Con italicum Parlamento ripete errore. Intervista al costituzionalista Azzariti
di Romina Velchi
Comprimere e deformare la rappresentanza politica nel parlamento nazionale con la scusa della governabilità; comprimere e deformare la rappresentanza politica pure nel parlamento europeo senza nemmeno quella scusa. Il costituzionalista Gaetano Azzariti è tra i promotori dell'appello che chiede, in sostanza, alle forze politiche presenti in parlamento di non procedere all'approvazione dell'italicum, la legge elettorale frutto dell'accordo tra Renzi e Berlusconi, perché già viziata da qualcosa di più di un semplice sospetto di incostituzionalità. Ed è anche tra coloro che hanno presentato ricorso contro la legge italiana per le elezioni europee, dove nel 2009 è stata introdotta una soglia di sbarramento del 4%.
Professor Azzariti, cos'è che fa assomigliare così tanto l'italicum al vecchio porcellum?
La filosofia di fondo, che mi sembra la medesima. Le questioni più delicate del porcellum erano sostanzialmente tre: il premio di maggioranza, le liste bloccate e le soglie di sbarramento. Bene, sono esattamente, gli stessi profili che caratterizzano l'italicum. Forse in modo diverso, però tutti e tre questi profili sollevano questioni rilevantissime di costituzionalità e di rispetto della rappresentanza politica.
Si può dire che l'italicum si fa un po' beffa della sentenza della consulta, che è fresca e fresca e molto chiara nelle motivazioni?
Bisognerà vedere come vanno a finire le cose. Più che beffa io credo che ci sia il rischio che se il parlamento dovesse approvare la legge così come è progettata la Corte costituzionale potrebbe reintervenire e svolgere un secondo sindacato di costituzionalità. Anche perché ormai la sentenza sul porcellum, la 1 del 2014, ha aperto una porta importante per arrivare alla Consulta. Direi che è questa la più grossa novità di questa sentenza: prima non si poteva in nessun modo arrivare alla Corte costituzionale, adesso invece sì.
Qual è l'aspetto più negativo dell'italicum?
E' l'insieme. Ricordo che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale il premio in quanto alterava profondamente la composizione della rappresentanza democratica. Credo che un premio che è pari grossomodo alla metà dei voti conseguiti esprima un'alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica (sono le parole esatte della Corte costituzionale).
Insomma, è più truffa questa che la famosa "legge truffa" del 53.
In confronto sia al porcellum che all'italicum la legge truffa era una legge altamente democratica, la cui compressione della rappresentanza era infinitamente minore: lì c'era un premio di maggioranza in senso proprio, perché bisognava ottenerla la maggioranza per aver il premio; oggi siamo di fronte ad un premio di minoranza.
Era così urgente fare una riforma elettorale? In fondo la Corte costituzionale ha detto chiaramente che il porcellum depurato dagli elementi di incostituzionalità è perfettamente funzionante e coerente con il nostro impianto costituzionale.
Che non fosse "costituzionalmente" necessario è certo. O meglio: c'è un'urgenza minore rispetto alla legge che c'era prima della sentenza. Perché tutti sapevamo, prima ancora che fosse messo nero su bianco dalla Consulta, che il porcellum era incostituzionale. Oggi invece abbiamo una legge costituzionale, ma è anche vero, comunque, che il parlamento è legittimato a cambiarla se ritiene di farlo. Se c'è una valutazione politica da fare è se è più necessario cambiare la legge elettorale o risolvere la crisi economica.
E' certo paradossale che finché c'era il porcellum, una legge incostituzionale, non si è fatto nulla; e nel momento in cui c'è una legge che è migliore del porcellum la si va a cambiare peggiorandola.
In effetti sì. Comunque, dal mio punto di vista di costituzionalista, non entro nel merito della opportunità di cambiare una legge elettorale, il parlamento è perfettamente legittimato a farlo. Quello che mi preme mettere in evidenza è che il parlamento non dovrebbe fare una legge ancora una volta incostituzionale. Questo è il rischio maggiore dell'italicum: di essere non solo o non tanto una brutta legge, ma di essere incostituzionale.
E veniamo alle europee. Lei è tra i promotori del ricorso contro lo sbarramento del quattro per cento della relativa legge elettorale. Ci può spiegare perché questo sbarramento non ha logica?
Le soglie di sbarramento da un lato e i premi di maggioranza dall'altro sono due tecniche che tendono a favorire la stabilità dei governi. E' l'unica ragione per la quale molti stati europei (e da noi in modo abnorme come abbiamo detto) le utilizzano (per altro, da nessuna parte esse vengono utilizzate contemporaneamente, questa è una prerogativa tutta italiana). Come sappiamo, con le elezioni europee non si elegge un governo e dunque viene a mancare la ragione stessa dello sbarramento o del premio di maggioranza. La commissione europea viene eletta con tecniche di carattere diverso e questa è la ragione per la quale in Europa dovrebbe essere garantita la massima espansione della rappresentatività come è permesso da leggi di tipo proporzionale. Aggiungo che ci sono due decisioni europee che da un lato impongono a ciascuno stato membro un tipo di elezione proporzionale e dall'altro ammettono una soglia di sbarramento fino al 5%. Ma la stessa Corte costituzionale tedesca, patria della soglia di sbarramento al 5% per le elezioni nazionali, ha stabilito nel 2011 che questa soglia a livello europeo è eccessiva perché viola il principio di uguaglianza del voto. A maggior ragione questo vale sul versante italiano. La legge elettorale per le elezioni europee del 1979 non prevedeva la soglia di sbarramento, ma nel 2009 con un accordo di grande coalizione ante litteram centrodestra e centrosinistra nel giro di una notte si misero d'accordo per introdurre questa soglia al 4%.
Siete ottimisti?
Dal punto di vista tecnico c'è un problema di ammissibilità e di tempi. Abbiamo chiesto il rinvio pregiudiziale alla corte di giustizia europea perché interpreti la congruenza della legge italiana ai trattati europei. E un rinvio alla Corte costituzionale italiana per verificare la legittimità costituzionale appunto della legge italiana. A breve verranno discusse queste eccezioni che se verranno accolte, come noi auspichiamo, si aprirà la seconda fase del procedimento. Le elezioni però sono a maggio e dunque il tempo stringe. Ma vorrei dire che abbiamo deciso questo passo anche con una ragione strettamente politico-costituzionale. La strada processuale era per noi obbligata perché non avevamo altri strumenti, ma francamente auspicherei una resipiscenza del sistema politico. Noi chiediamo una cosa semplice: che il parlamento, mentre cambia la legge elettorale nazionale, metta mano anche a quella per le elezioni europee e segua la strada maestra della riforma politica e non per via giudiziaria.
Cosa che si potrebbe fare rapidamente entro maggio.
Beh, l'italicum lo vogliono approvare entro aprile, mentre qui siamo di fronte ad una modifica abrogativa ancor più semplice che si potrebbe fare ancora prima.




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