Berlusconi grazie al parere benevolo della Procura andrà ai servizi sociali
di Umberto Marini
In Italia ottenere una giusta sentenza in tempi ragionevoli è diventato un lusso che richiede pazienza e longevità al punto che solo in pochi nutrono intatta fiducia nei verdetti e nei tempi della Giustizia.
Berlusconi, fin dalle sue prime “esperienze” in materia (iniziate circa una cinquantina di anni fa) non si è mai sottratto a questa “regola”ed ha sempre gridato veementemente la sua innocenza, sempre a prescindere. Questo atteggiamento strategico l’ha praticato costantemente anche quando è “sceso in campo”, con il preciso scopo di poter apparire anche al cospetto degli elettori quale vittima sacrificale di fantomatici accanimenti persecutori perpetrati a suo danno persino quando erano indiscutibili le condizioni di sue accertate colpevolezze. Al proposito nessuno gli ha mai chiarito che se non avesse commesso talmente tanti reati, nella grande parte dei quali se l’è cavata con sentenze assolutorie per intervenuta prescrizione, il suo “curriculum” giudiziario di pregiudicato sarebbe stato più leggero e meno ingombrante per i molti fascicoli aperti a suo nome in parecchi tribunali italiani ed esteri.
A distanza di quasi un anno dalla sua definitiva condanna per frode fiscale ai danni dello Stato, in attesa di essere chiamato a scontare la pena per l’infamante grave reato commesso nel periodo in cui era addirittura a capo del governo del Paese, ha seguitato a sbraitare contro i magistrati e gridato all’ingiustizia, pur consapevole che per lui i giochi sporchi sono finiti e non potrà più farsi beffe sia della giustizia che dei cittadini italiani. L’unica “perla di saggezza” che gli rimane per evitare l’inedia è racchiusa nella scelta di una vecchiaia patriarcale, di un crepuscolo amoroso in riva a qualche lago dorato dove trascorrere le giornate con la lenza in mano ed accanto a “donna” Francesca e “Dudù”. Al momento, però, non pare proprio che questa tentazione lo sfiori anche perché, con il parere “benevolente” da parte della Procura meneghina, si è assicurato un trattamento di tutto favore che risponde alla di lui angosciante attesa. Quella di poter scontare la pena con l’affidamento ai servizi sociali in una residenza per anziani, a due passi da casa. Evento che l’ha rasserenato e fatto fare salti di gioia.
L’idea francamente peregrina della Procura appare come una soluzione “Pilatesca” di non facile interpretazione, divisa a metà fra la eccessiva “generosità” nei confronti di un pregiudicato, se non proprio una scelta di sapore prettamente politico in quanto, sino al pronunciamento del provvedimento del Tribunale di sorveglianza che si attende fra qualche giorno, sembra consentirgli almeno in parte quella agibilità politica e visibilità alle quali non intendeva rinunciare, consapevole che la sua presenza fisica in campagna elettorale assicura una più “generosa” messe di voti in favore di Forza Italia.
Molti nostri connazionali pensano che giustizia non sia stata fatta e, francamente, è difficile non condividere questo parere.
Intanto in attesa anche di nuove prossime e più pesanti sentenze, bisogna riconoscere che il protettore delle Olgettine se l’è cavata assai bene. Del resto che non finisse dietro le sbarre era evento scontato per il solo fatto che essendo quasi ottuagenario, la legge è dalla sua, non prevedendo, per quel reato, la restrizione in carcere per quanti abbiano superato il settantesimo anno d’età. Beneficiando di questa favorevole condizione nell’agosto scorso non è finito in cella per dividerla con qualche vecchia canaglia.
Moltissimi dei suoi “lacché” e tante amorevoli damine di una novella “S. Vincenzo de Paoli” con trascorsi a Villa S. Martino, nonostante il trattamento particolarmente mite di cui sembra poter beneficiare l’ex Cavaliere, gridano allo scandalo perché, secondo le loro tesi molto azzardate, è assolutamente ingiusto punire un uomo politico alle cui spalle marcia una “tribù” costituita da una decina di milioni di donne ed uomini italiani che lo sostengono e lo torneranno a votare. Ma sarà vero? Al momento i sondaggi dicono il contrario.
Al punto va ricordato che altri capi di governo un po’ “dittatorelli” (il Caimano non lo è stato?) come Nicolae Ceausescu, Saadi Gheddafi e Husain Saddam, sono stati chiamati, dopo anni di gloria, a pagare per i loro reati, malgrado avessero al seguito molti più milioni di “fans” di quanti ne abbia il vecchio “Berlusca”. Paragone avventato? Certamente sì. In linea di principio, assolutamente calzante. I quattro casi, difatti, hanno per comune origine l’esecuzione di una sentenza.
Ora, dopo l’ultima parola dei giudici, sarebbe più prudente, signorile e corretto che Berlusconi la piantasse con le polemiche e le ingiurie contro la Magistratura e quanti vogliono la di lui morte politica. A questo proposito sarebbe utile che cominciasse a guardarsi intorno ed in casa propria in quanto moltissimi dei suoi “fedelissimi”(?) stanno tramando con la volontà di seguire la scelta fatta ai suoi tempi da Bruto nei confronti di Giulio Cesare. Inoltre, per il fatto di non essere stato ristretto a S. Vittore, dovrebbe principalmente ringraziare i suoi genitori per averlo concepito all’inizio dell’anno 1936. Se avessero procrastinato quell’evento di qualche anno, il rinvio gli sarebbe stato fatale.
In attesa del parere della Procura, in questi ultimi giorni il suo volto ha perduto quel “cicinin” di diabolico che ha mostrato per anni, trasfigurandosi nei lineamenti facciali di un vecchio che sprofonda nei propri pensieri nei ricordi della temerarietà delle nefandezze che l’hanno accompagnato per tutta una vita nel segno di una “gloria” neppure sfiorata a dispetto di tutta la retorica sullo sport che suggerisce di “non rassegnarsi mai a perdere”.
L’uscita di scena del vecchio satrapo di Arcore è così pittoresca che potrebbe ispirare famosi romanzieri come Ponson du Terrail, Maurice Leblanc ed Ernest Williams, i cui avventurosi personaggi malvagi, evitata la resa dei conti, irridevano e salutavano i poliziotti, strizzando loro l’occhio. La sua storia però non somiglia né a Rocambole, né ad Arsenio Lupin, né a Raffles. Nelle loro funamboliche, canagliesche e galanti imprese (e qui un po’ di Berlusconi si intravede chiaramente) il lettore é sempre portato a schierarsi dalla parte del “furfante” che sfugge sistematicamente alla cattura in forza della sua audacia e del suo fascino. Berlusconi al suo contrario, a giorni inizierà a pagare, con lo sconto, il suo debito con la giustizia (ma c’é ancora qualche altro conto in sospeso). Un “saldo” che affronterà con una misura cautelare alternativa al carcere per chiudere la recente condanna che, purtroppo, gli andrà a “sporcare” la fedina penale: un provvedimento che accomuna tutti i delinquenti, senza badare a censo, cavalierati e “fratellanze” varie.




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