di Gian Filippo Della Croce

 

PERUGIA - Seneca scriveva che occorre “disperare sperando e sperare disperando”, un principio che si attaglia allo stato d’animo di chi, consapevolmente, osserva l’attuale situazione della politica in un paese che qualcuno ha già definito “senza speranza” e dove il blitz riformatore del premier Renzi si muove pericolosamente sulla linea di confine della democrazia, là dove questa sfuma nell’ombra del potere teocratico.

Nessuno facendo queste considerazioni mette in dubbio la volontà di Renzi di riformare questo paese “senza speranza” , probabilmente egli ha già messo in conto questo pericolo e come un acrobata sul filo intende comunque portare a casa le promesse riforme anche se sotto il filo non c’è nessuna rete, se l’equilibrista dovesse cadere, la caduta sarebbe mortale. Renzi basa l’80% della sua strategia sulla velocità, e fa bene, perché è l’unica arma vera in suo possesso, capace di sconfiggere la lentezza caratteristica dell’iniziativa politica, economica, culturale che avvolge l’Italia in una cappa di soffocante conformismo.

Ma quanto si può essere veloci su un filo teso su un precipizio senza nessuna rete di protezione per una eventuale caduta dell’acrobata? Probabilmente Renzi, ha già studiato da premier nelle stanze affrescate di Palazzo Vecchio, nella sua Firenze, una delle città più affascinanti e più pigre d’Italia, forse anche così si spiega  la sua voglia di velocità. Una velocità, che anche se esercitata su un filo può lasciarsi dietro di sé questioni importanti e la più importante di tutti si chiama democrazia.  Si perché l’osare di Renzi rischia di non fare proprio quello che  Willy Brandt sosteneva a suo tempo fronteggiando in Germania negli anni sessanta del secolo scorso la spinta della società tedesca che specialmente nel ’68 contestava in vario modo la “ristrettezza” di quella democrazia.

Brandt, rispose alla contestazione con una frase rimasta famosa “Quel che vogliamo osare è più democrazia”, che voleva significare più discussione in parlamento, più concertazione , in modo che ogni cittadino potesse avere la possibilità di contribuire alla riforma dello stato e della società. Le riforme che Renzi intende realizzare dovrebbero quindi  attuare quella necessità di più democrazia che può costituire quella rete che potrebbe salvare la vita all’acrobata in caso di caduta. Quindi se le riforme istituzionali previste vanno attuate esse dovrebbero aumentare e non diminuire i livelli di democrazia nel paese, non ci piace pensare che si possa attuare nella temperie rifornista renziana un baratto pericoloso fra costi della politica e democrazia.

I costi vanno abbattuti ma la democrazia va potenziata , è la rete di sicurezza dell’acrobata, quella che lo salverebbe anche in caso di caduta. Attuare riforme costituzionali dovrebbe prima di tutto aumentare i livelli di democrazia e non metterli, direttamente o indirettamente in discussione, anche se fosse in nome di un bene comune ,ma il bene comune non sarebbe più tale senza una grande dimensione democratica , più democrazia per combattere la crisi della democrazia in Italia e in Europa, perché non sono le istituzioni democratiche che bloccano il paese e l’iniziativa dei governi, bloccati invece dalla loro dipendenza eccessiva dai mercati e dalle forze anonime che li caratterizzano, un potere che va bilanciato da altri poteri, facciamo che siano quelli della democrazia e delle sue istituzioni.

 

 

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