ROMA - Si torna a parlare di nuovo Senato della Repubblica, composto da 150 senatori, non eletti dai cittadini, secondo quanto prevede la bozza di riforma appena messa a punto dal segretario del Pd, Matteo Renzi, di cui 108 sindaci di comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della societa' civile.
 

I governatori pero', da sempre naturalmente favorevoli ad una riforma della Costituzione che li veda protagonisti sulla scena politica, ora tirano il freno a mano. C'e' chi preferisce non commentare a caldo, ma chi commenta non lo fa in termini positivi anche perche' la proposta destinerebbe un numero consistente di "posti" ai sindaci ed uno "sparuto" alle Regioni. I calcoli pero' sono ancora "in progress" e d'altronde il segretario del Pd, parlando alla direzione del Partito, ha lanciato segnali rassicuranti: la discussione e' aperta.
 

"Siamo sottorappresentati: prevedere, su 150 senatori, solo una ventina di rappresentanti delle Regioni, significa che siamo veramente sottoesposti", afferma il governatore del Molise, il Pd Paolo Di Laura Frattura, pur chiarendo di parlare a titolo personale, dal momento che la Conferenza delle Regioni non ha ancora discusso il tema.
 

"E' bene avviare la discussione sulla riforma del Senato, ma entriamo nel merito: c'e' un punto di partenza condiviso da Anci e Conferenza delle regioni da cui partire, ma 108 sindaci e 21 presidenti di Regione mi lascia sinceramente perplessa...", interviene il governatore dell'Umbria, il Pd Catiuscia Marini.
 

Per Marini la riforma dovrebbe essere "il piu' possibile simile al modello tedesco, una vera Camera delle Autonomie con chiari poteri sulla legislazione che riguarda gli interessi delle comunita' locali ed i poteri locali, regionali e comunali".

"Il Bundesrat, in Germania - spiega -, e' composto da 69 membri in rappresentanza di tutti i Lander, che eleggono da un minimo di due ad un massimo di sei membri rispetto alla popolazione. Svolge il potere legislativo. Vorrei capire quindi perche' il Senato delle autonomie dovrebbe avere personalita' esterne alle autonomie...meglio un confronto". Lo scrive, mostrando quindi non condivisione alla bozza di riforma del Senato messa a punto dal segretario Pd Matteo Renzi, nel suo profilo Facebook.

"Si sentono tante proposte... ma chi ha portato avanti da sempre la linea del Senato federale e' stata la Lega", fa notare il presidente del Piemonte, Roberto Cota (Lega Nord). "Gli italiani - aggiunge il collega legista Luca Zaia, presidente del Veneto - hanno chiaro che bisogna dimezzare i parlamentari e creare quella Camera delle Autonomie che sia rappresentativa di quel livello intermedio, ovvero delle Regioni, come avviene in tutte le democrazie evolute. E' apprezzabile lo sforzo di Renzi ma vista cosi' non se ne fara' nulla... Ci deve essere un
collegamento tra Parlamento e territori mentre nella bozza si intravede una soluzione che non c'entra nulla col federalismo e non dara' gli effetti sperati per il numero e per come e' stata pensata".
 

Favorevole, invece, Legautonomie. "L'avvio di una discussione concreta sulla trasformazione del Senato attuale in Senato delle Autonomie - osserva il presidente e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi - e' un'altra risposta attesa da chi rappresenta i territori e una necessita' effettiva per dare efficacia alle istituzioni fondamentali, rilegittimandole. Ora si fa sul serio e dunque si possono davvero superare gli scetticismi e i conservatorismi. Non c'e' rendita di posizione
momentanea che abbia un valore neppure lontanamente paragonabile con l'enorme beneficio collettivo che portera' il superamento del bicameralismo paritario, ripetitivo e dunque dispendioso, non piu' giustificabile in nessun modo".

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