Di Umberto Marini

 

Buffo davvero questo Renzi. Fino a qualche settimana fa dichiarava che il suo governo sarebbe stato il più a sinistra degli ultimi trentanni. Una volta “conquistato” Palazzo Chigi gli è piaciuto farci sapere che secondo lui “la parola sinistra è ormai obsoleta ed ha perduto ogni significato”. E la coerenza?

Al recente Festival di Sanremo, Arisa ha vinto interpretando una canzone il cui refrain dice “risolverò magari poco o nulla, ma ci sarò”. Il neo presidente del consiglio saprà aggiudicarsi il “festival” di Roma o sarà costretto ad arrendersi limitando la sua azione al solo “ci sarò”?

Il “gazzilloro” di Rignano sull’Arno dovrebbe rendersi conto che senza il determinante sostegno dell’area progressista questo Paese, sconfitto e umiliato dal conservatorismo rappresentato dal berlusconismo non avrà la possibilità di risollevarsi. Le parole ed i sogni, ispirati sulla necessità della rinascita, sono positivi ed indispensabili ma senza azioni decisive sul versante della ripresa economica e del maggior equilibrio sociale resteranno solo chimere, senza l’apporto della “sinistra”.

Essere bravi in “orale” non significa doversi attendere sufficienze anche allo “scritto”. Per capacitarsi di ciò basta guardare quanto ottenuto da un vecchio ciarlatano che circa tre anni fa venne disarcionato malamente da cavallo, espulso dalla politica ed ora in attesa degli arresti domiciliari. Renzi perciò non tenti di emularlo per il bene degli Italiani oltre che per il suo stesso bene, stante che quell’improvvido Cavaliere ha dimostrato ampiamente di non essere stato proprio un grande “condottiero”. Anzi.

Per intanto Renzi si è guadagnato l’Oscar della spigliatezza, della scioltezza dialettica, della sicurezza di sé e una capacità comunicativa di grande effetto, manifestate con l’arroganza di chi crede già di essere arrivato. Caratterizzazioni che sono apparse decisamente molto al di sopra delle righe ed assai vicine ad eccessiva audacia, illimitata sfrontatezza, quando maggior pudore e prudenza sarebbero stati più opportuni e accolti con più favore. Anche perché “Cambiare il Paese arrugginito, procedendo con una visione audace ed innovativa” (sono parole di Renzi), è certamente legittimo ed apprezzabile, ma tentativo assai lontano e più arduo dalla gestione di una città di media grandezza come Firenze, sempre al riparo dal fuoco incrociato.

Se per davvero l’ex sindaco fiorentino intende rilanciare il Paese, come spavaldamente annuncia, deve avere la capacità di andare oltre i proclami e dimostrare che è in grado di riportare l’Italia al livelli di un paese normale praticando fatti concreti e non limitarsi all’uso di allocuzioni come ha sempre fatto il vecchio Cavaliere che, da buon imbonitore da fiera paesana, ha circuito, ingannato, irretito e truffato, per un ventennio, i cittadini italiani, evitando addirittura la galera. Almeno per ora.

Riuscirà il “rottamatore”, nonostante l’editto lanciato contro Letta “Enrico stai sereno”, a cambiare l’Italia? Se ce la farà dimostrerà per davvero di avere le palle al posto giusto. Qualora dovesse fallire sarà la potenza, l’arbitrio e l’ingerenza dei poteri forti a “rottamare” il nostro “giovane eroe” che della sua verde età ha fatto una bandiera unita alla spregiudicatezza che gli viene dalla sua giovanile eccessiva alterigia. Molti sostengono che il “giovanottello” sia cresciuto male, in fretta e con troppa voglia di “fare” tutto in tempi molto ristretti. Avranno ragione loro? La saggezza di Picasso, il vecchio pittore e scultore spagnolo, al proposito, ammoniva che “per diventare giovani, veramente giovani, ci vogliono molti anni”.

Ma Renzi, é stato mai informato di tutto ciò?

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