di Renato Casaioli

 

Che pena vedere una sinistra europea e in particolare quella italiana ridotta così. Nell’ultimo trentennio, quando non è stata silente, o peggio ancora, ha partecipato al grande banchetto d’ingordigia della Casta partitocratica, ha scimmiottato il liberismo. In Italia tutto questo ha significato smontare l’IRI, svendere apparati industriali e di ricerca di prim’ordine a quattro puttanieri lestofanti. Il caso Ligresti, è solo l’ultimo dell’angosciante storia.

Sì perché in un Paese come l’Italia, con la sua storia, la presenza dello Stato nell’economia e nella ricerca, ha significato farci arrivare ad essere tra i primi Paesi industrializzati del mondo. Il fallimento delle privatizzazioni non è bastato, ancora oggi  si vuole svendere quello che ne rimane, per pagare questa la motivazione il debito pubblico. Di sinistra in Italia e Europa c’è ne davvero bisogno. Ma questa deve uscire dalla subalternità al nuovo capitalismo. Ritrovare una sua visione critica e progettuale, in grado di proporre delle possibili strade da percorrere.

Credo che sia questo il cuore della questione politica. Insomma sono convinto che i guai della socialdemocrazia, che «ha gettato ha scritto più volte Giorgio Ruffolo - al vento la carta dell’unione europea, per inseguire fallimentari terze via alla Blair». Credo che sia di vitale importanza per la sinistra tornare a mettere al centro l’azione di governo dall’economia, alla sanità, alla scuola, alla ricerca scientifica. E’ vero è cambiata la stratificazione sociale in Europa. Non c’è più la classe operaia come fattore unificante dell’esercito della sinistra. “La struttura sociale – per dirla sempre con Ruffolo - non si è concentrata in due grandi blocchi antagonisti come previsto da Marx...». Ma il tema della giustizia sociale, della ridistribuzione della ricchezza, del ruolo della finanza e della produzione dei beni, sono tutti lì sopra il tavolo e non ancora risolti. Poi l’Europa, come ci si tà dentro.

Negli Stati Uniti, Barack Obama è deciso ad aumentare il salario minimo dei lavoratori dell'amministrazione federale e a indicizzarlo all'inflazione con l'obiettivo di sostenere la domanda interna e quindi la ripresa economica. In Europa, la direzione è opposta. Le imprese chiedono ai lavoratori di ridursi lo stipendio e il salario minimo a livello di Unione non esiste. Di peggio, l'idea di sostenere la domanda non è nemmeno prevista nel dibattito.

Le vicende dell’Elettrolux da ultime, ripropongono in tutta la loro drammaticità lo stare in Europa che deve essere improntato ad uguaglianza in fatto di diritti e doveri per tutti, a partire dal modo di fare impresa. Se non sarà così, i venti dell’antieuropeismo, soffieranno forte alle prossime elezioni europee. I populismi forti delle loro semplificazioni, dei loro ottusi, miopi nazionalismi, avranno la meglio. La sinistra deve rilanciare a questo proposito un’idea di nuova cooperazione da contrapporre a questa globalizzazione selvaggia. Insomma a voler fare il lavoro non manca. Mancano le capacita culturali e politiche, perché appunto la sinistra è stata gregaria del liberismo.
 

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