L'euro e' stato il piu' grande errore dell'Europae un po’ di crescita in Europa oggi non significa l’uscita della recessione. Anzi l’abuso dell’austerità potrebbe portare molti paesi sull’orlo dell’indebolimento strutturale. Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia ieri è stato a Roma per una conferenza sulla fine dell’euro (alla Luiss). E non ha risparmiato critiche e osservazioni puntuali.

Secondo Stiglitz il problema principale non e' “nella struttura dei singoli paesi come l'Italia - anche se ci sono riforme da portare avanti - ma la struttura stessa dell'Eurozona". Stiglitz ha sottolineato come "oggi in molte parti dell'Europa si celebra la fine della recessione e secondo alcuni questo dimostrerebbe che l'austerita' funziona: ma cio' non significa che ci sia una ripresa solida".

Stiglitz ha parlato apertamente di fallimento dell’economia di mercato perché mentre da una parte solo la Germania ha un pil pro capite superiore a quello pre-crisi, in Grecia la riduzione e' stata del 25% e persino negli Usa il reddito mediano oggi e' piu' basso che 25 anni fa. Peraltro in una situazione dove la performance della Germania e' scadente “se consideriamo che la sua crescita e' basata sull'avanzo dei conti e quindi non puo'essere emulata a livello mondiale".

Stiglitz si è soffermato anche sul “vizio d’origine” dell’euro evidenziato in una “scelta politica” in cui tutti si rendevano conto che non erano state soddisfatte alcune condizioni per una moneta condivisa. "I successi iniziali dell'euro - ha aggiunto - facevano parte del problema: si pensava che l'eliminazione del rischio valutario avrebbe eliminato il rischio paese''. Con l'euro ''e' stato dato vita a un sistema inefficiente e intrinsecamente instabile – ha aggiunto Stiglitz - ma i suoi creatori non hanno compreso la natura profonda delle distorsioni nell'economia", Quanto alle soluzioni, ha ricordato ancora l'economista, "c'erano due opzioni: la prima, riformare la struttura dell'euro mentre la seconda era andare avanti facendo il meno possibile con riforme minime". L'Europa ha scelto la seconda, ha ricordato Stiglitz, abbinandola all'austerita' che pero' come soluzione "non ha mai funzionato".

Peraltro, ha aggiunto l'economista, "alcune riforme strutturali possono indebolire le economie dei paesi perche' implicano semplicemente tagli ai salari, che peggiorano la situazione visto che si affiancano ai tagli alla spesa pubblica". "Non e' stata la rigidita' del mercato del lavoro a causare la crisi" ha concluso Stiglitz. 

Un mese fa, Stiglitz firmò insieme ad Amartya Sen una nota in cui sostennero di essere "decisamente in favore di un'Europa piu' unita" nell'ottica di arrivare a una "integrazione politica". Contro coloro che volevano strumentalizzare il loro pensiero in chiave anti-europeista i due economisti sostennero di essere invece "fortemente pro-europeisti chiedendo molto di piu' di una semplice unione monetaria".

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