Impietosamente, le rilevazioni dell'Istat smascherano una volta di più l'ottimismo propagandistico del governo e dimostrano, al di là di ogni dubbio, che la recessione in cui l'Italia si avvita è in pieno dispiegamento.

I dati relativi alla produzione industriale sono lì a certificarlo. Il fatturato dell'industria, nel 2013, ha registrato una contrazione del 3,8% rispetto al 2012, mentre per gli ordinativi la flessione è stata pari all'1,3%. In entrambi il risultato è dovuto al crollo del mercato interno, che ha 'mangiato' i vantaggi ottenuti fuori confine dalla discreta performance delle aziende esportatrici. Nel solo mese di dicembre, il fatturato dell'industria torna a scendere, con un ribasso dello 0,6% sull'anno, che brucia il rialzo di novembre, quando si era momentaneamente  interrotta una serie di segni meno lunga 22 mesi.

Il fatto è che i soloni che governano il Paese ammanicati con la Troika e avvinti dal dogma monetarista, soltanto a chiacchiere parlano della necessità di affrancare l'economia dalla tenaglia dell'austerity. In realtà proseguono cecamente lungo la strada della svendita del nostro apparato manufatturiero, abbandonato a se stesso, nell'assenza totale di una politica di indirizzo e di programmazione degli investimenti. Del resto, se non si recuperano le risorse necessarie là dove sono occultate e se si ha in testa solo di fare cassa per rientrare nei parametri finanziari dettati dalla Bce, non può ragionevolmente esistere nessuna possibilità di uscire dalla deflazione e dalla crisi.

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