Venezuela, situazione difficile
di Leonardo Caponi
Una grande "marcia pacifica" di decine di migliaia di lavoratori del settore petrolifero, conclusa da un discorso del Presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, sembra aver per il momento arrestato il tentativo di destabilizzazione della situazione politica, per arrivare ad un colpo di stato, messo in atto, con l'appoggio americano, dalle bande di oppositori della destra venezuelana capeggiate da Leopoldo Lopez. Nelle strade e nelle piazze di Caracas, come documenta in continuazione Telesur, la televisione informativa venezuelana vista in Sud America ed in tutto il mondo, sono tornate a regnare tranquillita' e normalita', ma in altre citta' le violenze della destra proseguono e la situazione in generale rimane tesa. Lopez, un tipo con lo sguardo minaccioso da stronzo e delinquente, che solo a guardarlo e' tutto un programma, specie confrontato con la bonomia pacioccona e l'espressivita' buona di Maduro, e' stato arrestato o meglio, come dice lui, si e' consegnato alla polizia, per aver organizzato i disordini nei corso dei quali, la settimana scorsa, nella capitale, era morto un giovane e si erano registrati 70 feriti.
L'opposizione della destra fascista venezuelana e gli Stati Uniti (tre diplomatici Usa sono stati espulsi nei giorni scorsi con l'accusa di aver finanziato e organizzato i gruppi autori delle violenze) stanno giocando in Venezuela una partita decisiva. L'obiettivo e' quello di far cadere, con le buone o le cattive, l'esperienza della rivoluzione bolivariana e chavista, per riportare il Paese sotto il controllo economico e politico degli Usa e delle lobby industriali e finanziarie dell'impero nord americano. In questa loro sconsiderata offensiva gli Usa si avvalgono del governo colombiano di Uribe, tiranno affarista e criminale, uno dei pochi rimastigli amici nel continente sud americano. Insieme agli americani sono stati espulsi, con le stesse accuse, anche alcuni "diplomatici" di questo Paese, nel quale una oligarchia super ricca e il narcotraffico regnano sovrani. L'offensiva, non casualmente, e' stata scatenata all'indomani della Cumbre della Selac, cioe' il vertice dell'organizzazione degli stati latino americani e del Caribe indipendente dagli Stati Uniti, che si era svolta, con grande successo, a L'Avana. L'opposizione rappresentata dalla destra venezuelana e i suoi padrini internazionali scatenano il loro attacco in Venezuela perche', probabilmente, lo valutano il piu' in "bilico" tra i nove stati aderenti all'ALBA (l'alleanza bolivariana di sinistra radicale) dopo la morte di Chavez e, sicuramente, perche' lo considerano il piu' ricco e importante in ragione delle sue riserve petrolifere che, com'e' noto, sono state nazionalizzate o sottoposte a ragioni di scambio piu' equilibrate con i monopoli occidentali. Al fine di assecondare questa azione sovvertitrice, i grandi media occidentali che dominano l'informazione mondiale, hanno scatenato una vera e propria campagna di menzogne e criminalizzazione del Venezuela e del governo bolivariano del Presidente Maduro, che ha raccolto l'eredita' dello scomparso Chavez. Per attribuire all'azione repressiva del governo le responsabilita' degli scontri, vengono diffuse, dalla decantata Cnn e riprese dalla stampa internazionale, vecchie foto di dimostranti feriti, alcune addirittura provenienti da altri Paesi. Una cosa indegna ed eticamente rivoltante! Una di queste foto, come ha documentato Telesur, risale all'anno scorso e il manifestante ripreso, col volto sanguinante e incerottato, non e' della destra, ma e' un sostenitore di Maduro. E' questa campagna che fa affermare al leader boliviano Evo Morales e a molti altri leaders sudamericani, che gli Usa si apprestano ad applicare in Venezuela la ricetta cilena, quella consistente nel fomentare violenze e destabilizzazione politica per giustificare un golpe o un loro intervento diretto in difesa della "democrazia". Gli stessi media asserviti agli Usa danno, di quel che sta accadendo in Venezuela e dell'esperienza chavista, una rappresentazione che e' l'esatto opposto della verita'. Nel Paese latino americano non c'e' una dittatura; il Presidente Maduro e' stato eletto, come fu sempre per Chavez, in libere e democratiche elezioni. Il suo legittimo governo e' stato recentemente e ulteriormente confermato nelle elezioni comunali e provinciali, che si sono risolte in un grande successo dell'alleanza bolivariana tra comunisti e socialisti radicali. Ancora oggi un sondaggio conferma che l'82 per cento dei venezuelani condanna le violenze dei gruppi ultras fascisti.
Anche sul piano economico e sociale la realta' del Paese e' ben diversa da quella che viene rappresentata. In questi anni il Venezuela ha subito un radicale processo di traformazione e avanzamento nel segno della redistribuzione del reddito e della giustizia sociale, con un grande miglioramento della condizione materiale e una eccezionale emencipazione umana di milioni di cittadini e, soprattutto, delle masse dei senza nome. Il contributo cubano ha consentito di fare della lotta all'analfabetismo e alle malattie endemiche due dei capisaldi della esperienza chavista. Il calo attuale di una parte dei redditi, le difficolta' economiche e la conseguente criminalita' sono provocate dal vero e proprio strangolamento che gli istituti di credito e i mercati mondiali, dominati dagli Usa, esercitano sul Venezuela e al sabotaggio di una parte della borghesia locale che gioca all'aggiottaggio e al rialzo dei prezzi in modo da soffiare sul malcontento. Fare una rivoluzione sociale in condizioni tanto impari, non e' cosa facile. Maduro e il governo stanno rispondendo con determinazione e con calma all'offensiva. Le forze armate tengono su una linea di difesa della democrazia bolivariana. Il Presidente ha lanciato molti appelli al dialogo con l'opposizione e, soprattutto, con gli studenti e i giovani che avevano partecipato alle manifestazioni di protesta. Non sara' facile ripetere un'altra Ucraina. Sabato scorso Maduro ha concluso una grande manifestazione delle donne per la pace, l'organizzazione delle donne bolivariane. E' stata una cosa bella e simpatica, con canti e allegria ( lo stesso Maduro si e' messo a cantare interrompendo piu' volte il discorso) e soprattutto con una straordinaria partecipazione femminile. Sembrava, per chi se le ricorda, una delle manifestazioni del PCI degli anni d'oro. Forza Venezuela!




Recent comments
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago
12 years 19 weeks ago