Grillo, un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde
di Umberto Marini
E’ notorio che gli attori, per affermarsi, devono avere straordinarie virtù poliedriche ed un loro “dritto e rovescio”. E si sa pure che appena “calato” il sipario, spogliatisi degli abiti di scena e rindossati i propri, dovrebbero riassumere le loro originali “sembianze”. Questo, almeno nella generalità.
Grillo è sfuggito a questa regola che caratterizza gli attori di razza e, con le recenti prese di posizione in campo politico, dimostra di non essersi mai allontanato dalla ribalta. In tempi ormai lontani, nel suo momento migliore, quello intorno agli anni ottanta, oltre a proporsi come comico dotato di quella grande ironia e fantasia caustica che ricordiamo in cui riscosse grande successo, si segnalò pure in veste di “castigatore di costumi” assumendo il ruolo di intransigente e ponderato ”editorialista”. Un commentatore che, per dirla alla Giusti, mise le “birbe alla berlina” anche i grandi del mondo come Bush e Gorbaciov. Davanti alle telecamere e sui palcoscenici di mezza Italia, denunciò senza mezzi termini i maneggi di Craxi, le astuzie di Cossiga, gli imbrogli di De Mita, l’antisindacalismo di Romita, le ruberie areonautiche del Psdi, le “bricconate” del cardinale Marcinkus e i progetti perversi del professor Miglio che, ispirandosi alla filosofia di destra di Carl Schmitt, cavalcando l’onda della secessione, ispirò Bossi e &.
In quella lunga stagione Grillo irrideva al “divo Giulio” godendo nel riferire che non si sentiva di parlare di lui in presenza di carabinieri e poliziotti. Sbertucciava i dirigenti del Psi dicendo che non temeva le loro querele consapevole che le avrebbe ricevute solo quando sarebbero usciti di galera. Raccontava di quando Bush, dovendosi rapportare con Occhetto si rivolse alla Walt Disney per conoscere a quale razza animale appartenesse il segretario del Pci. Con gli spettatori giù a ridere, a spellarsi le mani ed a manifestare grande ammirazione e condivisione per quelle ironiche “gags”.
Questo suo atteggiamento un po’ pesante, che pure partiva sempre da verità sacrosante, infastidì e fece infuriare gran parte dei politici italiani. Per la sua avversione alla pubblicità televisiva che interrompeva i programmi ed i films, ma soprattutto per le “segnalazioni” provenienti dalla politica, venne cacciato da Rai e Mediaset. Anche da gran parte degli impresari teatrali venne emarginato e costretto ad una non breve inattività.
Per sbarcare il lunario, piuttosto incoerentemente, si propose alla pubblicità. E per gli italiani iniziò il periodo in cui fecero indigestioni di yogurt, non sempre per amore del proprio stomaco. Fece anche una riapparizione al Festival di Sanremo e dal palco schernì con fare sferzante gli spettatori per farsi applaudire e non proprio signorilmente si rivolse anche ai critici, sperando nella loro critica benevola, che puntualmente arrivò. Molto intelligentemente si trasformò in un novello “fool”, mettendosi nei panni di quella sorta di pazzo di corte, che nei teatrini delle dimore nobiliari rappresentava un importante valore satirico per tenere elevata l’attenzione e la curiosità degli spettatori con la sua impertinenza e padronanza scenica, quantunque espressa con eloquio da taverna. In tal modo riuscì a rientrare nei “ranghi”, riguadagnare parte del tempo perduto e farsi di nuovo largo nel mondo dello spettacolo.
Più recentemente dal palcoscenico è sceso nell’agone politico, non per continuare a prendere applausi ma per fare autentica attività politica. Sono molti quelli che ridono di nuovo alle sue troppo frequenti apparizioni televisive ed alle sue troppe sconcertanti dichiarazioni pubbliche per i contenuti delle sue “freddure” irriverenti che contravvengono alla umana intelligenza ed offendono il comune senso di pudore. Ma sono pure molti, purtroppo, quelli che hanno abboccato all’amo della sua antipolitica. Una forma di anarchia che francamente sconcerta ed allarma.
La volontà da lui espressa, quella di cambiare e migliorare il Paese, la stessa litania che, solo a parole, promettono da tempo coloro che si affacciano alla politica, è certamente lodevole. Per iniziare ha promesso di voler “aprire il Parlamento come una scatola di sardine” per rovesciarlo come un calzino e dare un nuovo corso politico al Paese. Cosa che è rimasta nei pronunciamenti. A Montecitorio, difatti, non è andata affatto come ai suoi intendimenti. La inesperta truppa “pentastellata”, nonostante il gran baccano e i tanti atteggiamenti provocatori ed ingiuriosi a cui quotidianamente si lascia andare, ha dimostrato di aver perduto l’apriscatole e forse anche testa e idee. I ripetuti rifiuti espressi, sovente anche a denti stretti, dai suoi “ragazzi” nelle aule di Camera, Senato e nelle Commissioni, contro ogni progetto che andasse anche verso in direzione dei loro programmi, è stato ogni volta boicottato ed abbandonato con votazioni contrarie e con opzioni scriteriate, sempre con scelte a “prescindere”.
Solo sulle piazze, il vecchio comico, ha ritrovato gli applausi dei tempi andati, pur cavalcando ronzini “scossi” che non lo porteranno al traguardo né alla conquista di Palazzo Chigi, come da lui vaticinato. Facendo leva sul populismo, approfittando dell’esasperazione sociale presente nel Paese ed andando a rimorchio di quell’antieuropeismo a cui si sono affidati i partiti di estrema destra europei e degli indipendentisti nostrani fabbricanti di carri armati di latta come quelli di Mussolini che si bucavano con la fionda, non andranno certamente molto lontano. Anzi. Questo suo vestire i panni del giustiziere, brandendo la clava a destra e manca, sbraitando ed ingiuriando con pesantezza tutto e tutti, va contro ogni strategia politica e di buon senso che non è improbabile possa condurlo ad una fine senza gloria.
Fra le tante uscite di questi ultimi giorni, Grillo ha dichiarato che, qualora nel nostro Paese il Movimento5Stelle di cui è ispiratore e comproprietario in società con l’imprenditore Casaleggio, non dovesse risultare il primo partito alle elezioni europee del prossimo maggio, lascerà la guida del suo “giocattolo”, dove peraltro non è stato mai elevato il tasso di democrazia interna (vedi le recenti fughe anche precipitose di alcuni suoi “cittadini”) ed abbandonerà la politica. Ma siamo sicuri che lo farà? I dubbi sono forti e tanti.
Comunque, qualora decidesse di prendere sul serio questa decisione, che alla fine non rappresenterebbe un grosso danno per gli italiani, bensì una liberazione, l’attore genovese dimostrerà di essere un uomo con tanto di attributi al loro posto. Altrimenti confermerà di essere ancora l’eterno vecchio comico dal quale non si può pretendere coerenza, serietà, rispetto e sensibilità che sono le armi indispensabili per suscitare ilarità e riguadagnare successo e credibilità.
Per molti nostri connazionali, me compreso, se dovesse tradire l’impegno assunto, meriterà di essere considerato un meschino quaquaraqua, oltre che un aggressivo, pericoloso ed irresponsabile fomentatore di folle il cui passato non merita di essere tramandato ai posteri neppure per le sue vecchie audaci e irriverenti battute.




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