di Umberto Marini

Con la signorilità che lo ha sempre particolarmente distinto sia in Italia che all’estero con compiti istituzionali in rappresentanza del governo (ricordate il “capò” rivolto all’indirizzo di Scultz, l’infantile “cucù” dedicato alla “culona” Merkel, l’esibizione delle corna immortalate nella foto ricordo di un G8?), Berlusconi anche in questi giorni, per non farsi mancare nulla, ha sparato a zero sul Capo dello Stato che a sua detta “aveva il dovere morale di concedermi la grazia, che avrebbe dovuto assegnarmi pur senza la mia richiesta per una sentenza non solo mostruosa ma anche ridicola”. Sulla base di questa sua ennesima uscita provocatoria e di gratuito dileggio nei confronti dei giudici cosa aspetta la Magistratura a chiamare i carabinieri, fargli mettere le manette e relegarlo agli arresti domiciliari?

Mentre in Italia si tergiversa o si fa finta di non vedere e sentire, in Europa, a causa degli indecenti e scriteriati attacchi espressi nei confronti del popolo germanico che hanno avuto notevoli riscontri e grandi spazi sulla lstampa continentale, il “padrone” di Forza Italia 2, corre il rischio di venire espulso dal Ppe.

A  questo punto l’indignazione dell’Europa per la protervia che quotidianamente manifesta questa bizzarra figura di uomo arrogante, superbo, insolente e disgustoso ha superato ogni limite di tolleranza e severità. Non è più accettabile che l’ex Cavaliere, a meno che ci siano certificazioni idonee a considerarlo ormai fuori di senno, possa impunemente far parte dell’universo umano consesso. E se non fosse malato? In tal caso sarebbe persino più tracotante e diabolico il suo modo di stare al mondo e prendersi gioco cinicamente del prossimo, stante anche la sua condizione attuale di pregiudicato in attesa di scontare, se pur con molto ritardo, la pena inflittagli dai magistrati milanesi quasi un anno fa.

Evidentemente i suoi difensori Ghedini, Coppi e Longo non sono stati capaci di inculcargli nella mente che la sua presente posizione nei confronti della giustizia italiana è quella di un condannato in via definitiva per il reato penale di frode fiscale, che significa “sottrazione di denaro pubblico dalle casse dello Stato”. Quindi, detta in parole povere, un furto nei confronti dell’erario. Cioè tanti bei “soldini” rubati a tutti i cittadini italiani onesti. Perciò non roba da “pizza e fichi”, né da ladri di polli. Ma da delinquenti veri.

La tesi sostenuta dalla truppa azzurra dell’”esercito di Silvio” in piena disfatta, dai giovani “avanguardisti” iscritti ai diecimila (ma non saranno assai meno?) “Club di Silvio” prossimi all’olocausto e dalle tenaci “passionarie”, con in testa la parlamentare europea Lara Comi, che gridano all’”ingiustizia  della condanna perché colpisce il primo contribuente del nostro Paese, è falsa, ridicola e vergognosa. Se il vecchio satrapo brianzolo nel corso degli anni, come sostengono quegli zuzzurelloni dei suoi “discepoli”, ha versato allo Stato qualche miliardo di euro di tributi, perché avrebbe dovuto godere di una qualche benevolenza per una “manciata” di milioni (350 circa) che gli sono rimasti “inavvertitamente” in tasca?

Questi novelli giureconsulti un po’ incompetenti in materia giuridica ignorano  che il vecchio “Caimano” è stato giudicato e condannato per il reato di frode fiscale al di là dell’entità dell’importo evaso, proprio come prevede la legge. E’ innegabile che i tributi versati dall’ex Cavaliere sono stati molto elevati ma tuttavia sempre commisurati ai suoi esorbitanti guadagni. Non per questo però avrebbe dovuto sperare in un occhio di riguardo in quanto  doveva essere a sua conoscenza, anche perché è laureato in legge, che la giustizia valuta e opera esclusivamente sulla base delle norme contenute in un grosso volume sulla cui copertina c’è scritto in bella evidenza “Codice Penale”.

Questi eroici “resistenti” (nulla a che fare con quelli che combatterono fascisti e tedeschi) si sono peraltro dimenticati di quando il loro “Duce”, da presidente del Consiglio, pubblicamente dichiarò che “quando le tasse sono eccessive, al cittadino può venire in mente anche la voglia di evaderle”. Detto e fatto. E iniziò proprio lui a dare il buon esempio, mentre oggi sbuffa e sbraita, rifiuta di essere definito un “ladro” e non accetta di espiare la pena (peraltro assurdamente parodistica) per il reato commesso, accusando la magistratura “rossa” di accanimento politico nei suoi confronti, facendosi ancora beffe della giustizia, come avvenuto tante altre volte in passato anche quando è stato “graziato”.

A proposito di ladri merita riferire un episodio che ha delle analogie con la vicenda che ha coinvolto Berlusconi. Nei primi anni successivi alla fine dell’ultima guerra, un macellaio dell’interland perugino, in prossimità della Pasqua, comprò da un pastore delle montagne di Norcia una cinquantina di agnelli. Dopo l’acquisto riscontrò di averli pagati un prezzo più elevato rispetto a quello di mercato. Per essere risarcito ritenendosi truffato, dopo il diniego di un rimborso da parte del venditore, pensò bene di trafugare nottetempo cinque agnelli sottraendoli dall’ovile del pecoraio, convinto di essere nel giusto. Di fronte ai giudici la sua tesi non resse ed il macellaio venne condannato per furto ad una pena detentiva che scontò senza strepitare.

Se anche Berlusconi finalmente si zittisse e facesse ammenda del sui molti “peccati” forse sarebbe visto con più benevolenza e potrebbe magari anche contare sul qualche voto in più favorevole al suo asfittico rassemblement, alle prossime elezioni europee. Voti dei quali ha un gran bisogno per non vedere la sua creatura sciogliersi al tepore maggiolino come un ghiacciolo al sole. Proseguire con la filosofia del “chiagne e fotte” certamente non gli giova. Come non gli è vantaggioso puntare fra l’ironico, il comico e la maschera della commedia all’italiana. E’ roba che non fa più effetto. Di questi tempi serve concretezza, sempre lontana dalla giullarata e dall’elemento farsesco.

Ce l’ha insegnato Henri Bergson ricordando che “se un uomo inciampa e cade a terra, tutt’intorno si ride prima ancor di preoccuparsi delle conseguenze”. E lui, lo “zietto” delle Olgettine tutto pepe, in questo momento, è nella situazione di “color che son sospesi”. In totale consapevolezza, attende la nuova sentenza sfogliando la margherita accanto a “Dudu”, confidando nella fedeltà dei cani per avere accanto un essere vivente su cui poter contare. Mentre gli altri, traditori ed irriconoscenti, si sono tutti, o quasi, dati ad una fuga precipitosa in cerca di nuovi approdi più sicuri e fruttuosi.

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