di Antonio Sciotto

La Filc­tem Cgil rap­pre­senta, tra gli altri, i chi­mici: subito viene alla mente la grossa Mapei, azienda del pre­si­dente di Con­fin­du­stria Gior­gio Squinzi. E in un pas­sag­gio della sua rela­zione, il segre­ta­rio Emi­lio Miceli si è detto «un po’ scon­cer­tato» dalla dichia­ra­zione di Squinzi, qual­che giorno fa, rispetto ai suoi dubbi di sba­rac­care ed emi­grare in Ticino, visti i limiti dell’economia italiana.

Si vede che ci tenete al lavoro in Ita­lia. Uno dei vostri appelli più impor­tanti, alla poli­tica e alle imprese, è quello di agire sul tema sicurezza.

Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono morti altri due ope­rai a Mol­fetta, dopo quelli di qual­che anno fa. Tra i tes­sili abbiamo regi­strato i sette cinesi di Prato, l’anno scorso. Chie­diamo al governo di agire con deci­sione: più con­trolli, ma anche una nuova legge, che equi­pari i casi di Prato allo schia­vi­smo, ina­sprendo il sistema sanzionatorio.

Il governo sta agendo su un altro fronte: le regole del mer­cato del lavoro. Con l’auspicio che si creino nuovi posti, ma se incre­menti la pre­ca­rietà, aumenta anche la ricat­ta­bi­lità e si mette a rischio la sicu­rezza. La Cgil cosa farà?

La Cgil sta seguendo i lavori par­la­men­tari sul decreto Poletti, facendo pres­sione per­ché cambi pro­fon­da­mente. Non escludo però che si pos­sano e si deb­bano fare, se ser­vi­ranno, anche delle mobi­li­ta­zioni popo­lari: per­ché Renzi non vorrà forse ascol­tare i sin­da­cati, ma le per­sone del Paese, i cit­ta­dini, li deve ascoltare.

Quelli però siete voi del sin­da­cato a orga­niz­zarli. Mau­ri­zio Lan­dini ha dichia­rato recen­te­mente al nostro gior­nale, che la con­cer­ta­zione ’è morta’. Siamo sicuri che con que­sto governo bastino le pres­sioni sui gruppi parlamentari?

Dire che la con­cer­ta­zione è morta è come sco­prire l’acqua calda. Io ci ho cre­duto nella con­cer­ta­zione, ma solo come fase tran­si­to­ria, quando era col­las­sata la poli­tica dopo Tan­gen­to­poli. Adesso che la poli­tica è tor­nata cen­trale, in Ita­lia con tre poli forti, il sin­da­cato è pronto a una sfida alla pari e deve sapersi far ascol­tare. Io non credo in con­flitti pre­giu­di­ziali con­tro il governo, a priori, ma certo su quello che non ti piace devi muo­verti. E comun­que mi pare che nella nuova fase, Lan­dini per primo abbia per ora scelto di non contrapporsi.

Pas­sando al con­gresso Cgil, voi difen­dete il Testo Unico sulla rap­pre­sen­tanza. Non vedete rischi di tenuta costi­tu­zio­nale, o per le san­zioni sui delegati?

Se si legge la sen­tenza della Con­sulta su Pomi­gliano, si vede pro­prio che il Testo Unico risolve i nodi posti dall’accordo Fiat: si fis­sano cri­teri per una rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica, e si pone la neces­sità di valu­tare quest’ultima non in base alla sot­to­scri­zione dei con­tratti, ma attra­verso la par­te­ci­pa­zione attiva al nego­ziato. Evi­tando così i sin­da­cati di comodo. Non puoi sca­te­nare una tem­pe­sta per­fetta su un accordo con que­ste carat­te­ri­sti­che. Le san­zioni sono escluse per i sin­goli lavo­ra­tori e i diritti deri­vanti dalla legge. Con il 51% puoi defi­nire un’ipotesi di accordo, ma con il 49% hai la pos­si­bi­lità di ribal­tarla, gra­zie al voto dei lavoratori.

Vedete qual­che limite?

Su un punto: le Rsu non hanno biso­gno di con­sul­tare i lavo­ra­tori per sot­to­scri­vere accordi azien­dali. Lavo­re­remo nella con­trat­ta­zione nazio­nale di cate­go­ria per supe­rare que­sto limite.

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