Chiediamo a Papa Francesco di trasferirsi a Palazzo Chigi
di Umberto Marini
PERUGIA - Nella storia della Chiesa mai un papa è intervenuto nei confronti dei politici italiani per ammonirli a comportamenti responsabili e più consoni al loro ruolo. C’é voluto Papa Francesco a rompere questo tabù con una severa reprimenda indirizzata loro durante la messa molto mattiniera alla quale li ha invitati il giorno della visita di Obama in Vaticano che costituiva di fatto il vero motivo del viaggio a Roma, da tempo programmato del presidente del governo statunitense. Tutto quanto avvenuto come corollario della giornata, ha fatto parte del suo tour turistico-culturale nella Città eterna. Lo stesso di quello di quanti fanno visita alle ricchezze storiche ed artistiche romane. Questa la verità.
Quella del Santo Padre, una “bacchettata” dura e senza l’uso di mezzi termini che ha sorpreso parecchio gli oltre cinquecento parlamentari costretti ad una levataccia (per le loro abitudini non proprio mattiniere) pur di non mancare a quell’appuntamento importante, anche per far mostra di sé, al cospetto della massima autorità della Chiesa. Fra loro, schierati ovviamente in atteggiamento molto contrito e devoto, nella prima panca per essere meglio esposti ai primi piani delle telecamere, al punto che per qualche ritardatario è stato necessario provvedere con improvvisati strapuntini, erano allineati moltissimi politici di area cattolica (o dichiarati tali), alcuni dei quali attualmente indagati.
Papa Bergoglio, con voce sommessa ma ferma ed in maniera forte e chiara, senza badare troppo al sottile, si è rivolto all’intera “platea”, con passaggi di livello dottrinale molto espliciti, per precisar loro che “i corrotti non possono essere perdonati”. Un monito che ha preso in “contropiede”, non solo i politici della prima fila ma tutti i presenti anche perché al termine della messa il Papa si è rifugiato in sacrestia evitando di dare continuità alla sua aspra rampogna con gli “accusati” che l’hanno presa assai male. Evidentemente il loro pensiero è corso immediatamente su quella “sentenza” che deve aver lasciato impresso qualche segno derivante dalla acclarata loro condizione di “ladroni”, perché tali sono e quelli rimarranno. Parola del Papa.
A questa acre ed amara verità ed inattesa e pesante “lavata di capo” rivolta alla politica del nostro Paese, erano assenti ovviamente Berlusconi che, avendo perduto i requisiti istituzionali è stato costretto a declinare l’invito e Grillo, che non fa parte del “club” dei penta stellati che siedono in Parlamento. Non era presente Renzi impegnato nello studio delle movenze e delle pose da assumere, per evitare disdicevoli ed imperdonabili gaffes durante l’incontro con il collega (?) Obama, nel corso del quale, nonostante tanta cura ed attenzione nelle prove, non si è risparmiato imbarazzanti inutili sorrisi e qualche ammicco, in segno di condivisione anche quando sarebbe stato più prudente ed opportuno che si mostrasse più diplomatico e meno compiacente al cospetto di un “alleato” assai più astuto e navigato.
Il presidente del Consiglio, che è indubbiamente un giovanotto fin troppo temerario, non adeguatamente esperto, ma indiscutibilmente assai intelligente ed ambizioso, cosa che ha pubblicamente ammesso dichiarandolo in più occasioni ed in tutte le salse, sa bene cosa lo attende da qui ai prossimi due-tre mesi. Sa perfettamente che in questo lasso molto stretto di tempi si giocherà fin anche la pelle perché, oltre all’annuncio spericolato dei bonus a favore dei lavoratori dipendenti con scadenza a fine maggio, ha garantito importanti ed imponenti investimenti sull’edilizia scolastica e su quella residenziale pubblica destinata a quanti non hanno la disponibilità di un tetto sotto il quale riparare. Ha inoltre assicurato sia il taglio dell’Irap che l’azzeramento dei debiti contratti dalla pubblica amministrazione nei confronti di tanti imprenditori, piccoli e grandi. Ed anche molto di più, su più fronti, mentre manca inspiegabilmente una tosta lotta contro l’evasione fiscale e una tassazione adeguata e determinata nei confronti delle eccessive ricchezze.
Se tutto questo, incoscientemente, gli deriva dalla ossessione di dover stravincere le elezioni europee di maggio avrà magari anche un senso ed una plausibilità, perché solo in quel caso, metterebbe il bavaglio alle tante Cassandre che lo attendono al varco. Tanti improvvidi (?) profeti che per ora lo hanno definito come l’”oggetto misterioso” al quale, secondo loro, si addicono molto di più le partecipazioni ai giochi televisivi targati Mediaset “La Ruota della Fortuna” e “C’è posta per te”, dove si fece conoscere e particolarmente apprezzare dall’ex cavaliere. Che già allora si rese conto che Renzi era un brillante giovane, dalla lingua sciolta, sul quale poter contare.
Dopo un eventuale non soddisfacente risultato elettorale potrà considerarsi un miracolato soltanto qualora fosse in grado di mantenere, almeno in parte, le tante promesse facenti parte del suo molto articolato piano programmatico. Altrimenti sarà costretto ad abbandonare i suoi effimeri sogni di gloria della durata delle bolle di sapone e battersi il petto per il fallimento del suo progetto non avendo spalle sufficientemente robuste per sostenerne l’eccessivo peso. A quel punto non gli rimarrà che prendere atto che la sua avventura sarà giunta al termine e dovrà ripiegare frettolosamente su Firenze in veste di reduce sconfitto, sperando nella grandezza d’animo di qualche amico fidato (ma al momento ne avrà ancora?), in grado di metterlo al sicuro per evitargli la triste fine toccata al conte Ugolino.




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