di Umberto Marini

 

Tanto per mettere i puntini sulle “i”. Ad un assiduo lettore in vena di libertà  censorie che non ha gradito i contenuti di mie precedenti articoli, mi va di precisare che il dovere etico di ogni buon giornalista è quello di fornire informazioni vagliate e veritiere su fatti e circostanze, riferiti comunque sempre secondo corrette  valutazioni di carattere personale. Nel merito del lessico, invece, non ci sono prescrizioni né divieti. Ovviamente.

Fra gli addetti all’informazione c’è chi variamente predilige prudenza, sobrietà, moderazione, misura e distacco e chi invece, entrando più negli “angoli bui”  della notizia, si affida ad un minimo di sarcasmo e di ironia per caratterizzarla con un po’ di ”brio” e “vivacità” perché ne possa guadagnare in effervescenza  e leggerezza nei casi di situazioni delicate ed imbarazzanti.

Seguendo  gli insegnamenti del mio vecchio direttore Gianni Brera, che in questo è stato un impareggiabile maestro, ho sempre privilegiato appartenere a questa seconda categoria che in passato è stata praticata da grandi giornalisti e tanti scrittori di successo ma non mi sono mai atteggiato ad apparire “migliore” di qualcuno. Esercito questo mestiere, credo onestamente ed onorevolmente da oltre sessant’anni sempre caratterizzandomi in questa forma “pungente”, improntata in tono magari un po’ beffardo, comunque sempre lontano dall’essere “saccente” ed evitando il dileggio. A qualcuno non piace? “Pazienza me ne farò una ragione”, parafrasando la stessa supponente frase di Renzi espressa nei confronti della Cgil e della Camusso.

Non mi sono mai schierato in passato, né lo farò in futuro. Sono stato sempre presente ed attento ad ogni vicenda politica e storica nazionale e locale, vivendola costantemente al di fuori da ogni contesa e bagarre.   Credo di essere stato correttamente una voce “super partes” anche perché non ho mai avuto tessere di appartenenza partitica in tasca. In testa ovviamente un preciso pensiero politico ed incrollabile l’ho avuto, sempre quello orientato a “sinistra”. Una sinistra che purtroppo non esiste più da tempo e che rimpiango fortemente, visti gli esiti disastrosi di troppi “compromessi” ed “aperture” contro storia e logica  che hanno dilaniato la “mia” sinistra.

Per questa appartenenza ho sempre lottato contro prevaricatori, ladri, malfattori, opportunisti e “piazzisti”. Una linearità di condotta dettata dal mio profondo convincimento che mi ha portato a tenermi sempre alla larga da “voltagabbana” (negli ultimi giorni credo di averne individuato un altro). Del resto questo mio atteggiamento fa parte del primo dovere di ogni onesto giornalista che intende instaurare un rapporto fiduciario con i propri lettori nel rispetto della propria professionalità, sempre che non decida di porsi in posizione prona e mettersi a mendicare con il piattino in mano. Cosa che, molto disinvoltamente, hanno provveduto a fare anche nomi importanti presenti nel mondo dell’informazione, saltinbaccando da destra e da sinistra, mettendosi, anche più volte, nel “libero” mercato degli animali da cortile.

Precisato questo mi sento in pieno diritto di riferire, valutare e “giudicare” in quanto mi sono sempre ritenuto ”la vestale dell’informazione e non la troia della tiratura” e quindi mai al servizio del “padrone del vapore” di turno. Non sono mai salito su alcun “trono” e manifestato “supponenza” ed “ipocrisia”. N’è ho sostenuto alcun politico durante le campagne elettorali e neppure successivamente per beneficiare di qualche “gratifica”. Ciò nonostante registro con stupore, malgrado questo comportamento assolutamente corretto ed obiettivo, che c’è chi, mestando nel torbido brodo, vorrebbe mettermi la “museruola”. Molti complimenti a questo nuovo giudice e censore, al quale auguro di evitare la fine di Catone.

Senza issare vessilli e striscioni, continuerò a fare il mio mestiere a mio modo con  serena e severa onestà intellettuale e l’ironia che mi è caratteriale fino a che nel nostro Paese ci sarà qualcuno (l’ho fatto per anni nei confronti di Berlusconi e non mi tirerò indietro con di Renzi) che dimostrerà di essere un volgare imbonitore da fiera.  Non avendo mai sostenuto ed avallato l’operato di chi in maniera fraudolenta ed elettoralistica ha tentato di conseguire successi immeritati, gabellando la povera gente, seguiterò la mia attività con obiettività e l’uso dei termini che riterrò più consoni, dicendo pane al pane e vino al vino.

In quanto a Matteo Renzi, sono convinto sempre più che sia un bluffeur che si differenzia da Berlusconi unicamente per la dismisura economica, erotica e giudiziaria che sono “peculiarità” nettamente più favorevoli al Cavaliere. Per il resto li uniscono carisma, arroganza, ingannevole fantasia, ignavia e malafede.

Se l’ex sindaco di Firenze (va bene così?) vuol davvero distinguersi dal vecchio satrapo brianzolo e vuol mantener fede all’architettura del suo programma volto a cambiare l’Italia in quattro e quattrotto, deve rendersi conto che non avendo al momento la copertura finanziaria per i “bonus” promessi ai lavoratori dipendenti, deve andare a rastrellare quanto necessario a “casa” dei più ricchi: quelli che del lavoro non si sono mai preoccupati perché hanno sempre trovato e sfruttato chi lo ha fatto per loro.

Solo in quel caso il presidente del Consiglio (è corretto così?) e dopo che avrà trovato qualche soldino da distribuire anche alle tante altre categorie di cittadini che vivono disagiatamente, potrà meritarsi un atteggiamento più benevolo da parte mia. Altrimenti, piaccia o non piaccia, come ripete ossessivamente l’onorevole berlusconiano Osvaldo Napoli, per me resterà il solito “gazzilloro” fiorentino.

Per me, la polemica si chiude qui.

 

 

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