Il lusso ‘made in Umbria’ conquista l’estero
L’analisi di Esg89 si è concentrata sulle 117 società che nel settore tessile in Umbria hanno sviluppato un fatturato superiore ai 500.000 euro. Il dato emerso è che 91 di queste realtà hanno chiuso l’esercizio in utile (78%), il fatturato complessivo risulta in crescita rispetto l’esercizio precedente del 6% e l’utile, solo in leggera flessione del 4%. Le compagini sotto al milione di fatturato sono 43, quelle con valore della produzione compreso fra 10-100 milioni di euro contano 9 unità. Cucinelli e Spagnoli sono 2 i gruppi con un fatturato che supera i 100 milioni di euro e ottima redditività. Fra le società con valore della produzione superiore ai 10 milioni soltanto una ha chiuso l’esercizio in perdita. Perugia è il comune con più aziende: ben 27. A seguire Assisi e Città di Castello con 11 società e Corciano con 10.
Chi investe sulla ristrutturazione. La Studio Roscini Spa, 30 milioni di fatturato, nel 2013 ha investito nella ristrutturazione allo scopo di abbattere i costi di filiera e mantenere una produzione con la qualità tipica dell’artigianato ed evolvere verso una gestione industriale. Grazie a questo potenziamento auspica nel 2014 un incremento di fatturato pari all’8% con un margine del +100/120%. “E’ la nostra strategia per proteggerci dalla compressione del margine verso cui si muove tutto il settore - spiega l’Ad Tiziano Ciampetti - I costi di filiera se gestiti con un’ottica industriale possono essere contenuti”. Attualmente la Studio Roscini spa con un modello B to B si rivolge principalmente ai mercati esteri di America, Francia ed Inghilterra.
Verso il mercato cinese. Fabiana Filippi Spa, oltre 50 milioni di volumi d’affari, ha chiuso il 2013 con un +10% di fatturato rispetto all’anno precedente e ha fatto dell’export la sua punta di diamante, “Uno stile di vita esteso dall’Umbria verso il mondo” come spiega l’Ad Giacomo Filippi Coccetta: “Nel 2014 punteremo sull’America e sui paesi asiatici andando a consolidare ed espandere un lavoro già avviato in aree come la Corea, il Giappone e Taiwan. Guardiamo alla Cina come un mercato già approcciato ma da consolidare”.
Un caso “atipico”. Ab Creazioni Srl, con oltre 2milioni di fatturato, è una di quelle tante PMI nate dall’indotto di Cucinelli che oggi è stata in grado di creare un brand che si rivolge, a differenza delle altre compagini di settore, soprattutto al mercato umbro. “Brunello Cucinelli - spiega l’imprenditore Leonardo Mazzocchio - ha portato il settore in Umbria a livelli altissimi, consentendo al suo indotto di fare impresa”. Ab creazioni srl è un marchio che cresce soprattutto a livello regionale grazie ad accordi con la grande distribuzione. Il 90% del fatturato (+20% nel 2011, +15% nel 2012, +8% nel 2013) è stato ottenuto con dei corner shop monomarca all’interno di punti vendita della COOP Prodotto misto di qualità medio alta diretto alla grande distribuzione.
L’analisi di ESG89. “Il comparto, salvo qualche eccezione, sta dimostrando vitalità, innovazione, creatività e buone prospettive – commenta Giovanni Giorgetti Ceo di ESG89 – L’export è la via maestra per migliorare i numeri di bilancio. Il made in italy è da sempre sinonimo del lusso e il made in Umbria ne è un esempio concreto. Il mondo sta annoverando sempre più famiglie benestanti in paesi che una volta erano lontani dai circuiti dello shopping. In una recente ricerca della Boston Consulting si stima che nel 2020 i consumatori del lusso nel mondo saliranno a 440 milioni. Nel 2013 erano 380 milioni. Questo dovrà essere l’orizzonte delle nostre imprese e le ‘politiche industriali’, anche a livello locale, dovranno guardare con sempre maggiore interesse a questo settore.
Si dovrà puntare anche sull’online che è destinato a crescere repentinamente soprattutto in alcuni mercati internazionali. Si stima che passerà dall’attuale 5% al 15% a livello globale. Mentre i canali della distribuzione diretta (store) e quello wholesale, diventeranno sempre più quelli principe per diffondere il ‘lusso’.
Un dato interessante – conclude Giorgetti – il livello del patrimonio netto delle 117 società umbre è incrementato rispetto all’esercizio precedente di oltre 100milioni di euro. Un segnale di fiducia che gli imprenditori hanno nei confronti delle proprie aziende consapevoli che sui mercati esteri è vietato ‘barare’!”.




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