Primo sì all'Italicum. La proposta di legge elettorale prodotta dal duo Renzi-Berlusconi ha superato il primo scoglio del voto segreto. Approdata in aula stamattina, infatti, sono state subito bocciate, con un'unica votazione e a scrutinio segreto, le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel, Fdi e M5S ("Per l'Italia" ha ritirato la propria). La Lega, per protesta, non ha partecipato alle votazioni di oggi, in solidarietà con Christian Invernizzi (deputato del Carroccio), «cui ieri è stato impedito di votare in commissione», quando è stato dato mandato al relatore sulla legge elettorale (cioè il via libera a portare la legge in aula). Un voto che si è svolto in meno di un minuto, alla velocità della luce e nel caos generale. Per questo la Lega aveva chiesto alla presidente della Camera di far tornare in commissione la legge elettorale e di ripetere il voto, inficiato dalla bagarre. Richiesta cui si erano associati anche M5S, Fdi e Sel; contrario, manco a dirlo, il Pd.Boldrini ha poi respinto la richiesta, per altro non ancora formalizzata, con l'argomento che «il presidente della commissione, Francesco Paolo Sisto, ha attestato la regolarità del voto. Se c'è una proposta di rinvio in commissione fatela e la mettiamo ai voti», ha detto Boldrini rivolgendosi ai gruppi di opposizione che avevano sollevato la questione della regolarità. «Quanto alla corretteza, per me fa fede quanto ha detto il presidente. Lui ha attestato la presenza dei deputati e la regolarità del voto», ha insistito. Nessun partito ha chiesto la votazione (era già chiaro come sarebbe andata a finire) e si è dunque avviato il dibattito sulle pregiudiziali di costituzionalità. 

Nel primo voto d'aula la maggioranza ha quindi "tenuto" sull'accordo Pd-Fi e sottoscritto in commissione anche dal Nuovo centrodestra di alfano. D'altra parte la posta in gioco è alta: nientemeno che il governo, perché è chiaro che ogni scoastamento dal patto tra Renzi e Berlusconi avrebbe come effetto non solo di far saltare il Pd ma anche Letta. Non per nulla, ad assistere al primo voto in aula sulla legge elettorale c'era l'esecutivo al gran completo, tranne il premier Enrico Letta. Il che non ha comunque evitato che, nel segreto dell'urna, entrassero in azione tra i venti e i 30 franchi tiratori, deputati che hanno votato per bocciare la legge elettorale, in dissenso rispetto al proprio gruppo.

Le pregiudiziali delle opposizioni sono state votate anche dal Centro democratico, alleato con il Pd. Scelta civica ha scelto di distinguersi da grillini e Sel: ha mosso alcuni rilievi all'Italicum, evitando accuratamente di votare i documenti degli altri partiti, con Renato Balduzzi, in dissenso dal gruppo Sc, che si è astenuto. Ora si procederà con il voto sugli emendamenti: la conferenza dei capigruppo ha deciso che si ricomincia l'11 febbraio, a dispetto del Pd (cioè di Renzi), che voleva il 4 febbraio (nella conferenza dei capigruppo solo Fi era d'accordo a procedere rapidamente). Un intervallo piuttosto lungo, segno che molti nodi devono ancora essere sciolti e serve altro tempo per mettere a punto modifiche che accontentino tutti (o quasi) e assicurare così che i prossimi voti filino via lisci senza "incidenti". Gli emendamenti sono tanti, circa 400, e dunque la partita è appena cominciata. Quello che è arrivato in aula, infatti, è un testo "vecchio", quello frutto dell'accordo iniziale tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi e dunque senza le modifiche concordate mercoledì tra i due (innalzamento della soglia per il premio, abbassamento dello sbarramento per i partiti coalizzati, norma "salvaLega e norma "salva-Sel"). Modifiche che saranno discusse e votate direttamente in aula. 

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