Dall'oligarchia nasce il cannibalismo politico - Prima parte
di Fausto Bertinotti
Quella che ci si presenta innanzi è oggi una realtà politica assolutamente schizofrenica nella quale continua l’esodo dalla politica di parti crescenti della popolazione, nelle più diverse forme. Almeno questo, una realtà schizofrenica, è ciò che appare. Da un lato, infatti, il timone del governo dell’economia, dell’assetto della società e dei rapporti sociali e fermo, immobilizzata sulla rotta dell’austerità, tanto più fisso e immobile quanto la sua tesi dichiarata, il perseguimento dell’obiettivo della riduzione del debito, continua ad essere falsificata. Dall’altro lato il rapporto tra le forze politiche medesime e nelle loro relazioni con le istituzioni e all’insegna dell’instabilità, dell’affannosa ricerca della risposta alla domanda su cosa accadrà domani. La politique politicienne corre sulle montagne russe, incerta e instabile, quanto certo e stabile è il governo dell’economia.
Se, tuttavia, si guardano questi sommovimenti della politica politicante alla luce di discriminanti sociali e programmatiche di fondo, la schizofrenia apparente rivela, invece, una qualche possibile connessione tra i due piani, quello strutturale e quello politico. Si tratta di una connessione tutt’altro che acquisita, ma di cui si può cercare di vedere i lineamenti di un processo annunciato.
Sarebbe possibile, dunque, poter vedere una ratio in questa pazzia della politica. Purtroppo si tratterebbe di una ratio nient’affatto rassicurante. Al contrario ciò che emerge è una linea di tendenza che vorrebbe guadagnare organicamente l’adesione della seconda (il gioco politico, la natura dei suoi soggetti, la soluzione del problema delle governabilità) alla prima (la natura costituente del capitalismo finanziario, il carattere strutturale e ideologico, dunque permanente, delle politiche di austerità).
Nello sconnesso e disastroso sistema politico italiano sembra ora doversi registrare una nuova tappa. L’atteso arrivo in essa da protagonista primario di Renzi sembra determinarsi anche prima e diversamente dal previsto con la sua assunzione della guida del governo. Mentre scriviamo il suo governo non è ancora nato. Se il diavolo non ci mette la coda, il nuovo giro di valzer si presenta movimentato. Changez les dames, si riparte. Se non il partito-Stato, nasce il partito-governo (non più solo il partito al governo e neppure solo il partito di governo). E' lui, il partito-governo, il nuovo principe della politica, è lui che può scomporre e comporre gli schieramenti, disfare e fare i partiti.
Anche le incredibili vicende della Cgil, a cui faremo cenno più avanti e che sembrano alludere al sindacato unico, possono inserirsi in questo processo che investe, cioè va addosso, ai soggetti politici e sociali restati sulla scena, una scena di cannibalismo politico. L’Europa reale si mangia l’Europa e costruisce un sistema oligarchico. Il sistema oligarchico si mangia i regimi costituzionali e li sostituisce con sistemi politici di cui il governo è il nuovo principe. Il governo, dopo essersi mangiato i parlamentari, si appresta a mangiarsi i partiti. Il partito-governo è un nuovo inizio (un altro, ma non l’ultimo). Resta aperto e ancora senza risposta adeguata e convincente il problema di come si contrasti questa tendenza, con quali forze e con quale organizzazione delle medesime.
Quel che è certo è che la ricerca della soluzione del problema si fa ogni giorno più urgente e drammaticamente acuta. Perciò è particolarmente dolorosa, e si capisce che possa produrre anche qualche elemento di sconforto, la difficolta in cui vivono tante aree di movimento e tanti compagni nel capire bene persino da dove e con chi ricominciare. Trovo tuttavia significativo che la domanda siano ormai in tanti e, mi pare di capire, in numero crescente a porsela. Cosi mi pare interessante rilevare che anche esperienze di movimento cresciute nell’autonomia e fino ad ora, legittimamente, molto concentrate su di se, sulla propria crescita, si pongono il problema di cercare di individuare altre esperienze sociali extramercantili con cui, bandendo ogni settarismo, ricercare una relazione, un rapporto continuativo. Ora, proprio, l’avanzare della tendenza a chiudere il cerchio tra la politica e il nuovo ordine capitalistico (dal recinto al castello, si potrebbe dire) potrebbe indurre a costruire e socializzare una interpretazione critica di questo costituendo ciclo politico mercantilistico lavorando dentro e a ridosso di ogni conflitto emergente.
Fonte: Alternative per il Socialismo




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