Vincenzo Vita

I let­tori di que­sta rubrica non se ne abbiano a male. Si tor­nerà di nuovo sulla par con­di­cio. Tut­ta­via, si pla­chino i malu­mori e gli sba­di­gli. Sarà pro­ba­bil­mente l’ultima volta, in quanto la legge n.28 del 2000 è stata abro­gata di fatto. Senza nep­pure il civile corag­gio di pro­porne nelle aule par­la­men­tari la for­male cancellazione.

L’abrogazione è ormai evi­dente. Intanto, per una ragione di fondo, che pare sfug­gire ai pur nume­rosi cri­tici del testo. Nel periodo con­clu­sivo – e solo in quello, ovvia­mente — della con­tesa elet­to­rale (un mese all’incirca) la poli­tica si dovrebbe calare in con­te­ni­tori defi­niti: tri­bune, dibat­titi, tavole rotonde, pre­sen­ta­zione dei pro­grammi, inter­vi­ste o ogni altra forma che per­metta il con­fronto tra le posi­zioni e i can­di­dati in competizione.

Con l’avvertenza di col­le­gare il tutto alle testate. Que­sto per ren­dere pra­ti­ca­bili le pari oppor­tu­nità tra i diversi sog­getti. Negli spazi infor­ma­tivi cano­nici, la pre­senza di diri­genti poli­tici o can­di­dati va stret­ta­mente con­nessa alla noti­zia­bi­lità di ciò che dicono o fanno. Al con­tra­rio, avviene che la par con­di­cio sia con­cen­trata pro­prio nei noti­ziari o nei for­mat tra­di­zio­nal­mente col­le­gati, con micro­foni offerti a pre­scin­dere dai con­te­nuti, per far assa­po­rare una par­venza di rispetto della legge.

L’improvvisata messa in scena, però, crolla ad una sem­plice rilet­tura della legge (daje…, come va di moda dire a Roma). Per­ché i bene­fi­ciari dell’applicazione all’amatriciana sono quat­tro: Renzi, il Par­tito demo­cra­tico, Forza Ita­lia e 5Stelle. Per il resto dei mara­to­neti c’è qual­che bri­ciola resi­duale. Esat­ta­mente il con­tra­rio dello spi­rito della legge, che voleva offrire la stessa chance a tutti, per dare un con­tri­buto effet­tivo alla libera scelta dei cit­ta­dini. Senza avere la dovuta con­tezza di sim­boli e pro­getti, le ele­zioni non sono credibili.

I dati rac­colti da Gianni Betto per il «Cen­tro d’Ascolto dell’Informazione Radio­te­le­vi­siva» sono chiari e spie­tati, essendo ana­liz­zato l’ascolto poten­ziale e non la sola per­cen­tuale di noti­zia o di parola. Nel mese di aprile, 334 milioni hanno potuto ascol­tare il governo e ben 271 Forza Ita­lia. Quest’ultima – nel cui scri­gno nume­rico si cela anche la spet­ta­co­lare per­for­mance di Sil­vio Ber­lu­sconi, sul quale som­mes­sa­mente si vor­rebbe capire …- è ben supe­riore alla con­si­stenza anche più otti­mi­stica della rap­pre­sen­tanza che esprime. Ven­gono in soc­corso gli stessi spunti che si evin­cono dalle tabelle pub­bli­cate sul sito dell’Agcom, curate da «Geca Italia».

Il par­tito ber­lu­sco­niano tocca un pri­mato nelle loca­tion su Media­set: il 43, 03% del tempo. Ecco un altro mate­riale da labo­ra­to­rio sul caso ita­liano del con­flitto di inte­ressi. Il resto, si è detto, è figlio di un dio minore, come la lista «Tsi­pras», asso­lu­ta­mente mal­trat­tata; o è per­sino rele­gato agli zero vir­gola, come i Radi­cali, mal­grado l’iniziativa di Marco Pan­nella. È augu­ra­bile che diventi sena­tore a vita, come da molti si chiede; ma per lo meno si rispetti la sacro­santa bat­ta­glia sull’amnistia.

Quanto ai «Verdi euro­pei», si ha la sen­sa­zione che nep­pure siano nell’agenda di chi tira le fila nelle emit­tenti.
Insomma, que­sta cam­pa­gna elet­to­rale rischia di entrare negli annali come la prima senza regole. Il far west: e senza sce­riffo. Appunto, lo sce­riffo prenda le con­tro­mi­sure neces­sa­rie. Per la rego­la­rità delle elezioni.

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