«Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese». Matteo Renzi è nervoso perché le cose non stanno andando come lui pensava e i suoi ultimatum hanno solo l’effetto di bloccare ancora di più la situazione, irrigidendo le posizioni. 

Era stato annunciato il ritiro degli emendamenti alla legge elettorale da parte sia del Pd e che di Forza Italia e invece no. Il Pd ne mantiene tre (soglia del doppio turno, delega al governo per la formazione dei collegi e primarie obbligatorie per legge), mentre Fi tira dritto e li mantiene tutti. La versione ufficiale del presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto (Fi), è che si tratta solo di «maquillage», visto che «nell’ambito del rinnovato dialogo tra due forze politiche lontane, ma vicine nell’interesse del Paese, per noi è essenziale il rispetto di quanto pattuito in via del Nazareno». Ma in realtà è che Berlusconi non è disposto a cambiare nemmeno una virgola dell’Italicum e non vuol sentire parlare né di preferenze, né di alzare la soglia (dal 35% al 38) per accedere al premio di maggioranza, dopo aver dovuto ingoiare il doppio turno (ancorché «eventuale») imposto da Renzi. (il Cavaliere è convinto che ai suoi elettori non piaccia andare a votare due volte). 

Stallo, dunque, mentre in commissione alla Camera restano in vita almeno 250 emendamenti. Tanto che i tempi si allungano ancora: è possibile a questo punto che l’inizio dell’esame nell’aula della Camera della legge elettorale slitti al 30 gennaio (nel ruolino di marcia immaginato dal segretario Pd, era fissato per ieri). Il punto è che si naviga ancora a vista, tra veti incrociati e ricatti dentro e fuori la maggioranza. Guardando anche al “dopo”. Renzi dice «legge elettorale o morte» (del governo), ma per come sono messe le cose potrebbe essere vero pure il contrario: e cioè che fatta la legge, un minuto dopo cade l’esecutivo. Che è ciò che sogna il Cavaliere, anche se la dichiarazione in questo senso di Brunetta (capogruppo Fi alla Camera) è stata smentita da Verdini, che per il Cavaliere sta trattando la materia. Ma chi può fidarsi? Certamente non Alfano (il quale preferisce andare a votare il più in là possibile per avere il tempo di consolidare il proprio movimento e possibilmente non con una legge che lo obblighi ad andare dal Cavaliere con il cappello in mano); e forse neanche Letta, che certo fa buon viso a cattivo gioco, dicendo che sarebbe felice se fosse varata una nuova legge elettorale (però «se c’è l’accordo»), ma guarda con sospetto alle mosse di Renzi, considerato che anche il segretario Dem ha tutto l’interesse a votare subito, con una legge elettorale cucita su misura per lui. 

Naturalmente, Renzi nega e, al contrario, si atteggia a grande stratega e a statista, mostrando di avere a cuore solo l’interesse dei cittadini. Su Facebook scrive: «Adesso tocca al Parlamento. Personalmente non mi farò ingabbiare nelle stanche liturgie della politica tradizionale: le carte sono in tavola, nessuno può bluffare. Se qualcuno vuole far saltare tutto, lo faccia a viso aperto e lo spieghi al Paese. Tutto è migliorabile, ma l’accordo sulla legge elettorale dopo anni di immobilismo adesso c’è, corrisponde al dettato costituzionale, può far uscire l’Italia dalle sabbie mobili». E manda a dire a Forza Italia: «Il PD ha fatto la sua parte, coerente con le primarie e con il voto della direzione. Abbiamo dato la disponibilità a ridurre il premio di maggioranza per accogliere il rilievo di parlamentari e costituzionalisti (allora non è poi così aderente al «dettato costituzionale, ndr). Ieri ho chiesto ai nostri deputati di ritirare gli emendamenti per evitare ogni alibi sulle divisioni interne». Di conseguenza, «rispetto le motivazioni di chi in queste ore sta disperatamente cercando di bloccare tutto - scrive il segretario del Pd - qualcuno persino in buona fede. Ma fuori dalle stanze dei palazzi c’è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno. E una politica che non decide neanche sulle regole del gioco, non è più credibile su niente». E pazienza se la riforma elettorale non è prioritaria, visto che il porcellum è stato bocciato dalla Corte costituzionale e la legge rimasta in piedi è immediatamente applicabile oltre a garantire il diritto di tutti i cittadini ad essere rappresentati secondo quanto stabilito della Costituzione.

Anche per questo Paolo Ferrero ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, in quanto figura di garanzia e rispetto della nostra legge fondamentale, per chiedergli un incontro a proposito delle «gravi violazioni dei principi costituzionali di rappresentanza democratica proporzionale» relativamente alle elezioni europee e del «grave attacco alla democrazia ed alla rappresentanza popolare fortemente accentuato dai contenuti del recentissimo “patto” sulla modifica della legge elettorale siglato da Renzi e Berlusconi».

Intanto Beppe Grillo lancia sul blog il secondo sondaggio sulla legge elettorale. Oggi gli iscritti certificati votano per il 2/o punto, dopo la scelta tra proporzionale e maggioritario che ha visto prevalere il proporzionale: quello che riguarda i collegi. È possibile scegliere tra: collegio uninominale, collegio unico nazionale o collegio intermedio. Come l’altra volta, sarà possibile votare dalle 10 alle 19.

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