Silvio faccia il bravo ed accetti i domiciliari
di Umberto Marini
Nel marzo del 1988 Andrea Barbato inviò a Berlusconi una “Cartolina” (che era l’oggetto ed il titolo di una sua seguitissima rubrica televisiva) con la quale il brillante giornalista, intingendo la penna nell’inchiostro dell’ironia, della satira e della denuncia, ogni giorno, con impegno critico e giusto sarcasmo, si rivolgeva ai potenti del momento. A quell’epoca l’ex cavaliere era un affermato imprenditore del settore di intrattenimento televisivo, lontano dalla figura del corruttore, opportunista, inadeguato ed immorale uomo politico che sarebbe diventato qualche anno dopo.
Barbato, a quei tempi direttore del TG 2, con quella manierosa “Cartolina” intese puntualizzargli che “Noi (voglio dire noi italiani, intesi come entità statistica e come pubblico) abbiamo sempre protestato contro l’oscuramento dei pretori, ricorda? Abbiamo sopportato gli eccessi pubblicitari e digerito gli americanismi. Abbiamo varato in Parlamento una legge che sembrava fatta apposta per lei, ritardandone altre che avrebbero potuto nuocerle. Abbiamo sperato che il suo “abusivismo” fosse privo di dolo ed abbiamo comprato i prodotti dei suoi sponsor, abolendo di fatto il monopolio”.
Addentrandosi un po’ oltre, sui problemi più interessati che angustiavano Berlusconi, Barbato entra su dettagli molto delicati proseguendo con “Abbiamo assistito con divertimento non ostile al suo shopping di reti televisive e di divi, c’è capitato pure spesso di fare il tifo per lei, soffrendo per i suoi recenti rovesci e siamo favorevoli a vederle concessa la diretta. Lei, quindi, ci è debitore, ma non vogliamo presentarle il conto. Anzi, noi (sempre noi italiani, intesi ecc…) intendiamo fare di più perché lei è un pezzetto della nostra storia, un lembo del nostro costume e quindi siamo pronti a difenderla contro i ricatti, anche i più mascherati e vellutati”.
Da allora è passato tanto tempo e di cose ne sono successe molte. Anche troppe quelle che hanno fatto molto male al Paese ed agli italiani tutti, sempre con il “Caimano” in veste di protagonista. Difatti, “l’uomo dalle promesse facili” ha sostenuto e foraggiato Craxi. Mal consigliato é “sceso in campo” dichiarandosi un socialista-riformista-liberale, ma per salire a Palazzo Chigi ha dovuto allearsi con i vecchi e nuovi fascisti. Ha governato in modo autoritario “dimenticandosi” di intervenire a favore delle categorie sociali più disagiate, privandole di adeguato sostegno economico. Ha frodato ripetutamente lo Stato, impoverito il ceto medio e favorito personali arricchimenti fraudolenti, salvandosi sempre dalla galera grazie a leggi emanate espressamente per metterlo al riparo dai tanti guai che hanno investito le molte aziende familiari, iniziando da Mediaset, il suo “fiore all’occhiello”. Acquisizioni lucrose e redditizie che hanno avuto come destinazione più di un “Paradiso fiscale”.
Per rimanere a “galla” non ha avuto remore ad infrangere le leggi e, senza pagare dazio, almeno per ora, ha “acquistato” parlamentari a peso d’oro. Sotto il profilo morale sappiamo bene come è andata con quel via vai di Ogettine e di altre giovanissime fanciulle in cerca di notorietà e guadagni facili che gli sono girate intorno. Nelle sue “uscite” internazionali in vesti ufficiali si è sempre comportato come il “Pierino” della comitiva, rivelandosi al mondo intero il provinciale che è, facendoci apparire, rossi di vergogna, in modo falso e grottesco.
Senza voler soffiare sul fuoco, ci sarebbero molte altre “cosucce” da ricordare e denunciare, ma quanto riportato, pur non esaustivo delle tante malefatte che gli sono state accreditate, è certamente più che sufficiente a dimostrare che Berlusconi non merita la grande “benevolenza” accordatagli da Barbato.
Alla fine, dopo una vita “spericolata”, nel corso della quale ha accumulato un grosso debito nei confronti del Paese, ora è giunto al “redde rationem”. La giustizia italiana, tardivamente ed al contrario di Barbato, gli ha “presentato il conto” condannandolo a scontare qualche mese di detenzione agli arresti domiciliari. Una pena in verità del tutto “simbolica” che avrebbe dovuto accettare di buon grado potendola scontare “ristretto” in casa sua e non nel carcere di San Vittore. Come è capitato a tanti altri “ladruncoli”. Vero?
A questo punto però dovrebbe farci la grande cortesia di farsi da parte perché di lui gli italiani non ne possono più. Solo alcune “giureconsulte” d’accatto fra le sue amazzoni, Comi, Santanché, Gelmini e Biancofiore in testa, dopo aver gridato allo scandalo per la sua condanna e tentato di chiamare in causa il Presidente della Repubblica per fargli ottenere la grazia, non si rassegnano all’idea di vederlo chiuso nella gabbia dorata di Villa S. Martino, costretto a rimanere lontano dalla politica e dalle loro grazie. Questo gruppo di spericolate giuriste, dopo essersi lasciate andare in questo periodo a schiume bavose per placare la loro rabbia, dovranno prendere seriamente in esame il modo per arrivare a “sbarcare il lunario” non avendo più nulla da dare alla politica. Come a dire che per loro non ci sarà più trippa per gatti. Anche perché il loro idolo già da qualche tempo ha deciso di dividere il suo amore fra un cagnolino di nome “Dudù” e la sua giovane e splendida padroncina che, da par suo e molto curiosamente, sembra ricambiare con pari affettuosità e tenero attaccamento.
L’esplosione di questo grande amore dovrebbe continuare a distogliere l’interesse del satrapo brianzolo nei confronti delle persone “per bene”(categoria borghese da rivalutare). Quelle che si sono tenute costantemente lontane da trafficoni, voltagabbana, arroganti, prepotenti, arrampicatori sociali, corruttori e vanesi faraboloni meschini ed intriganti, ponendosi sempre a ragguardevole distanza da loro, per non venire ammorbate dal loro nuseabondo fetore.




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