di Gian Filippo Della Croce

 

PERUGIA - “ La lealtà acquistata con il denaro, con il denaro si può perdere”, la frase è di Niccolò Machiavelli e alla luce di quanto sta accadendo in Italia nel contesto privilegiato della casta dei burocrati, dei boiardi di Stato e dei magistrati è ancora di una attualità sconcertante. Partiamo da una dichiarazione pubblica, quella del presidente della Associazione Nazionale Magistrati, il quale di fronte al taglio dei superstipendi goduti dalla categoria che il governo ha fissato ad un massimo di duecentoquarantamila euro lordi annui, protesta vivamente  mettendo al centro del presunto disagio dei magistrati  il fatto  che essi in quanto leali servitori dello Stato  che hanno il pesante compito di garantire l’imparzialità del giudizio, hanno ben diritto a compensi che premino questa responsabilità e garantiscano la loro lealtà nei confronti dello Stato e del popolo sovrano.

Quindi il denaro a garanzia dell’imparzialità e della lealtà, e qui sta l’ancora solare verità delle parole di Machiavelli. Dunque dovremmo considerare tutte le vicende accadute e che stanno  accadendo in ambito giudiziario come frutto di una scarsa considerazione dello Stato nei confronti della categoria (casta è un termine abusato), che giudica iniquo il provvedimento governativo del taglio di stipendi  certamente d’oro, ma che secondo il presidente dell’AMN, garantiscono  proprio per questo privilegio nei confronti dei cittadini, imparzialità e lealtà. Aggiungiamo un altro esempio, quello dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, che di fronte al provvedimento governativo di taglio dei superstipendi, inveisce contro l’ingratitudine di chi (cioè il governo)  non considera il suo gravoso ed efficace lavoro (chi prende i treni può giudicare da sé) per il quale sono appena sufficienti, secondo lui, gli ottocentomila euro all’anno fin qui percepiti (oltre i bonus e benefit). Nel nostro piccolo anche in Umbria e precisamente a Perugia abbiamo assistito alla super liquidazione e relativa superpensione di un alto funzionario comunale e sono ancora molti anche nella nostra regione coloro che nel farraginoso funzionamento della macchina pubblica godono di stipendi, benefit e vitalizi di tutto riguardo.

Ma magari la ragione è sempre la stessa, cioè il fatto che i “servitori dello Stato”, al centro come alla periferia, ormai misurano la loro lealtà a suon di centinaia di migliaia di euro. Ovviamente ci sono anche i “servitori” più umili, che tirano la cinghia e fanno anche bene il loro lavoro ma quelli non contano o contano pochissimo perché non incidono sul prodotto finale, cioè la resa di servizi ai cittadini che pagano le tasse e magari debbono anche accettare contratti di lavoro precari o di solidarietà, perché chi decide alla fine sono loro i superburocrati , che anche di fronte al decisionismo di Renzi non fanno una piega e continuano imperterriti e anche minacciosi nella difesa del loro potere e dei loro privilegi, assegnatigli da politici che hanno a loro volta tradito il MANDATO DEI CITTADINI OCCUPANDOSI SOLTANTO DELLA LORO POLTRONA E DELEGANDO IL FUNZIONAMENTO DELLA MACCHINA PUBBLICA A UNA CATEGORIA SOCIALE CHE ORMAI è DA CONSIDERARSI UNO Stato nello Stato. Il cambiamento che tutti vogliamo parte da qui, dal recupero della credibilità dell’apparato statale e pubblico in generale, che parta prima di tutto dal giusto riconoscimento del merito e della competenza in un contesto di equità e di giustizia , la cui assenza è ormai intollerabile, visto che tornando a parlare dell’amministratore delle ferrovie dello stato, la sua protesta ha avuto il risultato di essere stato promosso alla guida di Finmeccanica, rinunciando bontà, sua alla liquidazione milionaria, accettando il tetto proposto da Renzi, ma accoppiandolo con una emolumento mobile, di uguale entità, tanto che a conti fatti  rischia anche di guadagnare più di prima, intanto il suo predecessore  ha ricevuto per il disturbo di lasciargli la poltrona una superliquidazione milionaria.

Lealtà, fedeltà, parole che nello scenario attuale della cosa pubblica , lasciano ormai il tempo che trovano, se guardiamo (e con rabbia) alla vicenda dell’Expò di Milano, e ai tanti troppi episodi di malcostume e ruberie che vedono come protagonisti costoro che si definiscono ancora come leali servitori dello Stato. E’ la più grande delle riforme quella dell’apparato burocratico la cui lealtà basata sul denaro, come dimostrano anche avvenimenti recenti  che confermano la teoria machiavelliana , con il denaro si può perdere, dopo cinque secoli è ancora vero, ma diciamo basta.

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