“Il socialismo resisterà e il futuro di Cuba sarà deciso dai giovani”
di Leonardo Caponi
Havana, aprile. “Decir mal del gobierno a Cuba, es el deporte national” (dire male del governo a Cuba, è lo sport nazionale): con questa espressione di sintesi, Arsenio Rodriguez, noto giornalista e commentatore politico, esprime il suo giudizio sulla situazione politica dell’isola caraibica e sul futuro del socialismo. Ex notista politico del Granma, giornale del Partito Comunista Cubano, per molti anni collaboratore e commentatore della “Mesa Redonda” (la Tavola Rotonda), seguito talk show televisivo suggerito e voluto da Fidel Castro in persona, Arsenio, attualmente, conduce una rubrica settimanale di informazione politica su Habana Radio e scrive per l’agenzia Prensa Latina ed altre testate cubane e sudamericane.
Ci conduce, insieme alla moglie, in una tiepida notte habanera, nel loro miniappartamento nel quartiere di Piazza della Rivoluzione. Pare incredibile che un giornalista così “importante” a Cuba (il quale, in riferimento alla realtà italiana, potrebbe essere equiparato ad un Bruno Vespa o giù di lì) e la sua compagna, anche essa affermata professionista nel campo della grafica giornalistica, possano vivere in una dimora così piccola o modesta, uguale, forse anche inferiore, a quella dei loro anonimi vicini.
Arsenio appare pienamente consapevole dei gravi problemi di Cuba e degli umori della gente. La questione principale è quella degli stipendi troppo bassi. A questa causa rimandano quella apatia e quella disaffezione dal lavoro che si possono riscontrare spesso, nei luoghi di produzione e in giro per l’isola. E’ vero, questo possiamo dirlo per esperienza e per impressione personale, che le lamentale superano la realtà. In questo senso Arsenio ha ragione e il suo riferimento allo sport nazionale ha un fondamento. C’è da tenere conto che la famiglia cubana, sia numerosa che single (il numero dei divorziarti e separati è molto alto), è sgravata di molti oneri: sono gratuiti, o quasi gratuiti, la scuola, la sanità e altri servizi sociali come i trasporti (anche se questi ultimi funzionano poco), mentre la casa è in dotazione e ora sta diventando di proprietà. La “libreta” (cioè la tessera del razionamento), anche se ridotta, fornisce un’altra integrazione del reddito, per cui si può dire che, a conti fatti, ad ogni famiglia cubana non manca niente, non solo nell’alimentazione (che è monotona ma non scarsa), ma neanche in quei generi per così dire voluttuari, come il rhum migliore o certi capi di abbigliamento che, in teoria, si potrebbero comprare soltanto in certi negozi con moneta pregiata, cioè il cosidetto pesos convertibile o cuc. Però, ci permettiamo di osservare, a più di cinquanta anni dalla rivoluzione, poter contare su uno stipendio medio di poche centinaia di pesos nazionali (15/20 di quelli convertibili) e su un mercato caratterizzato da una persistente ristrettezza dei prodotti, è certo un elemento che pesa in negativo nella coscienza individuale e collettiva del Paese.
Le riforme di Raoul, che Arsenio sposa in pieno, sono finalizzate ad imprimere un nuovo dinamismo all’economia cubana, ad aumentare il livello della produzione e della ricchezza del Paese e, conseguentemente, quello dei redditi individuali. In questo senso è pertinente lo slogan lanciato dal gruppo dirigente cubano, che campeggia su grandi manifesti in tutta l’isola, di “reforma por mas socialismo”, riforme per più socialismo e non per il capitalismo, avendo ben chiaro che la sopravvivenza del socialismo pare indissolubilmente legata a un miglioramento del benessere materiale collettivo e individuale della popolazione cubana. Su questa linea non vi è differenza tra Raoul e Fidel e, dice Arsenio, Raoul consulta sulle più importanti decisioni il fratello, che ora viene definito in pubblico con l’appellativo di leader storico della Rivoluzione. Il disegno è quello di aprire spazi di mercato privato per attività piccole e medie e attrarre, senza le precedenti riserve, i capitali stranieri, mantenendo in capo allo stato la proprietà dei grandi mezzi di produzione e alla programmazione pubblica la determinazione dei grandi indirizzi della economia nazionale. L’aumento dei redditi e del benessere consentirà la abolizione della “libreta” e anche la unificazione della moneta, con la soppressione del doppio regime di valuta che, con l’andar del tempo, è diventato fonte di disparità sociali e di corruzione.
Arsenio è convinto che il socialismo supererà la prova. Il suo ottimismo (nonostante la rinnovata e più pesante aggressività americana nei confronti delle nuove realtà indipendenti del Sudamerica) si basa su tre elementi. Il primo è la considerazione che il periodo più brutto per Cuba sembra passato. Il decennio tra il 1990 e il 2000 e specie gli anni centrali di quel lasso di tempo succeduti al crollo dell’Unione Sovietica, sono stati tremendi. A Cuba, non si trovava, letteralmente, la roba da mangiare, per non dire delle medicine e tutto il resto. Avere superato quella fase è stata una straordinaria dimostrazione di resistenza che, ora, può finalmente essere allentata. La seconda considerazione riguarda il grande spirito nazionale e patriottico dei cubani, che è una costante della storia dell’isola a partire dalla liberazione dalla dominazione spagnola. Inoltre, afferma Arsenio, è vero che la popolazione e i giovani protestano e si lamentano del governo, però, non vogliono tornare al capitalismo. In margine a questa ultima considerazione c’è da osservare che ai comunisti e al gruppo dirigente cubano si possono rimproverare molte cose, ma non quello di essere distanti o non comprendere lo stato d’animo del loro popolo. Arsenio ha una grande fiducia nei giovani, sia quelli in generale, sia quelli del gruppo dirigente comunista che saranno chiamati, in capo a due anni, come è stato annunciato, a sostituire alla guida del Paese la generazione della Rivoluzione. Saranno loro, dice Arsenio, a decidere il futuro di Cuba.
Certo, la prospettiva dell’isola è anche legata a quella del gruppo degli altri Paesi del Caribe e dell’America Latina che stanno tentando di costruire forme di integrazione e mercati indipendenti dal dominio Usa. E’ legata in particolare al Venezuela che fornisce petrolio a Cuba in cambio di medici e maestri. La situazione in Venezuela, dice Arsenio è difficile. La rivoluzione bolivariana ha registrato grandi successi e conquiste. Per questo si è ora scatenata la violentissima reazione americana che, facendo leva su regimi al suo servizio come quello colombiano e sulle forze della destra reazionaria e fascista venezuelana, stanno tentando in ogni modo di portare il Paese ad uno scontro radicale, provocare un colpo di stato e rovesciare così il legittimo governo di Nicolas Maduro e l’alleanza bolivariana e di sinistra che lo regge. Per fortuna, per ora, le forze armate “reggono” su una posizione democratica e di sostegno al processo di cambiamento e la destra si presenta divisa col fronte dei conservatori che sembra rifiutare le avventure più estreme dei settori fascisti. Maduro è un ottimo leader, ma non è Chavez che si era guadagnato uno straordinario prestigio in tutta l’America Latina ed anche il rispetto e il timore degli avversari.
Uscendo nella notte cubana piena di stelle, abbracciamo Arsenio e sua moglie e gli facciamo gli auguri, perché dalla “tenuta” di Cuba e della nuova America Latina viene un messaggio di fiducia anche per la sinistra della vecchia Europa.




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