Riccardo Chiari

 

Passo dopo passo, seguendo il filo d’Arianna dei depo­siti di denaro e di titoli in ban­che di mezzo mondo, i magi­strati della pro­cura di Siena hanno rin­trac­ciato altri 45–50 milioni di euro della cosid­detta “banda del 5%”. Aggiun­gendo un’altra ipo­tesi di reato, quella di asso­cia­zione a delin­quere trans­na­zio­nale fina­liz­zata alla truffa aggra­vata, a una già vasta casi­stica che vede come minimo comun deno­mi­na­tore gli affari, grigi o aper­ta­mente ille­citi, nell’orbita del Monte dei Paschi all’epoca di Giu­seppe Mus­sari e Anto­nio Vigni.

I desti­na­tari delle ultime infor­ma­zioni di garan­zia sono undici. Alcuni sono vec­chie cono­scenze degli uffici giu­di­ziari, a par­tire da Gian­luca Bal­das­sarri, ex respon­sa­bile dell’area finanza della banca, e dal suo vice Ales­san­dro Toc­ca­fondi. Poi ci sono l’ex respon­sa­bile della filiale lon­di­nese di Mps, Mat­teo Pon­tone, e l’ex fun­zio­na­rio Anto­nio Pan­ta­lena. Sono inol­tre inda­gati Fabri­zio Cera­sani, socio fon­da­tore e diret­tore della Enigma Secu­ri­ties di Lon­dra, oltre che legale rap­pre­sen­tante della società in Ita­lia, e altri tre bro­ker della Enigma: Mau­ri­zio Fabris, David Ionni e Luca Bor­rone. Per que­sti otto — gli ultimi tre inda­gati avreb­bero avuto un ruolo minore — i pm Nastasi, Nata­lini e Grosso ave­vano chie­sto al gip la custo­dia cau­te­lare in car­cere. Segna­lando pun­tual­mente il peri­colo di inqui­na­mento pro­ba­to­rio, attra­verso nuove “scher­ma­ture” dei pro­venti della truffa, e di una pos­si­bile fuga in paesi dove l’estradizione può essere molto complicata.

Alle richie­ste della pub­blica accusa, il giu­dice Ugo Bel­lini ha rispo­sto con una ordi­nanza di 35 pagine. Senza con­ce­dere gli arre­sti, ma ammet­tendo la con­creta pos­si­bi­lità di fuga. Di qui il divieto di espa­trio per i prin­ci­pali inda­gati, che ieri all’alba si sono visti arri­vare gli uomini del nucleo valu­ta­rio della Guar­dia di finanza nelle case e negli uffici di Milano, Monza, Siena, Ravenna, Roma e, natu­ral­mente, Lon­dra. La valu­ta­zione del gip Bel­lini non è comun­que pia­ciuta alla pro­cura, che già nella gior­nata odierna pre­sen­terà un cor­poso ricorso al tri­bu­nale del rie­same di Firenze.

I finan­zieri e i pm senesi hanno molti buoni motivi per non essere sod­di­sfatti dei man­cati arre­sti. Fra il gen­naio e l’ottobre scorso, ave­vano seque­strato in varie fasi 47 milioni di euro, depo­si­tati in isti­tuti di cre­dito ita­liani ma anche a Lugano, a Lon­dra e per­fino a Vanuatu, isola del Paci­fico molto cara ai tito­lari della Enigma Secu­ri­ties. La società di bro­ke­rag­gio non sarebbe invece coin­volta negli ulte­riori 44–50 milioni rin­trac­ciati in que­sti ultimi mesi (gra­zie a due roga­to­rie in Sviz­zera e a San Marino) in altri para­disi fiscali, fra cui Sin­ga­pore. Anche que­sta volta sono par­tite la roga­to­rie per otte­nere la col­la­bo­ra­zione delle auto­rità locali. Ma occor­rerà del tempo per i seque­stri. E il fatto di avere in libertà i respon­sa­bili della pre­sunta truffa non lascia tran­quilli gli inve­sti­ga­tori, che ben cono­scono le com­pe­tenze “tec­ni­che” degli indagati.

I nomi dei bro­ker coin­volti nelle inda­gini erano emersi gra­zie agli scudi fiscali effet­tuati fra il 2009 e il 2010, attra­verso il Monte dei Paschi. Il denaro era stato poi tra­sfe­rito su conti cor­renti e dos­sier titoli aperti alla Allianz Bank Advi­sor. Di qui il sospetto degli inve­sti­ga­tori, poi con­fer­mato dai fatti, di con­tatti diretti e indi­retti fra i bro­ker e i diri­genti Mps coin­volti nell’inchiesta. Che vede come prin­ci­pale parte offesa, per una somma com­ples­siva che arriva quasi a 100 milioni di euro, pro­prio l’istituto di cre­dito senese.

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