L’UE tiene bene, Renzi sfonda, Grillo naufraga e Silvio affonda
di Umberto Marini
Dalle elezioni europee si attendevano novità. Ebbene, novità ce ne sono state parecchie, in parte inattese e pure clamorose sia sul fronte continentale che in casa nostra. Con notevole apprensione si è registrato l’avanzamento in gran parte d’Europa dell’ultradestra che nel nuovo governo sarà presente con circa 150 parlamentari che, pur non troppo assimilabili per appartenenza e provenienza, vogliono che la loro politica non sia più gestita fuori dai propri confini nazionali. Questo intendimento non rappresenta solo un segnale del loro disagio ma una vera e propria ribellione a seguito della quale è nata e si è evoluta la forte irrequietezza che ha originato forme di preoccupanti pseudo totalitarismi che inquietano non poco.
Nonostante ciò i partiti tradizionalisti europei saranno ancora saldamente alla guida dell’Unione ma l’esplosione degli antieuropeisti in Francia ed Inghilterra, il loro avanzamento in Austria ed Olanda ed i più recenti “focolai” che si riscontrano dalle nostre parti tra gli elettori pentastellati e leghisti, sono avvisaglie che meritano opportune attenzioni ed interventi adeguati. Anche per quanto attiene al valore referendario, perché in Italia l’elezione europea aveva valenza in questi termini, i risultati di ieri con oltre il 40% degli elettori che ha disertato le urne con il record dell’assenteismo nel Meridione, hanno fatto registrare un “terremoto” che ha determinato qualche crollo disastroso e vittime illustri. Scossa tellurica che costringerà a profonde riflessioni parecchi sopravvissuti e la recita di qualche “mea culpa” da gran parte di loro.
Renzi, che pur negli ultimi tempi di una campagna elettorale in cui si è gridato ed insultato fin troppo, malgrado avesse manifestata qualche preoccupazione proprio alla vigilia del voto, ha letteralmente annientato gli avversari sbarazzandosene senza grande fatica, conseguendo un risultato storico nei numeri, mai riuscito in passato alla sinistra. Sempre che il capo del governo possa definirsi di sinistra. Il clamoroso successo da lui ottenuto serve a legittimare il suo incarico in modo inoppugnabile e a rimuovere la sua condizione di “abusivo”a Palazzo Chigi, più volte denunciata da Grillo e &.
Grillo, già sicuro che il suo movimento sarebbe risultato al primo posto fra i partiti in lizza, aveva “allestito” la formazione di un governo con a capo il giovane Luigi Di Maio, ha invece subito una sconfitta che non ammette discussioni. Una disfatta sonora che ha fatto arretrare i “pentastellati” percentualmente di una buona manciata di voti rispetto alle ultime politiche,e li ha fermati al 21%. Risultato negativo che significa aver raccolto la metà di quanto ottenuto da Renzi. Dopo questa Waterloo al vecchio comico genovese, per decenza, responsabilità, opportunità e motivazioni di carattere etico, come promesso in campagna elettorale, si imporrebbe di lasciare la guida del movimento ormai senza leader, idee e futuro.
Berlusconi, escluso dal voto per la sua condizione di pregiudicato, è praticamente colato a picco annunciando che passerà la mano alla figlia Marina, che tale e quale al padre si è recata al seggio con un vertiginoso tacco 12, sempre meno propensa a posizionarsi nella rampa di lancio e con poca voglia “scendere in campo”, contrariando assai il vecchio genitore che non trova un valido successore alla guida del partito. La figlia prediletta, qualora decidesse di obbedire al richiamo del padre, sarà in grado di metterci una pezza?
La cosa lascia molti dubbi perché “Forza Italia”si è praticamente dissolta, dimostrandosi fragile, senz’anima e rassegnata. Al grido generale di “tutti a casa”, nonostante l’affetto dimostrato da una sparuta frangia di vecchi “irriducibili signorsì” nei confronti del vecchio Cavaliere che in passato li aveva grandemente beneficiati, quello che sembrava un invincibile esercito è evaporato come neve al sole, con molti generali che hanno badato a non finire fra i flutti, molto attenti a guardarsi intorno per garantirsi un sicuro domani e come da vecchia abitudine disposti anche a cambiare bandiera. Pure il solito gruppo di affezionatissime “amazzoni” che avevano giurato eterno amore e fedeltà al “padrone del vapore”, al momento sembrano particolarmente frastornate. Ora se intendono rimanere a galla e vivere ancora di politica, dovranno proporsi con una “verginità” nuova in cerca di “nuove avventure”, come cantava Sergio Endrigo.
Quei “quattro gatti” dei fuoriusciti dalla Casa delle Libertà presi su da Alfano, che arrancano con fatica sempre alla ricerca di nuovi compagni di avventura ed una precisa identità, si sono salvati per il rotto della cuffia e da domani dovranno chiarire se sono da considerarsi “carne” o “pesce” e, ancor prima di fare altre mosse, tracciare la strada da seguire, senza pretendere troppo.
E ora? Serve grande umiltà, tanto lavoro e ponderata lungimiranza per uscire dalla crisi che ci attanaglia e ridare fiducia e speranze concrete ai cittadini italiani. L’inizio sembra buono. I bubboni sono stati isolati. Adesso bisogna proseguire sulla via delineata da Renzi evitando inciuci e trabocchetti senza dimenticare che in Europa, in questa nuova Europa, ci guardano con maggiore attenzione. Dopo il risultato elettorale di ieri, ci devono un po’ più di stima e meritiamo una diversa considerazione anche in vista del “Semestre italiano”.




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