Giacca blu, camicia azzurra senza cravatta. Sono le sei meno un quarto del pomeriggio quando l'ingegnere 40enne - che dal 2009 al 2012 ha portato Syriza dal 4,6 a quasi il 27% - arriva al Valle Occupato. La gente è stipata dentro e intorno al teatro per la 'primà di Alexis Tsipras, invitato a Roma dai promotori della lista unitaria. In fila per entrare c'erano molte facce nuove e qualche viso noto da Stefano Rodotà a Paolo Ferrero, da Vittorio Agnoletto, Roberto Musacchio, Sandro Medici, Fabio Mussi e mezza Sel fino a Antonio Ingroia e insieme ad alcuni dei sei promotori della lista italiana per Tsipras (Barbara Spinelli, Paolo Flores D'Arcais e Guido Viale), c'è anche Carlo Freccero. 

«Non sono tra voi come capo di un nuovo partito politico - avverte - ma sono venuto a portare l'esperienza di unità che ha portato Syriza a un passo dal governo». 

«La nostra - chiarisce subito - sarà una lista di sinistra, costruita dalla e nella società civile per allargare gli spazi di democrazia in Europa». L'obiettivo dichiarato è «mettere fine al calvario dei cittadini europei causato dall'austerità, dettata dalle politiche neo liberiste. Nessuno deve passare quello che stiamo passando noi in Grecia. Ci rivolgiamo ai giovani, ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati e a tutti quelli che negli anni hanno visto ridursi diritti e conquiste, vogliamo rappresentare tutti quelli che lottano disperatamente per vivere in maniera dignitosa». Il risultato delle europee, per Tsipras, sarà cruciale per «cambiare gli equilibri e sventare le larghe intese». Il suo governo, in Grecia, sarà il «granello di sabbia che ferma l'austerità» ma risultati buoni delle sinistre nei paesi del Sud «possono paralizzare quella macchina», aveva detto poco prima alla stampa estera. Più tardi precisa nel teatro che, «l'Europa è un terreno di lotta per cambiare i rapporti di classe». Uscire dall'euro, per il leader di Syriza, non è una soluzione: «Non è la concorrenza monetaria tra i nostri paesi, la corsa alla svalutazione, che potrebbe essere vantaggiosa per i popoli. E' l'Europa che deve cambiare».

«Per anni - ha detto ancora Tsipras - abbiamo seguito con interesse il dibattito della sinistra in Italia, laboratorio dell'innovazione e del cambiamento. Ora la sinistra italiana guarda alla Grecia cercando risposte. Noi e voi dobbiamo cercare di non imitarci o di essere in competizione ma di stare tutti uniti». In sala la gente sorride al pensiero che c'è stato un tempo in cui la sinistra italiana era un punto di riferimento anche fuori dalle frontiere. Tsipras cita Gramsci, Togliatti e Berlinguer, strappa l'ennesimo applauso e fa l'esempio dei referendum: «Non non li abbiamo mai potuti vincere perché da noi non sono consentiti. Voi avete conquistato l'acqua pubblica». Magari l'incontro con Vendola, previsto nel suo carnet frenetico di queste ore, potrebbe disilluderlo parecchio visto che il Governatore di tutte le Puglie (in buona compagnia dei suoi colleghi) di quel risultato referendario s'è fatto beffe. 
«Per fare sì che l'Europa cambi, dobbiamo prima impegnarci per cambiare i nostri Paesi». Tsipras pensa in grande, insomma, e coltiva l'aspirazione di organizzare una conferenza internazionale per ridurre il debito dei Paesi dell'area euro, liberando risorse, primo irrinunciabile passo per «rilanciare le economie distrutte da anni di neo liberismo». Dovesse diventare premier lui ne taglierà almeno il 60%. Nell'Europa del 3%, che considera il debito pubblico un pericoloso virus da estirpare, il New Deal torna di attualità.

Blasco (Red)

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