«Caro Enrico, vattene». «Caro Matteo, cacciami tu»
Così l'Italia, senza capire perché e per cosa, si avvia ad avere il terzo governo non eletto in poco più di due anni. La stabilità tanto cara a Napolitano si sta capovolgendo nel suo contrario, nella paralisi più totale di qualsiasi azione politica che aggrava i problemi economici del paese anziché risolverli. Per non dire che la "staffetta" è la smentita più clamorosa delle dichiarazioni d'intenti di Matteo Renzi. Il quale ha sempre giurato che non gli interessava la poltrona di Palazzo Chigi («Letta stai sereno», chi ricorda?); che «basta con queste manovre da prima Repubblica»; e che «mai più governi di larghe intese». Perché quello che sta per nascere che cos'è? Non ci sarà forse dentro anche Alfano? La maggioranza non è la stessa che sosteneva Letta? L'unto delle primarie, insomma, quello che diceva di voler fare dell'investitura popolare il suo faro guida, deve aver cambiato idea, confermando indirettamente che, in realtà, era proprio quello il suo scopo: prendere per sé la poltrona di Palazzo Chigi, mentre quella di segretario del Pd era solo un passaggio intermedio. E quanti prevedevano che l'arrivo al Nazareno di Matteo Renzi avrebbe finito con il suicidare il governo guidato da Letta sono stati facili profeti.
Oggi siamo alla resa dei conti, che però non prevede elezioni. Anzi, per tenere in piedi la baracca, Renzi promette a tutti quelli che lo vorranno sostenere (Alfano in primis, al quale votare ora creerebbe qualche guaio, ma anche tutti i parlamentari che a perdere la poltrona non ci pensano proprio) che il suo governo arriverà alla scadenza naturale, cioè il 2018. I due "amici" si vedono oggi a Palazzo Chigi: Renzi deve cercare di convincere Letta a farsi da parte (magari blandendolo con qualche posto di rilievo nel governo o in Europa) per non dover essere lui e, in generale, il Pd a sfiduciarlo nella Direzione di domani. Per oggi era anche annunciata la conferenza stampa nella quale il premier vorrebbe illustrare il nuovo programma di governo, quello che «convincerà tutti i partiti» (dunque pure il Pd, cioè Renzi). Sfida il sindaco a fare tutto alla luce del sole, senza «manovre di palazzo» e assumendosi la responsabilità di sfiduciare un governo guidato da un suo collega di partito. Ma per come si sono messe le cose - il segretario che ormai ha gettato la maschera; i democratici che hanno lasciato Letta al proprio destino; Napolitano che ha fatto altrettanto dicendo: «Tocca al Pd decidere» - il presidente del Consiglio sembra l'ultimo soldato giapponese. Dopo il faccia a faccia, iniziato a mezzogiorno, si vedrà chi l'ha spuntata.
Romina Velchi




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