di Umberto Marini

 

Da quando si sono “annusati” per la prima volta a Villa S. Martino in quel pomeriggio festivo di tre anni fa, nonostante non appartenessero alla stessa razza, Berlusconi e Renzi iniziarono a “flirtare” formando un “duo” che suscitò molta curiosità per scoprire chi dei due, rappresentasse la “spalla”. Nelle famose coppie della comicità italiana, Chiari-Campanini, Totò-Castellani, Dapporto Agus, Billi-Riva, Macario-Rizzo, Tognazzi-Vianello, che per anni riscossero straordinario successo teatrale, cinematografico e televisivo, si conosceva a priori chi dei due fosse il protagonista e chi il partner.

 La “strana coppia” nata ad Arcore, fin da subito ha preso a sostenersi alla ricerca di quei consensi senza i quali rischia di non conseguire i traguardi che si é prefissati. Una “pariglia” apparentemente male assortita che non fa ridere neanche un po’. Anzi. Anche se nella politica di oggi, come nel mondo dello spettacolo, c’è di tutto: il nobile ed il ridicolo, la naturale propensione e la giusta passione ma anche tanta inidoneità e guittaggine in ambo i fronti. Che da un po’ sono divenuti tre con l’ingresso di Grillo, l’unico che ha trascorsi significativi nel settore, continuando a farsi applaudire da platee di ingenui creduloni.

Berlusconi in questo momento per lui particolarmente difficile ha bisogno dell’appoggio del suo “clone” per cercare di non far spiaggiare definitivamente quella sua brutta “creatura” nata con propositi lontani dalla democrazia e cresciuta fra ambiguità e operazioni oscure quando non addirittura fraudolente che, tra  tante malefatte, ha la responsabilità di aver determinato l’impoverimento degli italiani e fatto lievitare a livelli elevatissimi il debito pubblico dello Stato.

In questi giorni, mentre Renzi cavalca l’onda di un crescente successo forse anche oltre i propri meriti, il vecchio Cavaliere, è riuscito a limitare i danni per il reato di evasione fiscale, “graziato” da giudici fin troppo teneri che con il loro benevolo provvedimento hanno dimostrato che le accuse quotidiane che egli rivolge alla Magistratura milanese, accusandola di persecuzione nei propri confronti, sono una sua maniacale ossessione. Il “tutore” della nipotina di Mubarak, in questa occasione, se l’è cavata con una condanna che gli ha tramutato la pena carceraria nell’affido ai servizi sociali nell’ordine  di quattro misere ore di presenza ogni week-end presso una casa di riposo per anziani con il compito di assistere suoi coetanei malati. Una condanna che peraltro non gli preclude di trasferirsi tre giorni a settimana a Roma per continuare a far attività politica.

Una decisione considerata anomala che ha suscitato tante polemiche in Italia e molta curiosità all’estero facendo affiorare l’idea, affatto peregrina, che in questa singolare decisione a prevalere sia stata la ragion di Stato. Circostanza che la gente fatica a capire proprio perché dimostrerebbe che nel nostro Paese, malgrado la legge sia definita uguale per tutti, non tutti sono uguali per la legge. Questa la verità. Chi sa se gli stessi magistrati avrebbero adottato una uguale decisione nei confronti di un qualsiasi cittadino italiano o magari di un extracomunitario?

Intanto l’ex Pdl (Partito dei ladri), giorno dopo giorno, perde pezzi per strada. L’ideatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, per ora in attesa di sviluppi giudiziari per la sua latitanza, è ricoverato in una clinica di Beirut in stato di arresto. Il portavoce personale dell’ex presidente del Consiglio, il mite e paziente “correttore” delle sue improvvide uscite giornaliere, Paolo Bonaiuti, ha sbattuto la porta ed è in procinto di rifugiarsi fra le braccia di Alfano. Altri quattro senatori (notizia di oggi) sono sul punto di prendere il volo verso lidi meno inquinati. Cosentino, da par suo, in dissenso con il boss di Arcore, già da tempo ha dato vita ad una formazione autonoma nella sua Campania che sembra possa infastidire assai la “casa madre” il cui proprietario sta assistendo alla disfatta del suo partito ultra “liderista”, sempre lontano dalla concezione democratica che vorrebbe i partiti appartenere unicamente alla gente. In Italia, con la fine del rapporto di mezzadria, anche nelle campagne sono scomparsi padroni e servitori. In politica, invece, servilismo e piaggeria sono ancora presenti. Purtroppo.

Quando una persona come Paolo Bonaiuti che ha servito il “capo” con totale dedizione e assoluta fedeltà per un ventennio decide di abbandonarlo al suo destino è evidente che si è giunti all’epilogo di una avventura durata anche troppo. Giuliano Urbani, fondatore con Dell’Utri di FI, capita l’aria che tirava già da allora, dopo soltanto un paio di anni mollò baracca e burattini, lasciandosi alle spalle persino un ministero di prestigio ed un futuro molto seducente. Quello della designazione di successore di Berlusconi alla guida del partito.

In questo momento il “Caimano” si alterna a respirare un po’ di ossigeno dalla bombola al cui boccaglio si è attaccato come una cozza alla roccia lo stesso Renzi, entrambi protagonisti di quel patto sulle riforme che li vede fortemente coinvolti e che rappresenta per loro la coppia di stampelle che per ora, se pur a fatica, in qualche modo li sorregge.

Difatti Renzi, senza la “spalla” Berlusconi, avrebbe qualche problema a portare avanti il suo programma molto ambizioso che presenta più di un ostacolo da superare proprio perché nato all’interno del suo partito dove in molti non lo amano affatto e lo attendono sulla riva del fiume non accettando la perentorietà dei suoi “dictat” e il suo avventuristico e autonomo decisionismo e la troppo fulminea americanizzazione che caratterizza il suo procedere politico. La concessione di troppi “spazi” all’indirizzo degli appartenenti al “cerchio magico” leopoldiano, inoltre, ha infastidito parecchio numerosi “vecchi saggi” democrat, vistisi esclusi da tutti gli incarichi di prestigio. Chiti, con la sua contrarietà allo smantellamento del Senato come attualmente concepito, è nei fatti una delle avversità che non consentono all’ex sindaco fiorentino di fare a “modo mio”. Anche nelle sue recenti scelte operate  nell’assegnazione delle poltrone manageriali, direttive e consiliari delle società partecipate dello Stato (Enel, Eni, ecc…) non si è notata sobrietà né correttezza, ma si è udito solo un gran digrignar di denti.

Sul costante impoverimento del ceto medio e il progressivo arricchimento dei soliti facoltosi, situazioni derivanti dalla politica berlusconiana, il “rottamatore”, non ha ancora fatto parola. E questo è l’aspetto più contestato e mai chiarito del suo programma, non condiviso dallo “zoccolo duro” del Pd che non  reputa il suo procedere politico di sinistra ritenendo che i “soldini” vanno chiesti a chi più ne ha e soprattutto tolti a chi li ha “guadagnati” in maniera fraudolenta evadendo e truffando. In più, gli stessi “puri e duri” del suo partito, lo accusano di non aver programmato idonei e tempestivi interventi per fronteggiare  il problema della disoccupazione, oggi la più alta se confrontata con i nostri partner europei.

Mentre Berlusconi si trova con l’acqua alla gola, impotente al cospetto dello sfaldamento irrefrenabile di Fi e già rassegnato ad assistere al fallimento delle propria vita politica, si trova nella condizione di non potersi giovare anche di un minimo di conforto da parte dei suoi uomini più fidati non avendo la possibilità della loro vicinanza ed assistenza morale, essendogli stato precluso dai giudici milanesi contatti con pregiudicati ed assuntori abituali di droga.

Renzi, avendo ancora bisogno di qualche suo  proficuo “assist”, frequenta e continua a “tubare” con l’ex Cavaliere ispirandosi evidentemente al famoso ammonimento del giornalista e scrittore storico britannico Liddel Hart “Non mettere mai un avversario con le spalle al muro ma anzi aiutalo a salvare la faccia”. Atteggiamento suscitato da carità cristiana o da bieco interesse? Nel secondo caso, il più probabile, Renzi corre il rischio di passare fulmineamente da “brillante promessa” al “solito stronzo”. Attribuzione tanto cara ad Alberto Arbasino.   

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