di Gian Filippo Della Croce

Torna per il Partito Democratico un vecchio ma purtroppo attuale tormentone, un interrogativo angoscioso presente in questi dolorosi anni di transizione dal PCI ad un confuso approdo neo liberista, leggermente venato di socialdemocrazia che sfuma verso l’ignoto di un destino che tutti hanno paura di nominare:l’estinzione di un grande partito della sinistra italiana ed europea. Accadde anche ai dinosauri, una estinzione imprevista e per certi versi inspiegabile , ma accadde, e ancora si cerca di capirne il perché.

Forse i politologi di terza o quarta generazione si porranno la stessa domanda nei confronti del grande partito estinto. Ma veniamo ad identificare l’angoscioso interrogativo di cui si parlava all’inizio, è il seguente  : “fare qualcosa di sinistra” ed è purtroppo ancora così attuale  che anche Matteo Renzi si trova nella condizione non facile di dare una risposta,  che altri prima di lui non  hanno saputo dare  alimentando di conseguenza la sindrome da estinzione. Barbara Spinelli dalle colonne di Repubblica si domandava qualche giorno fa a proposito delle intenzioni di Renzi nei confronti di questo difficile argomento, che sarebbe necessario che egli non perdesse la memoria del consenso popolare ottenuto con le primarie , ma resta l’interrogativo del come, dal momento che lo strano alleato Nuovo Centro Destra, non vuol sentire parlare di patrimoniali, di diritti civili, di allargamenti a sinistra e tantomeno di ministri “troppo a sinistra”.

Quindi quali spazi veri ci saranno per un primo ministro che proviene da sinistra, ha avuto il consenso della sinistra e deve giocoforza o almeno dovrebbe fare “qualcosa di sinistra” ? A questo punto emerge quel fantasma che sta percorrendo l’Europa: l’evaporazione della sinistra attraverso l’alchimia delle coalizioni, grandi o piccole che siano, ormai presenti in ben undici paesi dell’Unione. I sintomi abbastanza forti ci sono anche da noi, con tutto il discredito che nel frattempo si è gettato sulla parola sinistra, sul prendere le distanze dalla sua storia, dal suo patrimonio di lotte e di ideali, quella strana voglia che in questi anni ha visto la sinistra italiana, e il PD in particolare, sempre più convinta che il nuovo fosse al di là della propria essenza e che quindi quest’ultima dovesse essere negata il più velocemente possibile. Eppure anche in Germania, laddove il socialismo reale è stato toccato con mano, la Linke, il partito di sinistra che è stato etichettato come il partito dei nostalgici della Repubblica Democratica Tedesca, pur avendo imboccato la strada di una evoluzione in chiave europea non ha rinunciato al suo nome e ai suoi ideali, consolidando e allargando la sua area di consenso.

Nel  frattempo Bankitalia nel suo rapporto annuale ci mostra una democrazia, la nostra, ormai definita dei due terzi, ovvero una diseguaglianza socio-economica che rischia di diventare strutturale nella nostra società, mutuando l’attuale atteggiamento dell’economia che riesce sempre meno a stare al passo con la democrazia, ma la politica soprattutto se vista da sinistra non può e non deve dimenticare la promessa di difendere la democrazia, di allargarne gli spazi di rappresentanza, non può  ignorare quel dato che pure Bankitalia evidenzia : cioè quel progressivo deterioramento del reddito familiare medio e di un allargamento della forbice tra l’area di una ricchezza sempre più evidente e quella di una povertà sempre più crescente.

I numeri sono crudeli: il 14% della popolazione italiana non riesce a far fronte ai bisogni minimi(25% al sud), mentre il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi la metà della ricchezza netta totale del Paese. Fare qualcosa di sinistra è quindi più che mai urgente per il neo primo ministro a partire dalla formazione del governo e del suo crono programma ,  le attese del popolo che gli ha tributato un enorme consenso devono avere risposte di sinistra, ricordiamocelo: accadde anche ai dinosauri.

 

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