Renzi: Italicum, non temo imboscate
Nel Pd sono in molti a sostenere, chi più e chi meno apertamente, che l’Italicum targato R&B, Renzi-Berlusconi, presenta qualche rischio di incostituzionalità. Lo aveva detto dall’inizio Gianni Cuperlo, che però ora dà il via libera alla legge, a patto di «alcune correzioni». Lo sostiene Pippo Civati, con termini un po’ più forti: «A Renzi ho detto che questa legge è vomitevole».
Ma pazienza, almeno per ora. Ieri notte una nuova riunione dei deputati dem si è conclusa con un voto unitario contro le pregiudiziali di costituzionalità che oggi, alla camera, segneranno la partenza dell’iter della legge. La minoranza ha chiesto «l’ascolto» delle proprie ragioni, consapevole che la partita delle riforme è tutta collegata, e azzoppare l’Italicum vorrebbe dire azzoppare il segretario, se non disarcionare il governo Letta. Quello che nei fatti significherà si vedrà più avanti,quando la discussione entrerà nel vivo, entro il 10 febbraio, tempi contingentati permettendo.
Oggi dunque il voto sulle pregiudiziali. Ne sono state presentate cinque (due dei grillini, una di Sel, una di Fratelli d’Italia ed una del gruppo Per l’Italia). Ma, nonostante le tante voci di costituzionalisti che invitano a uno stop, non c’è storia: sulla carta dovrebbero votare sì poco più di 200 deputati, contro gli oltre 400 della maggioranza più Lega. Per Scelta civica la legge è «a rischio di incostituzionalità», ma un incontro fra Renzi e la segretaria Giannini ieri ha, se non cambiato l’orientamento, certo smussato i toni.
Su Canale 5 il segretario si dichiara «tranquillo e sereno». Non teme imboscate della minoranza, «nel Pd si discute e si decide». E ha ragione. Ieri la sinistra Pd ha passato la giornata ad assicurare che non farà scherzi nel voto segreto. A giurare lealtà è la minoranza bersaniana, quella che il turco Matteo Orfini ha definito «la minoranza della minoranza». Sbeffeggiata dal grillino Alessandro Di Battista: «In privato Cuperlo dice che questa legge è incostituzionale, cerchiamo di convincerlo a dirlo anche pubblicamente. Però hanno tutti paura del loro partito». «Le pregiudiziali di costituzionalità non devono passare. Il Pd voterà compatto contro. Il testo base è migliorabile e faremo di tutto per migliorarlo, ma non possiamo affossare il percorso avviato», giura Alfredo D’Attorre. Pronti a dare battaglia, dunque, ma «a viso scoperto» per modificare «le liste bloccate, le soglie di sbarramento per i partiti minori e le norme sulla rappresentanza di genere». «Facciamo tutto alla luce del sole. Abbiamo apprezzato l’accelerazione che il segretario ha impresso», insiste Stefano Fassina. Ma per testare la tenuta dell’accordone Pd-Fi bisognerà aspettare, fra una settimana, la discussione in aula. Iniziata ieri pomeriggio mentre scadeva i termini per la presentazione degli emendamenti, che però saranno riaperti a febbraio.
Il Pd ha presentato le modifiche che recepiscono l’ultima intesa R&B sulle soglie (dal 35 al 37% quella per il premio di maggioranza e dal 5 al 4,5% quella di sbarramento) e sulla delega al governo per disegnare i collegi elettorali. Più i 35 emendamenti già depositati in commissione. Quanto alla presenza di genere — il testo base non rispetta l’art.51 della Carta — Maria Elena Boschi, la renziana che conduce una parte delle trattative, fa appello «alle deputate di Forza Italia». Forza Italia ha invece ripresentato in aula il «Salva-Lega» (un meccanismo che ammette in parlamento una forza che raggiunga l’8 per cento in almeno tre regioni) che ricucirà le relazioni fra forzisti e Carroccio. Gli alfaniani puntano a incassare le candidature multiple. Quanto a Sel, penalizzata dalla soglia di sbarramento interno alle coalizioni e dall’esclusione dal premio di maggioranza degli alleati piccoli, per ora non vede luce all’orizzonte. Ma al senato potrebbe spuntare il recupero del miglior perdente. Oppure un meccanismo studiato dal lettiano Francesco Sanna che redistribuisce il premio in proporzione. Intanto Vendola attacca: «I piccoli partiti sono la rappresentazione di voci, di interessi che esistono nella società.
Cancellarle significa regalare milioni di elettori ai blocchi populisti». Grillo non la pensa così. O finge di non aver capito la potenzialità che l’Italicum gli apparecchia: «Napolitano sta spalleggiando questa legge incostituzionale. Non è possibile che sia senza il voto di preferenza, con un premio di maggioranza abnorme, con il doppio voto che chi vince va al ballottaggio e prende tutto. È una legge fatta per tagliare fuori il Movimento».




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