a come eravamo, superando, almeno, il tetto delle trecento imprese iscritte. E quando dico iscritte intendo presenti nella vita dell'associazione. Certo, con l'espansione sul territorio della provincia di Perugia abbiamo avuto molte richieste di adesione di aziende operative nei comuni di Foligno e Spoleto e della Valtiberina. E questo ci fa pensare che potremmo arrivare addirittura alla quota di cinquecento realtà associate.»

Nel sistema Confapi PMI Umbria c'è un fiore all'occhiello su cui puntate molto, si tratta di Api Servizi. Oltre ai servizi offerti alle imprese associate Api Servizi si occupa di formazione ed è accreditata dalla Regione Umbria.

«Api Servizi è un po' il nostro braccio armato. Con Api Servizi sosteniamo l'attività degli imprenditori in settori come la formazione, la sicurezza, l'assistenza sindacale. Insomma tutto quello che serve per essere al fianco di un imprenditore in un momento in cui la crisi si fa sentire e colpisce indistintamente tutti.»

I numeri della crisi fanno spavento. Aumenta la disoccupazione, aumentano le ore di cassa integrazione e l'accesso al credito è sempre difficoltoso. In un momento come questo il ruolo di un'associazione come Confapi PMI Umbria è solo un ruolo di garanzia?

«Direi oltre che garanti noi diamo anche servizi ed assistenza qualificati. Le imprese umbre si trovano in una crisi nella crisi, soprattutto per quanto concerne il settore manifatturiero ed edilizio. In questi settori stiamo soffrendo moltissimo, c'è un problema di credito che è divenuto il punto più critico. Le banche non erogano più fondi e quando lo fanno applicano dei tassi non sostenibili. E' evidente che anche loro corrono dei rischi. Le piccole e medie imprese dell'Umbria sono quasi sempre a carattere famigliare e sottocapitalizzate, nascono più da una specificità e da professionalità dei singoli che non da un progetto vero e proprio, questo diventa un problema quando ci si rapporta con le banche. Qui entrano in gioco le associazioni di categoria, ecco perché noi abbiamo portato in questo territorio la Lombarda Fidi, vigilata dalla Banca d'Italia.»

In altre regioni i Confidi funzionano davvero bene...

«Le banche in questo momento non accettano facilmente il supporto dei Confidi. Aver portato la Lombarda Fidi in questo territorio fornisce certamente un valido supporto per le peculiarità di questa realtà, comunque si fatica lo stesso.»

Ha parlato di crisi nella crisi ma quale deve essere il supporto della pubblica amministrazione e della politica?

«C'è un virus che ci colpisce che si chiama BCT: burocrazia, credito e tasse. Siamo tassati a livelli spaventosi, la burocrazia è una sovrattassa, un insieme di imposte nascoste. In questa partita c'è sempre un solo vincitore, lo stato. Noi perdiamo sempre. Se, in questa fase storica, i comuni venissero liberati dal patto di stabilità potrebbero dare un grosso contributo, soprattutto nell'edilizia ma il grande aiuto deve arrivare dal governo centrale: riduzione delle tasse e semplificazione della burocrazia sono la priorità.»

Come Confapi Terni state lavorando molto sull'internazionalizzazione, sulle opportunità che le imprese associate potrebbero trovare sui mercati in via di sviluppo. Ma che cosa serve alle aziende umbre per aggredire questi mercati?

«Siamo rimasti chiusi per molti anni nel nostro ambito pensando che questo fosse il massimo di quello che ci poteva dare il mondo e questo è stato un errore. Abbiamo ottimi livelli di qualità, abbiamo idee, coraggio ed imprenditorialità. Possiamo fare molto di più. L'export è importante, quando non ci riusciamo da soli dovremmo metterci insieme per fare sistema.»

Qual è il consiglio che si sente di dare a un giovane che vuole fare impresa?

«La difficoltà più grande resta l'accesso al credito. Spesso le banche, dopo il progetto, vogliono garanzie sui capitali. Gli istituti di credito non ci mettono il loro capitale, dicono che soffrono. Eppure nel nostro territorio basterebbero capitali relativamente esigui: cento, centocinquanta mila euro per far partire una piccola impresa. Il problema è che le banche preferiscono i grandi gruppi penalizzando le idee. Dovrebbero dare più fiducia ai giovani e ai loro progetti.»

Raggiunto l'obiettivo di aver dato una caratura regionale a Confapi PMI Umbria, quale sarà il suo ruolo?

«Sono di fatto in scadenza di mandato, rimarrò ancora qualche mese per la fase di transizione ma è mia intenzione impegnarmi in ambito nazionale. Ho l'incarico di tesoriere nazionale di Confapi e altri incarichi, rimango però a disposizione i questa organizzazione territoriale, magari con il ruolo di garante di Confapi PMI Umbria. Ho passato momenti difficili quando c'è stata la scissione di due anni fa ma oggi questa trasformazione da Confapi Terni a Confapi PMI Umbria ci da ragione. Ora, conquistato questo traguardo ho deciso di impegnarmi su scala nazionale.»

Che cosa si aspetta dalla futura amministrazione comunale di Terni?

«Deve essere la nostra cassa di risonanza. Chi amministrerà Terni nel prossimo quinquennio dovrà portare le nostre istanze a Roma. E poi basta con le giunte fatte con il bilancino. Il futuro sindaco, che sia Di Girolamo o Crescimbeni, dovrà dare spazio al merito degli assessori. La qualità c'è, va cercata nella società civile. Li si possono trovare persone di spessore per gli assessorati, evitando le pressioni politiche. Va premiata la qualità. Noi, come Confapi, rimaniamo neutrali, non ci siamo mai schierati ma il prossimo sindaco di Terni deve puntare sul merito delle persone. C'è poi l'aspetto del riequilibrio del territorio. Ora che la provincia di Terni è stata cancellata mi piacerebbe vedere qualche assessorato regionale trasferito a Terni. Il riequilibrio economico e politico va fatto. Sono convinto che la politica ternana pesi poco.»

Condividi