di Roberto Ciccarelli

Che gufi quelli dell’Istat deve avere pen­sato Renzi. La ripresa sulla quale il Pd e i part­ner alfa­niani e ex mon­tiani al governo hanno basato il loro mes­sag­gio elet­to­rale è scom­parsa nel primo tri­me­stre 2014. Secondo l’Istituto Nazio­nale di Sta­ti­stica è calato su base con­giun­tu­rale dello 0,1%, –0,5% sull’anno, men­tre l’Eurozona è cre­sciuta in media dello 0,2%.

Euro­stat sostiene che la Fran­cia sia a zero e la schiac­cia­sassi Ger­ma­nia ansima allo 0,8%. Il Pil acqui­sito in Ita­lia è attual­mente nega­tivo: –0,2%. Un dato che con­tra­sta con l’ottimistico 0,8% pre­vi­sto nel Docu­mento di Eco­no­mia e Finanza che il governo ha spe­dito a Bru­xel­les dove la Com­mis­sione Ue lo sta esa­min­dando per dare un giu­di­zio che pro­mette altri dolori.

Pre­sen­tando il Def, Palazzo Chigi aveva detto di essere stato «pru­dente». Invece ha sba­gliato ogni pre­vi­sione. Il paese è in sta­gna­zione, ma chi lo governa non mostra di esser­sene accorto. In valori asso­luti, scrive l’Istat, il Pil è arre­trato di 14 anni. Il valore con­ca­te­nato nel primo tri­me­stre del 2014 è pari a 340.591 miliardi di euro. Per tro­vare un valore infe­riore cioè 338.362 miliardi, biso­gna tor­nato ad ini­zio mil­len­nio, quando l’euro stava per fare la sua sfor­tu­nata entrata in scena.

Senza con­tare che, a quel tempo, l’economia era in cre­scita, men­tre oggi siamo in uno sce­na­rio reces­sivo. Il calo con­giun­tu­rale nel primo tri­me­stre è stato cau­sato da un incre­mento del valore aggiunto dell’agricoltura, dalla sta­gna­zione dei ser­vizi e dal pro­fondo rosso dell’industria. Il paese non pro­duce, non con­suma, ed è il fana­lino di coda nell’Europa della cre­scita ane­mica. Peg­gio hanno fatto solo l’Estonia (-1,2%), l’Olanda (-1,4%), il Por­to­gallo (-0,7%). Noti­zie che hanno affos­sato la borsa di Milano. Ieri piazza Affari, che di que­sti tempi gode di ottima salute, è stata la peg­giore in Europa: –1,2%. La basto­nata a Renzi è stata uno choc. In poche ore sono stati bru­ciati 17,6 miliardi. Lo spread è schiz­zato a 184 punti base. Una gior­nata di vera e pro­pria speculazione.

Tra un crollo e una ripre­sina, il cen­tro studi Nomi­sma pre­vede che il Pil si atte­sterà allo 0,2%-0,3%. Così sarà dif­fi­cile rag­giun­gere la cre­scita dell’1,3% pre­vi­sta nel Def per il 2015. Dal mini­stero dell’Economia hanno pro­vato a get­tare acqua sul fuoco. Il ral­len­ta­mento di una cre­scita non esal­tante è comune alla mag­gior parte dei paesi dell’Eurozona.

Imman­ca­bile arriva la spie­ga­zione filo-austerità: se la Ger­ma­nia va bene, dicono in via XX set­tem­bre, è per­chè ha fatto «le riforme met­tendo i conti in ordine». Conti che non tor­nano già oggi in Ita­lia visto che il governo ha chie­sto il rin­vio del pareg­gio di bilan­cio al 2016 e aspetta con tre­pi­da­zione il responso della Com­mis­sione Ue per il 2 giu­gno. Se le pre­vi­sioni di cre­scita raso zero ver­ranno rile­vate da Bru­xel­les, che pre­vede un Pil allo 0,6%, è pos­si­bile che arrivi una pro­ce­dura d’infrazione che com­pli­cherà la vita al governo, impo­nen­do­gli nuove “riforme strut­tu­rali”: pri­va­tiz­za­zioni, tagli alla spesa sociale, ulte­riore pre­ca­riz­za­zione di pre­cari e disoccupati.

Messo all’angolo il Mef si affida agli 80 euro in busta paga pro­messi da Renzi con il taglio dell’Irpef. Una manna da cui ci si aspetta un effetto posi­tivo. Curiosa aspet­ta­tiva, visto che già il Def aveva pre­vi­sto i primi effetti solo nel 2017, men­tre l’Istat è stata leg­ger­mente più pos­si­bi­li­sta pre­ve­dendo «un effetto minimo posi­tivo» sui con­sumi nel caso di una misura strut­tu­rale. Troppe nuvole nere all’orizzonte. Qual­cuno ha pen­sato allora di but­tare la palla in tri­buna e riman­dare ogni discus­sione al seme­stre ita­liano alla guida dell’Ue. Allora, hanno detto dal Mef, ci sarà la svolta su cre­scita e occu­pa­zione. Anche i cri­stiani delle ori­gini cre­de­vano che il nuovo avvento del Mes­sia fosse pros­simo, a por­tata di mano.

Nella cabina di regia a Palazzo Chigi è scat­tato l’allarme rosso. «Siamo in una fase di tran­si­zione con una ripresa lenta» ha detto il mini­stro del lavoro Poletti. Il mini­stro ha attri­buito la colpa «ai vizi del Paese che sono piombo sulle ali della ripresa». Quali siano que­sti vizi non è ancora chiaro: quelli di chi non spende ciò che non ha? Il sot­to­se­gre­ta­rio alla pre­si­denza del Con­si­glio Gra­ziano Del Rio riba­di­sce che il dato del Pil «non è sor­pren­dente» e per que­sto il governo ha voluto fare «scelte grandi e radi­cali». Tipo quella degli 80 euro in busta paga.

Affa­ti­cata la rea­zione del mini­stro dell’Economia Padoan che in un tweet d’ordinanza ha scritto: «Pil spe­cu­la­zione spread… Teniamo alta la guar­dia: testa alla cre­scita, occhi sui conti, cuore all’occupazione». A testa bassa, il governo osserva il volo dei gufi.

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