L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Non c'è più la politica
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - “Il PD è una forza politica che non ha più nulla a che vedere con la tradizione della sinistra italiana del Novecento, e Renzi è l’ultima bandiera….” Sono parole di Marco Revelli che si possono leggere sul suo saggio “ La post-sinistra”, uscito in questi giorni in libreria. Per chi ancora non se ne fosse accorto è bene che consideri lo scenario socio economico nel quale si sta muovendo oggi la società italiana e anche quella europea e anche oltre: uno scenario nel quale 85 miliardari posseggono la ricchezza di tre miliardi di persone, quindi uno scenario agghiacciante che presenta l’immagine di un mondo senza prospettive, che possiamo benissimo far finta di non vedere o di negare, ma sapendo benissimo che è così.
Quali spazi ci possono dunque essere per la sinistra, cosi’ come l’abbiamo conosciuta, cioè fino ai quarantenni che oggi si apprestano a divenire nuova classe dirigente? Ben pochi purtroppo, perché nel frattempo, cioè nel momento in cui si chiudeva il Novecento fordista ad esso si è rapidamente sostituito il dominio della tecnocrazia liberale mentre tutto intorno si assisteva a quello che in molti hanno definito la “fine della politica”, cioè guardandola da sinistra, la fine della capacità (soprattutto della sinistra) di offrire una alternativa razionale al cosiddetto “ordine costituito” da sempre nel mirino delle forze del cambiamento. Ma riconoscendo questo stato delle cose non possiamo comunque parlare di rivincita della destra politica, proprio perché la fine della politica ha riguardato anche la destra, delle cui ricette economiche e sociali si è impadronita una casta di tecnocrati trasformandole a propria immagine e somiglianza e soprattutto realizzando quel “nuovo ordine” che era stato per più di un secolo il riferimento della sinistra italiana, europea, mondiale. Un nuovo ordine che il governatore della banca europea Mario Draghi definiva con queste parole commentando i risultati delle ultime elezioni politiche nel nostro paese: “Non c’è da preoccuparsi, perché alla fine chiunque governerà, sulle grandi scelte c’è un pilota automatico che garantisce la rotta..”
E’ la pietra tombale della politica, dal momento che , secondo il governatore, i comandi e quindi la rotta sono comunque in altre mani e non in quelle della politica. Al PD quindi non restano molte chance, come non ne restano al resto della sinistra, quest’ultima impegnata in un antieuropeismo che rischia di diventare fine a se stesso se non troverà leader credibili, ovvero bandiere da issare sulle barricate.
Per tornare a Renzi e al suo essere , come dice Revelli, l’ultima bandiera del Partito Democratico , c’è da dire che non rendendosi bene conto di ciò che sta avvenendo veramente in Italia,Europa, Mondo, il PD rischia di trovarsi in mano una bandiera che non sa dove issare dal momento che non ha costruito nel frattempo la sua barricata. Lo farà Renzi? Potrebbe anche farlo, si può anche pensare che ne sarebbe capace, ma pensare che 85 euro in più al mese ad alcune categorie di lavoratori dipendenti possano rappresentare il cambiamento o comunque una ricetta per uscire dallo stallo della nostra economia e quindi porsi come la barricata a difesa dei più deboli, ce ne corre, perché questo non cambia la rotta di chi ha in mano i comandi di quello che assomiglia sempre più ad un jet, al quale qualcuno ha impostato i comandi e innestato il pilota automatico per condurlo attraverso rotte sconosciute probabilmente a scomparire in qualche oceano. Prima che ciò possa ineluttabilmente accadere non c’è altro da fare per la sinistra e il PD, che invocare il ritorno della politica, ma certo non nello stesso modo con il quale gli aborigeni invocano la pioggia.




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