di Gian Filippo Della Croce

 

PERUGIA - Non si può certo negare che le primarie siano un importante adeguamento del nostro paese agli standard di partecipazione delle principali democrazie occidentali. Uno strumento che ha consentito per esempio l’ultima volta che è stato utilizzato dal Partito Democratico ( che è anche stato il primo a proporlo in Italia) per la designazione del segretario nazionale del partito,  a circa tre milioni di cittadini di esprimere  il proprio gradimento ai tre candidati in corsa, consentendo altresì di evidenziare un corposo sostegno al candidato e al programma giudicato più innovatore.

Le primarie del PD hanno quindi segnalato la voglia di cambiamento dell’elettorato italiano  ( e non dei soli iscritti al partito), dimostrando come le primarie  aperte ( tali sono state) possano essere uno strumento capace di creare interessi trasversali nell’elettorato . Le primarie vanno fatte comunque? Certamente si, a prescindere dal numero di candidati, ovvero anche in presenza di un eventuale candidato unico,  indire le elezioni primarie per testare il reale consenso degli elettori costituisce sicuramente un grande contributo a quella democrazia partecipativa di cui molto si parla e poco si pratica, inoltre darebbe allo strumento una funzione ben definita che toglierebbe quel senso di precarietà che ancora lo avvolge. Abbiamo usato il condizionale perché c’e’ ancora in giro nonostante il gradimento da parte dell’elettorato, un che di sospettoso, di incerto, nell’uso dello strumento primarie all’interno della classe dirigente dello stesso partito che le ha promosse, ovvero il Partito Democratico, sospetti e incertezze che sono retaggio di quella cultura castale prima responsabile della cesura profonda fra politica e cittadini.

Tanto più risulterebbe incredibile  una rinuncia alle primarie nel contesto della elezione dei sindaci, notoriamente una tornata elettorale legata  più di ogni altra alla scelta individuale degli elettori. Colpisce infatti che si parli di discrezionalità nel loro uso, legato magari ad opportunità del momento o ai timori di qualche candidato o peggio alla volontà di far prevalere comunque scelte cadute dall’alto. Questa contraddizione rischia inevitabilmente di svuotare le primarie di quel grande significato di partecipazione che fa tanto bene alla democrazia, alimentando la sensazione di trovarsi ancora una volta di fronte a quei maneggi così  tanto detestati dai cittadini elettori. Le primarie  perciò non appaiano come una benevola concessione, ma come un diritto per troppo tempo negato e che adesso ha bisogno di essere consolidato, Einstein soleva dire che “non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha creato il problema”, ovvero che gli elettori accettino tutto e il contrario di tutto . 

Condividi