di Vincenzo Vita

Ri-mediamo. Nei tre discorsi di Matteo Renzi alle camere (dichiarazione programmatica e due repliche) nessun cenno alla legge che il centrosinistra ha sempre promesso e mai fatto. E' da qui che si misura il coraggio del giovane presidente del consiglio

Dopo le roboanti ester­na­zioni del sot­to­se­gre­ta­rio alla pre­si­denza del con­si­glio Gra­ziano Del Rio sull’urgenza di una seria legge sul con­flitto di inte­ressi e sull’onda delle dichia­ra­zioni (meglio tardi che mai) del pre­si­dente dell’Autorità anti­trust sulla neces­sità di san­zioni vere, sarebbe stato lecito aspet­tarsi che nei tre discorsi di Mat­teo Renzi alle camere (dichia­ra­zione pro­gram­ma­tica e due repli­che) ci fosse un cenno alla mate­ria. Niente di tutto que­sto. Eppure, la que­stione si è ulte­rior­mente com­pli­cata per la pre­senza nella stessa com­pa­gine gover­na­tiva di alcuni casi –pur diversi, ma esempi del genere, i mini­stri Guidi e Poletti — che l’attuale nor­ma­tiva voluta da Frat­tini nel 2004 non rie­sce certo a contrastare.

Ci si attende un chia­ri­mento rapido, ine­qui­voco, affin­ché le posi­zioni inac­cet­ta­bili di oggi non ven­gano uti­liz­zate per rimuo­vere il con­flitto dei con­flitti, quello di Sil­vio Ber­lu­sconi. Se si vuole , si pos­sono pren­dere come rife­ri­menti testi già depo­si­tati, a par­tire da quelli più inci­sivi. O costruire un arti­co­lato nuovo, che eviti, però, di evo­care palin­ge­nesi uni­ver­sali per poi non cam­biare nulla.
Vanno ben distinti i casi di ine­leg­gi­bi­lità da quelli di incom­pa­ti­bi­lità. Que­sti ultimi riguar­dano i citati mini­stri, ma chissà quanti par­la­men­tari o con­si­glieri regio­nali, comu­nali, asses­sori, e così via. È quando l’attività pub­blica entra in con­trad­di­zione con le pro­prietà o i ruoli socie­tari rico­perti, che obiet­ti­va­mente pos­sono con­flig­gere con l’autonomia delle isti­tu­zioni. Quante deci­sioni sono velate dal rischio attuale o imma­nente di sovrap­po­si­zioni impro­prie o di lucro effet­tivo (o anche solo poten­ziale), lad­dove le deci­sioni abbiano a che fare con atti­vità in cui vi sia trac­cia dei deci­sori mede­simi. Qui si annida il vero scan­dalo della cat­tiva poli­tica, che non si ferma alle brut­ture e all’inferno delle con­cus­sioni, delle frodi o dei diversi reati della e nella ammi­ni­stra­zione: la sovrap­po­si­zione col­pe­vole dei ruoli incrina la costru­zione demo­cra­tica e infi­cia la cre­di­bi­lità della sfera pubblica.

Tut­ta­via, esi­stono poi spe­ci­fi­che atti­vità auto­riz­zate dallo stato — è il nodo dell’emittenza radio­te­le­vi­siva — che influen­zano a monte, in maniera impro­pria, lo svol­gi­mento del cor­retto agone poli­tico ed elet­to­rale. Appunto. Chi ha diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente un piede nel broa­d­ca­sting deve rica­dere nelle cate­go­rie che la legge ita­liana sui casi di ine­leg­gi­bi­lità del 1957 pre­vede. Insomma, la resi­sti­bi­lis­sima ascesa nell’agorà di mr. B. andava bloc­cata nel 1994. Non avvenne, né il cen­tro­si­ni­stra volle dav­vero chiu­dere la ferita inferta all’ordinamento. Inco­scienza, col­lu­sioni di fatto e incom­pren­sione della por­tata nel feno­meno media­tico hanno deter­mi­nato una vera e pro­pria Water­loo, i cui effetti sono ancora in atto. Il ber­lu­sco­ni­smo ha fatto il salto di qua­lità per que­sto. Errori ed omis­sioni si intrec­ciano in modo evidente.

E quindi? Come va letta la scelta elu­siva del nuovo pre­si­dente del con­si­glio? Siamo, al solito, in pre­senza di tat­ti­che com­pro­mis­so­rie, con qual­che diver­sivo pro­cla­ma­to­rio? Certo, vent’anni dopo, per dirla con Dumas padre, tutto è com­pli­cato. Ma nient’affatto impos­si­bile. Renzi evoca spesso il corag­gio e qui un po’ ce ne vuole, visto che la trama tele­vi­siva avvolge il sistema di potere ita­liano da anni. Osare, però, è un dovere civile e morale. Biso­gna cre­derci. Altri­menti si inve­re­rebbe la felice espres­sione della vin­ci­trice di San­remo. Quando la brava Arisa dice «Gli altri non pos­sono cre­dere in te se tu non lo fai…».

Condividi