Sagre/ Bracco: ora partecipazione su "ddl" preadottato sintesi diverse posizioni
PERUGIA – E' incomprensibile per l'assessorato regionale al Commercio la posizione espressa da Fipe-Confcommercio della Provincia di Perugia, in merito al disegno di legge preadottato dalla Giunta regionale per disciplinare lo svolgimento delle sagre e delle feste popolari in Umbria.
L'Assessorato ricordando che il testo preadottato è frutto di un confronto sul territorio e rappresenta una sintesi delle diverse posizioni in campo, quindi delle associazioni di categoria, delle Pro-Loco e dei Comuni, precisa che si tratta di una prima stesura del disegno di legge e che, a breve, sarà avviata la partecipazione, così come previsto dall'iter per la definitiva approvazione delle leggi.
Si tratta di un provvedimento unico a livello nazionale, poiché non esiste alcuna legge regionale in materia e che pone un limite di durata – precisa l'assessorato – e che non vuole contrapporre il settore delle sagre e delle feste popolari alla ristorazione ma, al contrario, intende favorirne una situazione di complementarietà, disciplinando un settore, come appunto quello delle sagre e delle feste popolari, che contribuisce alla valorizzazione e allo sviluppo delle identità regionali, in quanto espressione del patrimonio storico, sociale e culturale delle comunità dell'Umbria.
In quest'ottica di qualificazione e valorizzazione degli eventi è stato stabilito che potranno utilizzare il logo ‘Sagra tipica dell'Umbria', esclusivamente quelle manifestazioni avente come finalità la valorizzazione di un territorio mediante l'utilizzo e la somministrazione di uno o più prodotti o lavorazioni di carattere enogastronomico aventi rappresentatività culturale o identitaria rispetto al territorio stesso, indicando che gli alimenti somministrati dovranno provenire, per almeno il 40 per cento, da prodotti inseriti nell'elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali o comunque classificati e riconosciuti come ‘DOP', ‘IGP', ‘DOC' e ‘DOCG' dalla Regione Umbria. In alternativa, gli stessi dovranno provenire, per la stessa percentuale da prodotti di filiera corta, a chilometri zero e di qualità. In ogni caso, almeno il 60 per cento dei piatti, dovrà essere riferito ai prodotti o alle lavorazioni caratterizzanti la sagra stessa e previsti dai regolamenti comunali.
Anche in questo caso – precisano i rappresentanti dell'assessorato regionale al commercio - è stata fatta una scelta importante che non trova uguali nel nostro paese.
Relativamente alla mancata introduzione nel disegno di legge del divieto di asporto e prenotazione, l'assessorato regionale precisa che, in questo caso, non è possibile introdurre divieti, ma solo regolamentare le modalità e che, comunque, proprio perché le sagre sono un valore aggiunto in termini di aggregazione, non si ritiene giusto escludere quelle fasce della popolazione che, per varie ragioni compresa la disabilità, non possono recarsi sul posto in cui si svolgono gli eventi.




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