E’ nato un nuovo governo di “centro sinistra”, ma la sinistra dov’è?
di Umberto Marini
Il Pd, che già rappresentava assai male la storia della sinistra intesa come struttura del pensiero di giustizia ed uguaglianza sociale, con la comparsa sulla scena del “gazzilloro” fiorentino, è ormai definibile come un pragmatismo indistinto che non si pone più il problema di dare anche una minima continuità alla filosofia della vecchia sinistra italiana perché l’ambiziosissimo “cittino”, smanioso di gloria ed assettato di potere, ormai pago del suo successo, ha finalmente raggiunto il suo scopo. Quello di fare del suo governo un personale ed esclusivo “giocattolo” ed un motivo per tentare di far passare alla storia il “renzismo”.
Con un colpo di mano che somiglia tanto ad una volgare congiura, l’ex sindaco di Firenze, tolto di mezzo Letta con un vile complotto perpetrato all’interno del loro stesso palazzo e forse condotto dagli stessi congiurati che “impallinarono” appena un anno fa anche Prodi candidato a Capo dello Stato, ha messo in campo una squadra che ricalca a pieno il modus operandi dei governi Dc. Anche lui, difatti, in perfetta sintonia con lo stile della scuola democristiana, lungamente frequentata e dalla quale ha attinto le nozioni della sua molto “bizzarra” cultura politica ed affidandosi al “Manuale Cencelli” per soddisfare le correnti del suo stesso partito e le “giuste” pretese degli alleati, con una operazione molto cautelativa per pararsi il sederino da valanghe di ripicche e sicuri ricatti incrociati ma soprattutto per non trovarsi eliminato dal fuoco amico, ha varato il suo molto “originale” governo che probabilmente è anche lontano da quello che aveva in mente.
Dopo i tanti rifiuti di entrarne a far parte, con l’esclusione dell’economista Pier Carlo Padoan, il nuovo esecutivo purtroppo manca di politici di esperienza, affidabili e competenti tanto che il governo che si è presentato al cospetto del Presidente della Repubblica per il giuramento, oltre ad apparire molto snello, ringiovanito e perfettamente equilibrato in fatto di quote rosa e con un premier che non può garantire eccessive credenziali, sorge più di un dubbio sulla sua tenuta a lungo termine.
Un esecutivo sul quale, visti anche i ripetuti incontri degli ultimi giorni fra Renzi ed il pregiudicato Berlusconi, sembra che abbia messo le mani anche il Cavaliere con la richiesta di “imbarcarvi” Federica Guidi in rappresentanza della Confindustria il che giustificherebbe il feroce accanimento quotidiano del suo presidente, Squinzi, contro Letta.
All’ex presidente dei Giovani di Confindustria, peraltro in pieno conflitto d’interessi per gli stretti rapporti della azienda di famiglia con il settore pubblico, Renzi ha affidato pure la delega alla Comunicazione. Un fatto che ha reso particolarmente euforico proprio il “Caimano” che ha spudoratamente dichiarato “abbiamo” un nostro ministro pur stando all’opposizione”, convinto di potersene giovare.
Tutto questo dimostra il grande e pericoloso dilettantismo del “rottamatore” che, stante ai fatti, è apparso più come un “riciclatore” che si affida a prodotti scadenti quando già non avariati.
Il suo “manifesto”, ambizioso ma evidentemente irrealizzabile senza compromessi, per nulla di sinistra, somiglia troppo a quello del 1994 di Berlusconi con i suoi tantissimi buoni intenti, tutti disattesi.
Finirà anche questa volta così? Il tempo ce lo dirà. Per ora, come prima operazione condotta da Renzi, c’è da prendere atto dell’ignobile tradimento perpetrato ai danni di Letta nonostante le tante assicurazioni date sulla propria fedeltà. Giuda Iscariota, tesoriere degli apostoli, si comportò alla stessa maniera ma, preso dal rimorso, ebbe la “sensibilità” di impiccarsi ad un ramo di un olivo, appena resosi conto dell’infamia compiuta.
Perciò armiamoci e teniamo a portata di mano un ferro di cavallo in attesa dei futuri provvedimenti che assumerà il “cittino” che deve ancora dimostrare di essere uscito dall’età della pubertà.




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