ll novello S. Matteo rottama e resuscita
di Umberto Marini
Karl Marx nei “Manoscritti economici-filosofici del 1844” segnalava che “chi attinge acqua ad un pozzo deve rivolgere un pensiero di gratitudine a chi ha scavato il pozzo”. E questo sarebbe stato il primo doveroso passo da compiere da parte di Matteo Renzi dopo l’investitura a segretario del Partito Democratico. Il giovane sindaco di Firenze che innegabilmente non è da considerarsi uomo di sinistra non ha seguito il suggerimento del vecchio filosofo e politico tedesco e non ha degnato uno sguardo al passato del partito che, con troppa leggerezza, lo ha accolto e sostenuto.
Il suo breve percorso politico lo dice chiaramente e lo confermano le sue idee innovatrici ed i suoi ambiziosi progetti molto personali. Il giovanottello di Rignano sull’Arno, con residenza a Fiesole, ha improntato la sua linea operativa affidandosi ad una filosofia prettamente liberista. I suoi primi intendimenti dimostrano chiaramente che sarebbe stato il miglior erede del Caimano e non certamente quello di Berlinguer. Del resto il Cavaliere, che in quanto ad “olfatto” e spregiudicatezza non è secondo a nessuno, da tempo gli aveva messo gli occhi addosso. Il famoso invito per un the da consumarsi insieme a Villa S. Martino in quel pomeriggio domenicale di un paio di anni fa, evidentemente era stato esteso proprio con la volontà di “tastare il polso” dell’intraprendente giovanotto che gli garbava parecchio per le troppe affinità che li accomuna. Poi è andata come si sa.
In quella occasione Renzi, al quale non mancano certamente prontezza, lungimiranza ed alterigia, ha intravisto la possibilità di lanciare sul tavolo la carta indispensabile per farlo entrare nella Storia. Si è proposto, è stato accettato e una volta arrivato al vertice del partito ha iniziato a dar corso al suo progetto di “rottamazione” emarginando i vecchi dirigenti del Pd, con un comportamento in totale contrasto con quanto consigliava il vecchio Marx. In più ha avuto anche la geniale idea miracolistica di far riemergere dal profondo dell’Inferno un politico quasi ottantenne, interdetto e decaduto, salvatosi per il momento dal “gabbio”, facendogli riguadagnare centralità, gestione della destra ed un insperato ruolo per tornare alla guida del Paese.
Un uomo nuovamente pericoloso che pretende spavaldamente e bizzarramente di salire sul podio per dirigere nuovamente l’”orchestra” con il suo modo donchisciottesco fra corruzioni, malversazioni, truffe, scandali e ricatti. Un uomo che è piaciuto enormemente non solo ai “suonatori” ma anche a gran parte di quel “pubblico” plaudente presente in sala, completamente digiuno di “musica”. E noi?
Siamo purtroppo al richiamo della sirena che annuncia il “si salvi chi può” nel bel mezzo di un mare sempre più minaccioso, prossimi alla deriva, sperando solo in un evento prodigioso. Che non ci attendiamo da parte del nuovo “discepolo ” San Matteo da Firenze, che i miracoli li riserva esclusivamente “pro domo sua”. Fin che dura. Ma durerà? Auguriamoci di no. Di “ ventennio” ne abbiamo vissuti e patiti già due. Possono bastare.




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