di Daniela Preziosi

La «tra­ver­sata» di Fabri­zio Barca — eco­no­mi­sta, ex mini­stro della coe­sione ter­ri­to­riale, per il Pd oggetto miste­rioso ma anche riserva della Repub­blica, eterno can­di­dato a qual­cosa, oggi alla pre­si­denza del par­tito ma lui giura di non aver rice­vuto tele­fo­nate, «e comun­que non sarebbe il mio mestiere», dice — ha una nuova tappa: ieri si è chiuso il crowd-funding del pro­getto «Luo­ghi Ideali». In 583 hanno donato 53mila euro in due mesi, ed ora entro feb­braio saranno scelti alcuni pro­getti con­creti del Pd dei ter­ri­tori da rea­liz­zare: valori, obiet­tivi e metodo. Un discorso eso­tico da far pas­sare a chi con­ti­nua a chie­der­gli cosa farà da grande (non sem­bra ma sta per com­piere 60 anni): «La mia gene­ra­zione ha il dovere di dare una mano ai trenta-quarantenni per farli uscire dai casini in cui li ha fatti entrare». E sull’argomento anche sta­volta è tutto.

La pre­si­dente Bol­drini parla di emer­genza demo­cra­tica e di ever­sione. Che idea si è fatto?

Che ci vogliono i par­titi e non le rap­pre­sen­ta­zioni dirette della società civile. Piac­cia o no, fun­zioni o no, il par­tito è un’organizzazione demo­cra­tica che svolge una fun­zione di inter­me­dia­rio fra società e isti­tu­zioni. Non si schiac­cia sulle isti­tu­zioni, che è l’errore di que­sti anni, né sulla società, per­ché ne matura e ne media la rab­bia e i con­te­nuti. Quando viene meno il par­tito e si pre­tende di costruire una rap­pre­sen­ta­zione diretta, suc­cede che la società aggres­siva e intol­le­rante, com’è la società ita­liana oggi, te la ritrovi in forme di squa­dra fasci­sta in par­la­mento. Oggi lotro­viamo brutto, ma è il frutto di una deriva ven­ten­nale che tende all’abolizione dei partiti.

Ma i par­la­men­tari a 5 stelle sono eversori?

La parola ever­sione evoca un dise­gno. Invece loro rap­pre­sen­tano la rab­bia che trovi per strada. Un pro­cesso peri­co­loso, non c’è dub­bio, ma non vedo un dise­gno, vedo lo sbando.

Lo sman­tel­la­mento dei par­titi non si per­fe­ziona con l’abolizione dei finan­zia­menti pubblici?

Quella riforma ha una cosa buona: lega ogni forma di finan­zia­mento all’adesione alle regole. Per il resto è una pes­sima norma: favo­ri­sce i par­titi votati da per­sone che hanno più soldi, ha una soglia di con­tri­bu­zione altis­sima che non ha pari nel resto del mondo occi­den­tale, quindi favo­ri­sce chi può rac­co­gliere i soldi di per­sone molto ric­che. Cioè non aiuta la rappresentanza.

Que­sta legge è stata voluta da Renzi.

No, pur­troppo è stata voluta da tutti, o quasi. Nel Pd è un errore molto diffuso.

Insomma la sua idea di par­tito non asso­mi­glia a quella veloce e deci­sio­ni­sta dell’era Renzi.

C’è un punto di coe­renza sulla sepa­ra­zione fra par­tito e governo. Con le pri­ma­rie il Pd ha comin­ciato a scri­vere l’agenda senza sen­tirsi schiac­ciato sul governo, com’è dove­roso. Se la domanda è se le par­ti­co­lari pro­po­ste siano state oggetto di dibat­tito e rifles­sione nel Pd, evi­den­te­mente no. Ma sono vent’anni che par­liamo di legge elet­to­rale. Io sarei favo­re­vole all’uninominale, ma ora c’è una forte voglia di chiu­dere con la legge meno brutta pos­si­bile. E così final­mente tor­niamo a par­lare di Ita­lia, di visione, di ser­vizi, di mani­fat­tura, di crisi di com­pe­ti­ti­vità. Il paese è bloc­cato sulle riforme istituzionali.

Anche il governo Letta è bloc­cato dall’attivismo di Renzi, con una squa­dra gover­na­tiva sem­pre più con­su­mata e meno autorevole?

La situa­zione poli­tica è sospesa nell’attesa della chiu­sura del nego­ziato e delle vota­zioni sulla legge elet­to­rale. Non vedo altri cam­bia­menti rispetto a qual­che mese fa.

Ber­lu­sconi è stato revi­ta­liz­zato da Renzi?

Ber­lu­sconi non era mai stato devitalizzato.

Il governo riu­scirà a rilan­ciarsi e a reg­gere la coa­bi­ta­zione Letta-Renzi?

Quando si tor­nerà a par­lare di inter­venti nella società si capirà quali sono le richie­ste che il Pd fa al governo. Per ora non abbiamo elementi.

C’è il jobs act, per esem­pio. Le piace?

L’ho letto, ma potremo fare una discus­sione vera quando arri­verà la pro­po­sta completa.

Men­tre nel Pd passa il ciclone Renzi lei con­ti­nua la ’tra­ver­sata’ del par­tito e lan­cia il pro­getto ’luo­ghi ideali’. Che vuole fare, Barca?

Que­sto ciclone potrebbe effet­ti­va­mente essere desta­bi­liz­zante per l’attuale para­lisi fatta di idee e per­sone vec­chie. Ma se si desta­bi­lizza poi biso­gna rico­struire. Nella mia idea la rico­stru­zione avviene attorno a due pila­stri: i valori, la visione intorno a cui si scal­dano gli animi, a cui la gente è dispo­sta a fare sacri­fici, a tor­nare a cre­dere che si possa cam­biare. E poi il metodo, quello che è man­cato in que­sti anni; un metodo di attua­zione che fissi gli obiet­tivi, che dia la pos­si­bi­lità ai cit­ta­dini di stare addosso ai risul­tati. In una fase come que­sta si aprono delle pos­si­bi­lità: può non cam­biare nulla oppure si pos­sono affer­mare valori di sini­stra. E un metodo. Il mio è un eser­ci­zio molto pra­tico: tro­vare, in cin­que o sei ter­ri­tori, cin­que o sei luo­ghi dove il Pd è sve­glio e ha voglia di fare pro­getti. E vedere se si pro­du­cono risul­tati inte­res­santi tali da cam­biare la qua­lità della vita nei ter­ri­tori. Que­sto sarà il mio impe­gno fino al 31 dicem­bre 2014.

Dai diri­genti del Pd ha segnali di interesse?

C’è una coe­renza con alcune ini­zia­tive dell’attuale segre­te­ria, penso al par­tito attivo e alla messa in rete. D’altronde, gra­zie al finan­zia­mento rac­colto, noi mon­te­remo cin­que o sei ope­ra­zioni che pos­sono di essere di uti­lità a un par­tito che si vuole rin­no­vare. Quindi per forza di cose si incro­ce­ranno con le ini­zia­tive nazio­nali, almeno que­sto è il mio augu­rio. Ma quello che sarà il Pd dipen­derà certo dalla capa­cità del gruppo diri­gente, ma anche dai suoi 400mila iscritti che riem­pi­ranno di con­te­nuti il nuovo libro che si apre. In un mondo moderno il libro lo scri­vono le per­sone dai ter­ri­tori, non più dall’alto o da Roma.

Renzi cono­sce il lavoro che lei sta facendo?

È infor­mato, ho incon­trato diversi dei suoi. Non lui, mi auguro di farlo. Ma in que­sto momento la prima cosa è che vada in porto la scom­messa che ha fatto.

Per­ché non è voluto entrare negli orga­ni­smi del Pd dopo che in tanti l’avevano cor­teg­giata nel corso delle primarie?

Non voglio gio­care nella par­tita della nazio­nale, in que­sto momento gioco territoriale. Io lavoro e il tempo che ho da dedi­care all’associazione Pd è limi­tato. E il com­pito che mi sono dato, e per cui ho preso un impe­gno con le 583 per­sone che hanno finan­ziato il pro­getto, è già molto ambizioso.

Fonte: Il manifesto

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