Area di crisi complessa: è necessaria una svolta di politica industriale
PERUGIA - “Il momento per l'austerità è l'espansione, non la recessione”. Le parole di John Maynard Keynes erano probabilmente nei pensieri dei membri della Commissione Europea quando, due settimane fa, hanno esentato dal vaglio dell'Antitrust gli aiuti pubblici fino a 15 milioni di euro alle imprese con meno di 500 addetti, limite prima fissato ad appena un milione e mezzo. Una scelta che testimonia il rilievo internazionale assunto dalla discussione sul ruolo del pubblico in una fase di profonda trasformazione del sistema produttivo, alla quale il nostro Paese continua a non prendere parte; se a parlare di “desertificazione industriale” è lo stesso presidente di Confindustria, vuol dire che agli appelli alla calma ed alla fiducia è ora che si sostituiscano il coraggio e le idee.
Da ciò trae origine la richiesta di riconoscimento dello stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni, su cui adesso la comunità politica regionale, dopo la discussione avviata da Rifondazione Comunista in Consiglio regionale, è obbligata a misurarsi affinché si arrivi ad una decisione entro questo mese.
La straordinarietà della fase che attraversa il comparto industriale dell'area non trova espressione solamente nei numeri drammatici della crisi; è mancata finora la capacità di definire un nuovo modello di sviluppo per il territorio, che con gli effetti della crisi uniti all'esaurirsi di un ciclo pluriennale di programmazione negoziata, ha visto messo in discussione il proprio ruolo nell'economia nazionale ed il posizionamento competitivo nello scenario globale, come dimostrato dalla questione siderurgica.
Il patrimonio di esperienze maturato in oltre un secolo di industrializzazione necessita ormai di essere rielaborato, con l'obiettivo di trasformare in realtà le tante potenzialità presenti; un autentico “accordo di programma per Terni”, come rilanciato a più riprese nei suoi ultimi contributi da Alberto Provantini, a cui è necessario tornare a guardare per elaborare una politica lungimirante e attenta alle forze economiche e sociali del territorio.
Ad oggi solo il riconoscimento dello status di area di crisi complessa consente di accedere alle risorse nazionali necessarie per dare attuazione a tale modello d'intervento, sopperendo ai danni delle politiche di austerità. Lo conferma il dinamismo espresso da altre regioni nell'interlocuzione con il Governo per l'ottenimento di tale status; non un assalto alla diligenza o una lesione della libertà d'impresa, come qualcuno vorrebbe far credere, ma la conseguenza di politiche economiche volte a riqualificare settori produttivi d'interesse nazionale ed a gettare le premesse per nuovi scenari di sviluppo, a vantaggio tanto delle imprese locali, chiamate a misurarsi sui nuovi scenari della competizione globale, che della possibilità di rilanciare i redditi delle famiglie, oggi alle prese con difficoltà sempre maggiori.
Riconoscere lo stato di area di crisi complessa significa tornare a darsi degli obiettivi che diversamente non possono essere realizzati; obiettivi al servizio della collettività, la stessa che da anni paga il prezzo più alto della crisi e che dalla politica si aspetta semplicemente che svolga il proprio ruolo.
Damiano Stufara - (Capogruppo PRC in Consiglio Regionale)




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