di Roberto Ciccarelli

Lungo ver­tice ieri tra il pre­si­dente del con­si­glio Mat­teo Renzi, il mini­stro dell’economia Pier Carlo Padoan con l’aggiunta dei fede­lis­simi Maria Elena Boschi, Gra­ziano Del­rio e Luca Lotti. Più di tre ore per tro­vare cali­brare meglio i tagli alla spesa pub­blica per finan­ziare il bonus elet­to­rale del taglio dell’Irpef. Per tenere calmi i gior­nali, sui quali impaz­zano pre­vi­sioni di ogni tipo (l’ultima sul taglio alle detra­zione che ha aperto diversi gior­nali ieri è stata smen­tita di buon mat­tino), il governo ha dato in pasto alle agen­zie una bozza semi-ufficiale dei tagli che andranno a finan­ziare la cam­pa­gna elet­to­rale del Pd. E ha pre­ci­sato: «potrebbe cam­biare nelle pros­sime ore».

Al momento i tagli della spen­ding review sono i seguenti: oltre 5 miliardi nel 2014, oltre 20 per il 2015 e oltre 30 per il 2016. Il salasso verrà inferto alla sanità pub­blica un altro colpo: circa 2,4 miliardi di euro di tagli in due anni. Le risorse per finan­ziare il Ser­vi­zio sani­ta­rio nazio­nale saranno infatti ridotte di 868 milioni quest’anno e 1,5 miliardi dal 2015. C’è la limi­ta­zione dei far­maci rim­bor­sati inse­riti in fascia A che non verrà appli­cata ai medi­ci­nali ori­gi­na­ria­mente coperti da bre­vetto o che abbiano usu­fruito di licenze deri­vanti da tale bre­vetto. Il prezzo rim­bor­sato dal Ssn è pari a quello della spe­cia­lità medi­ci­nale con prezzo più basso. Sarebbe inol­tre pre­vi­sto che le regioni auto­nome e le pro­vince di Trento e Bol­zano ridu­cano le spese per l’acquisto di beni e ser­vizi per 200 mln nel 2014 e per 500 mln a par­tire dal 2015.

Il tetto per la spesa far­ma­ceu­tica ter­ri­to­riale pas­serà dall’attuale 11,35% all’11,25% del Fondo sani­ta­rio nazio­nale, men­tre quella ospe­da­liera viene ride­ter­mi­nata dal 3,5% al 3,4%. A decor­rere dal 2015, i tetti saranno rispet­ti­va­mente dell’11,20% e del 3,35%. Le spese mili­tari subi­ranno una ridu­zione non infe­riore a 200 mln per il 2014 e a 900 mln a par­tire dal 2015. Sarebbe pre­vi­sto un rispar­mio anche sul pro­gramma di acqui­sto degli F35. Quanto alle imprese, è pre­vi­sta una ridu­zione dei tra­sfe­ri­menti e del cre­dito di impo­sta che deve essere ancora deter­mi­nata. Con­fer­mato l’aumento al 26% dell’aliquota sulle ren­dite finan­zia­rie. Nel mirino anche buoni taxi e noleg­gio di auto per la P.A., le autho­rity e le società con­trol­late dalle ammi­ni­stra­zioni. Sono stati inse­riti anche i tetti agli sti­pendi dei diri­genti di ammi­ni­stra­zioni e società pubbliche.

Nes­sun com­penso potrà supe­rare quello del pre­si­dente della Repub­blica (240 mila euro) in base al quale (con ridu­zioni in per­cen­tuale) saranno cal­co­lati anche i salari delle fasce più basse. Tra que­sti ci sono i magi­strati (l’Anm ha alzato la voce con­tro que­sto «taglio uni­la­te­rale») e i docenti uni­ver­si­tari. Il dl Irpef-spending review eli­mina dal primo gen­naio di quest’anno l’esenzione Imu per i fab­bri­cati rurali ad uso stru­men­tale, uno dei capi­toli della saga del governo Letta-Berlusconi. Tagli lineari sono pre­vi­sti per le società a totale par­te­ci­pa­zione pub­blica diretta o indi­retta dello Stato che dovranno inol­tre rispar­miare non meno del 2% nel 2014 e il 3,5% nel 2015». Que­sta misura non si applica a quelle in via di pri­va­tiz­za­zione, al momento Poste e Enav (per non rovi­nare il mer­cato, a quanto sembra).

Tra le molte rea­zioni sol­le­vate dai nuovi annunci ren­ziani sce­gliamo quelle dell’opposizione interna al Pd. Per Ste­fano Fas­sina, Alfredo D’Attorre e Cesare Damiano manca la svolta con­tro l’austerità, si con­ti­nua a pre­ca­riz­zare il lavoro e i tagli sono inso­ste­ni­bili. Pro­pon­gono di rive­dere l’articolo 81 della Costi­tu­zione che non per­mette di dero­gare al pareg­gio di bilan­cio nep­pure per spese di inve­sti­mento. Per Gianni Cuperlo invece «il Def va nella giu­sta dire­zione». Tante voci e posi­zioni diver­genti. Renzi dorme sogni tranquilli.

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