di Rosaria Parrilla

 

PERUGIA - Il suo slogan è “Sono l’uomo giusto al posto giusto”. Lui è Stefano Fancelli, uno dei tre candidati alla guida del Pd umbro. Fancelli cuperliano di Città di Castello se la dovrà vedere con il renziano Giacomo Leonelli e il civatiano Juri Cerasini. Il congresso ormai è alle porte, si terrà il 16 febbraio, e tutti i competitors hanno svelato le proprie carte, chi in un modo, chi in un altro.

Stefano Fancelli, che si definisce una persona riservata e che ama vedere gli amici intorno ad una tavola ricca di buone pietanze, è sbarcato da qualche ora su facebook “per animare il dibattito”. È la politica ai tempi dei social network. Lui, Fancelli, spera in un confronto serio, dove la dialettica anche “forte” abbia uno scopo preciso: rafforzare e tenere unito il partito e dove ci sia un’ampia partecipazione dei cittadini. Si sente in dovere di cambiare seriamente non solo il suo partito, ma anche il centrosinistra, la cultura e il modo di fare politica.

“Sono qui disponibile a combattere per un partito che non sia più autoreferenziale – ci spiega al telefono -, voglio una maggiore partecipazione dei cittadini nella discussione, perché quando c’è questo non ci si nasconde dietro i poteri dei partiti e per fare questo bisogna avere idee chiare”.

Anche se il perugino Leonelli ha l’appoggio di buona parte di parlamentari, amministratori regionali e comunali, Fancelli si sente sicuro di sé, forte del suo programma politico. “Giacomo ha molte correnti che lo sostengono, che non hanno nulla in comune e la pensano in modo diverso, ma probabilmente avrà più correnti che voti. Giacomo si deve rassegnare perché il suo supporto è più un posizionamento tattico che altro, quindi voteranno me”.

Fancelli ha sempre criticato pubblicamente Leonelli di essere la candidatura dell’apparato, quello che ha ricevuto “pacche sulle spalle grazie ad accordi politici”, ma alla domanda se anche lui si reputa del sistema, dato che il suo nome è stato voluto da chi nel partito e in Umbria ha un ruolo di primo piano, lui risponde: “sono per il cambiamento radicale, per innovare il modo di fare politica e la classe dirigente del partito. Non mi vergogno di avere dei sostenitori, ma la mia proposta politica è chiara, Giacomo, invece, ha solo l’appoggio di diverse correnti”.

Per Stefano Fancelli, inoltre, la differenza, tra lui e gli altri due candidati, evidente a tutti è di essere l’unico a non avere cariche amministrative. Leonelli, infatti, è presidente del Consiglio provinciale di Perugia, mentre, Cerasini è assessore al Comune di Spoleto.

“In caso di vittoria al congresso, farò solo il segretario per i prossimi 3 anni, non mi candiderò a nulla. All’interno del Pd ho fatto molta militanza – e ricorda il suo percorso politico -, una militanza molto appassionata, fatta di associazionismo. Consentimi una battuta: sono l’uomo giusto al posto giusto” .

Alla domanda: quali sono le sue previsioni? Il partito uscirà da questo congresso più unito e rafforzato o più diviso e indebolito? Lui pensa subito alle primarie dell’8 dicembre. “Innanzitutto spero tornino a votare quei 70mila cittadini delle primarie scorse, così vinco io. E poi spero in un vero confronto, perché quando c’è una forte dialettica è sempre positivo. Quindi spero in un Pd umbro più forte e unito, non più autoreferenziale, come lo è stato, perché voglio una maggiore partecipazione dei cittadini nella discussione e nel confronto”. Cinque le cose che dovrebbe fare il nuovo segretario regionale del Pd: “convocare l’assemblea regionale, immediatamente nominare la segreteria, capire come vincere le amministrative e le europee, sostenere ed incoraggiare ma in autonomia le istituzioni umbre, fare le riforme, penso, soprattutto alla sanità e al lavoro, bisogna dare maggiori opportunità lavorative”.

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