di Umberto Marini

In questo periodo preelettorale, lo sciacallaggio e le incoerenze che caratterizzano le dichiarazioni dei politici che quotidianamente e volgarmente sbraitano ed ingiuriano con pesantezza verso i loro competitor di destra e sinistra sono sintomo non solo della loro fragilità nervosa, ma anche della sostanziale inconsistenza delle proprie proposte che dimostrano il momento di grande impopolarità di cui godono e della meritata disaffezione da parte dei cittadini nei loro confronti. E’ quindi del tutto concepibile la previsione che a disertare le urne il prossimo 25 maggio sarà un italiano su tre. Il che significa che gli astensionisti, se dessero vita ad una forza politica, risulterebbero il partito di maggioranza.

Certo, non tutti i partiti sono uguali: ma “di notte tutti i gatti sono bigi”, come tramandato da un antico detto popolare. Nonostante il loro stato confusionale tutti, comunque, si danno un gran da fare senza porsi limiti dialettici e vanterie programmatiche, tanto per dirla con benevolenza. Sanno tutti che la propria sopravvivenza è legata a questioni di “lana caprina” e quindi sparano all’impazzata ad alzo zero per fare più chiasso possibile, senza badare troppo alle vittime indifese che lasciano sul terreno.

Ogni partito mette in campo strategie e regole autonome, andando a ripescare antichi antenati ed affidandosi ad abituali “clienti” sperando nella loro fedeltà e nel loro voto. Arcignamente, ciascuno, contrapposto agli altri pur di prevalere, procede a suon di fantasticherie assurde, con tutte le poltrone migliori già riservate ai “porta-borracce” più affidabili e devoti, con gli altri che si arrangino. Rifacendosi alla vulgata del “chi si alza presto, al molino macina per primo”.

Matteo Salvini, leader della Lega, che si è sempre fanaticamente battuto per lo stato autonomista e federalista, per la ribellione del popolo padano nei confronti di “Roma ladrona”, dei ”Napoletani che puzzano”, della guerra agli extracomunitari “che vanno rigettati in mare”, favorevole al separatismo ed alla nascita della Padania, ha indossato i panni di Robin Hood e dell’eroico Alberto da Giussano trasformandosi in un dio vendicatore, un eroe senza macchie e senza colpa. Una sorta di Superman meneghino che intende planare a Bruxelles con la sua truppa in camicia verde per “fare i conti” con l’Europa che, a suo dire, è il male dei mali a cominciare dall’Euro, la moneta che avrebbe messo in crisi l’Italia, impoverendola.

Avrà ragione? Con i toni che usa sembrerebbe proprio di no! Evidentemente, il patriota e cittadino esemplare Salvini, si è abbeverato ed ispirato ai grandi studiosi reazionari anarcoidi, sulle concezioni  delle dittature plebee, sulla filosofia del vecchio senatore Gianfranco Miglio, ideatore e sostenitore di un Italia federalista che prevedeva l’origine di una “Repubblica del Nord” e la rinascita di un regno del sud, da affidare agli eredi dei Borboni. Teorie azzardate, imbarazzanti e pericolose che fanno “pendant” con quelle di estrema destra sostenute da Carl Schmitt e da quei principi dottrinali dell’intolleranza nei confronti della democrazia rappresentativa.

Sull’onda di questi sentimenti al promotore delle sceneggiate folcloriche proposte ai raduni sui verdi pratoni di Pontida con tanto di t shirt con la scritta “Negher fora dai ball” e “Basta euro moneta criminale” sarebbe da ricordare che neppure  un secolo fa dalla Repubblica di Weimer si passò alla follia Hitler, con quello che ne conseguì. Siccome la Storia sembra non abbia insegnato nulla, mentre c’è gente che prova faticosamente ad “incollare i cocci”, ci sono purtroppo moltitudini di donne e uomini in buona fede che ascoltano, applaudono e votano. Sciaguratamente male, proprio grazie ad indottrinamenti sconsiderati e disfattisti, ignari del male che fanno anche a sé stessi.

Beppe Grillo, da par suo, appare tale e quale al comico che è sempre stato, che si sforza di diventare un caso esemplare, “di scuola”, come si dice di quelli che hanno qualche cosa da propalare. Lui cose di grande interesse da tramandare, per la verità, non ne avrà troppe, tuttavia per il baccano che fa e per il gran polverone che alza, forse meriterà di essere ricordato come esemplare di una razza umanoide indefinita e sul quale, fra qualche anno, sarà il caso di organizzare una mostra a Palazzo Grassi proprio perché senza il sostegno e le direttive impartitegli dalla premiata ditta “Casaleggio & Associati”, sarebbe rimasto il brillante istrione che suscitava consensi ed ilarità. Mentre oggi di lui e del suo delirio e fanatismo c’è di che preoccuparsi. Ed anche parecchio.

L’attore genovese sul palcoscenico, davanti a platee affollatissime (dove si deve pagare il biglietto per andare ad ascoltarlo) e sulle piazze gremite di fans in attesa del suo “verbo”, è indubbiamente bravissimo, esilarante, inarrivabile ma assurdamente incoerente, un po’ bugiardo ed un po’ imbroglione (le armi nel suo bagaglio di attore) e spavaldamente esaltato da una provocatoria, ingannevole e chiassosa dialettica sempre lontana da tematiche e propositi costruttivi e mai in sintonia con quella accattivante ipocrisia borghese evidentemente per lui non più di moda che si chiamava invariabilmente educazione, rispetto e sobrietà, oggi scatena malcontento e idrofobia.

Una invettiva pesante, un insulto feroce, una tantum, non si può negare che abbiano valore liberatorio  quando sono lanciati ad un indirizzo sacrosanto. Ma la rabbia, la furia contro avversari politici, le meschinità, le corruzioni, le arroganze, le inefficienze, non possono certamente essere sanate da una trasgressione verbale. Né dall’autoemarginazione che si sono imposti i suoi “cittadini” eletti nel M5S che vivono isolati essendosi esclusi da ogni iniziativa istituzionale e parlamentare di rilievo in attesa di prendere possesso della “palla” ed iniziare a giocare la partita quando saranno alla guida del Paese. E se ciò come  augurabile per il bene del Paese non dovesse accadere, perché mai hanno accettato di indossare la maglia e messo gli scarpini ai piedi, rifiutandosi di scendere in campo? Del resto sono incomprensibili anche gli isterismi, le proteste, le grottesche sceneggiate clownesche e le guittaggini cialtronesche degli show  senza alcun costrutto a cui si abbandonano selvaggiamente nelle austere aule parlamentari gran parte dei rappresentanti del movimento grillino scambiandole per arene del circo, dove ritenendo che tutto sia lecito  si proponggono come belve feroci, assetate di gloria.

Grillo non ha capito ancora che l’insulto da curva da stadio può essere utile soprattutto in campagna elettorale, ma non si è reso conto che le platee hanno di buono che cambiano ogni giorno: mentre l’Italia è sempre lì. Eterna nei suoi errori, le sue contraddizioni, ma a prova di insulto, con tanta voglia di riprendere la corsa, sempre in attesa di proposte concrete e sostenibili anche da parte dei giovani “penta stellati” che fanno vita da “separati in casa”. Un atteggiamento bizzarro ed irresponsabile che non produce alcunché di utile e contrario ad ogni logica e positività. Gridano e sbraitano senza tener conto di quanto molto saggiamente sostenevano i latini con il loro monito “Verba volant, scripta manent”. A strillare ed insultare sono per davvero molto bravi. Non altrettanto a prendere in mano carta e penna per presentare progetti, programmi e sviluppare idee. Questo purtroppo é il loro limite. Ampiamente dimostrato dai fatti.

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