Vincenzo Vita

A metà del secolo scorso negli Stati Uniti erano in grande spol­vero il rock and roll e, natu­ral­mente, il jazz, men­tre in Ita­lia ege­mo­niz­za­vano la scena i pur bravi Nilla Pizzi e Gino Latilla. Solo parec­chi anni dopo arri­va­rono gli «urla­tori», che pre­fi­gu­ra­rono le rot­ture suc­ces­sive. 
Muta­tis mutan­dis, l’esempio calza da vicino nel dibat­tito sui media. Grandi strali con­tro la par con­di­cio e tagli sec­chi del ser­vi­zio pub­blico radiotv, non­ché vaghe pro­messe sull’Agend(in)a digi­tale. Per non dire del copy­right o della cosid­detta copia privata.

Un caso di scuola è il deli­ca­tis­simo tema della neu­tra­lità della rete. Si tratta di una delle fon­da­menta della demo­cra­zia con­tem­po­ra­nea. La rete deve essere sem­pre aperta e mai discri­mi­na­to­ria: altri­menti, si mette in discus­sione la stessa onto­lo­gia di Inter­net, che o è luogo di par­te­ci­pa­zione pari­ta­ria o non è. Insomma, la neu­tra­lità è una pre­con­di­zione per poter eser­ci­tare tutti gli altri diritti. Ecco, di tale tema nel dibat­tito pub­blico ita­liano non c’è trac­cia (nella pas­sata legi­sla­tura un dise­gno di legge in mate­ria — discusso per otto mesi in rete– rimase let­tera morta), men­tre nel vil­lag­gio glo­bale è il prin­ci­pale argo­mento di scon­tro poli­tico ed eco­no­mico. E già, per­ché la velo­cità dell’incremento tec­no­lo­gico offre sem­pre mag­giori oppor­tu­nità di cir­co­la­zione, ric­chezza che da nume­rosi parti si vor­rebbe appan­nag­gio di poche élite dotate di grandi risorse. I grandi ope­ra­tori delle tele­co­mu­ni­ca­zioni non sop­por­tano che un cit­ta­dino qual­siasi valga come Net­flix, Ama­zon o Google.

Atten­zione. La net neu­tra­lity non can­cella la mitica libertà del mer­cato, né abo­li­sce i pro­fitti. Si tratta sem­pli­ce­mente di sta­bi­lire che l’uguaglianza dell’accesso non è in discus­sione. È una delle prin­ci­pali bat­ta­glie del secolo e si gioca anche qui la cru­ciale que­stione della dif­fu­sione dei saperi.

Negli Usa il con­fronto è asper­rimo. Obama si era schie­rato a favore, come in un primo momento la Fede­ral Com­mu­ni­ca­tion Com­mis­sion. Dopo una deci­sione della Corte di appello fede­rale del distretto di Colum­bia, la Fcc mede­sima sta cam­biando orien­ta­mento. I mali­gni sosten­gono che qual­che com­po­nente dell’autorità ha con­flitti di inte­resse. Come è pic­colo il mondo, si dirà. E non è finita qui.

In Europa qual­cosa si muove. Agli inizi di aprile il Par­la­mento euro­peo ha appro­vato un emen­da­mento al pros­simo pro­getto di rego­la­mento euro­peo sulle tlc pro­prio a difesa della net neu­tra­lity. Ne è sca­tu­rito un puti­fe­rio, che tro­verà voce nel con­si­glio dei mini­stri che si terrà dopo le ele­zioni del 25 mag­gio. Alla fac­cia di chi parla di con­fini incerti tra pro­gres­si­sti e con­ser­va­tori , que­sto è dav­vero un punto discriminante.

Tor­niamo all’afasia ita­liana. C’è un orien­ta­mento del governo? È l’atteggiamento vela­ta­mente ostile del sot­to­se­gre­ta­rio Gia­co­melli? Nell’esecutivo della velo­cità digi­tale, chi si sta occu­pando di tutto ciò? Quando arri­ve­ranno i novelli urlatori?

P.S. Gra­zie ai dati sulle tra­smis­sioni di appro­fon­di­mento for­niti dal Cen­tro di Ascolto dell’Informazione Radio­te­le­vi­siva per il periodo 1 aprile — 9 mag­gio, pare pro­prio che le grida man­zo­niane dell’Agcom abbiano pro­dotto pochino. Pd , Forza Ita­lia, 5Stelle (stac­cati) gui­dano la clas­si­fica, come se non fos­simo nel periodo «pro­tetto». I radi­cali ridotti a pre­fisso tele­fo­nico, Tsi­pras, Lega, Verdi, Idv, Fra­telli d’Italia, Ncd agli inferi. Grillo andrà da Vespa, che invi­terà suc­ces­si­va­mente Ber­lu­sconi e Renzi. Non è pos­si­bile. Non è una par­tita a tre. La par con­di­cio vale anche nella repub­blica di «Porta a Porta».

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